venerdì 3 giugno - Osservatorio Globalizzazione

La Corsica e la rivolta della Francia periferica

In Corsica le proteste contro la rielezione di Macron sono cominciate la sera stessa dell’annuncio della vittoria. Ma già alla fine del primo turno le piazze francesi avevano espresso la loro insoddisfazione con tumulti in diverse città. 

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Marine Le Pen né Emmanuel Macron infatti sono stati in grado di convincere lo sfiduciato elettorato transalpino. Non è un caso che il presidente francese abbia vinto semplicemente perché era il candidato “meno impresentabile”. La leader del Rassemblement National è finita vittima ancora una volta di quella conventio ad excludendum che l’aveva già bloccata nel 2017. 

Quest’anno è stato decisivo Mélenchon. Il volto della France Insoumise ha raggiunto un risultato storico ma si è dovuto arrendere al primo turno. Mèlenchon ha quindi fatto un appello per non bloccare la Le Pen, un qualcosa di molto diverso rispetto ad un chiaro appoggio a Macron. 

D’altronde la vera rivale per la sinistra francese è proprio la figlia di Jean Marie. Marine Le Pen è stata capace di fare breccia nei ceti popolari che l’hanno votata in massa, desiderosi di farsi sentire contro il candidato dei centri urbani Macron. Ma un altro fattore è stata l’astensione che ha avuto un ruolo molto importante in entrambi i turni. Nel primo ha toccato il 26%, nel secondo il 28%. Un segnale di come il ballottaggio faccia fatica a rappresentare ancora il volere del popolo francese. Particolarmente alta è stata l’astensione nelle due circoscrizioni in cui è divisa la Corsica. Nel 2017 i votanti erano stati il 54.5% della popolazione, nel 2022 la cifra era calata al 53%. Una caduta contenuta ma comunque preoccupante visti gli scontri delle scorse settimane. Infatti le manifestazioni si sono placate ma il disinteresse dei corsi per ciò che accade a Parigi è aumentato ancora di più e sullo sfondo ci sono anche le legislative del prossimo giugno. Alle presidenziali, almeno nell’isola mediterranea, ha prevalso Marine Le Pen, ma perché? Quali prospettive ci sono con l’elezione di Macron? Cosa vogliono gli indipendentisti corsi? Sono tutte domande a cui è possibile dare una risposta solo dopo un’attenta analisi. 

La parola ai corsi

Per inquadrare al meglio la situazione è dunque necessario sentire cos’hanno da dire i corsi. Le seguenti dichiarazioni sono state rilasciate dal militante di Femu a Corsica, Mathieu Pompa, contattato telefonicamente da chi scrive. Prima però occorre una digressione. Il partito Femu a Corsica è il più importante nell’isola mediterranea e ha obiettivi dichiaratamente autonomisti. Dal 2017 governa il consiglio esecutivo corso di cui è presidente Gilles Simeoni, anch’egli membro di Femu a Corsica. Mathieu Pompa, interrogato sul risultato delle presidenziali, afferma che l’astensione è stata la vera vincitrice delle elezioni. La vittoria della Le Pen non è stata accolta in maniera positiva dal partito indipendentista dell’isola mediterranea. Femu a Corsica infatti ha negato ancora una volta l’appoggio alla leader di Rassemblement National, con cui ci sono troppe differenze ideologiche. Ma allora come si spiega il voto alla Le Pen? Per Pompa i voti al RN si spiegano in una duplice maniera. In primis ci sono stati gli elettori che effettivamente appoggiano la Le Pen. C’è poi invece la componente di protesta. Molti voti sono confluiti verso Rassemblement National perché aveva il merito di non essere Macron. Ed è proprio sul candidato di La Republique en Marche che il discorso si è spostato nel proseguo dell’intervista. Macron ha pagato cinque anni di inattività totale nei confronti delle richieste corse. Nel 2017 Femu a Corsica aveva esplicitamente chiesto di votare per Macron nel secondo turno ma, nel 2022, questo appello diretto non si è ripetuto. Il presidente francese non ha mantenuto nessuna delle promesse sulla Corsica. Pompa sottolinea in maniera particolare il rifiuto di trasferire nell’isola mediterranea i prigionieri politici. Questo era uno dei punti della campagna elettorale di Macron nel 2017. L’impegno non rispettato ha avuto conseguenze dirompenti. L’assassinio di Yvan Colonna, il cui avvocato era Gilles Simeoni, ha causato proteste in tutta l’isola. Le manifestazioni sono state considerate legittime da Femu a Corsica nonostante la condanna degli eccessi violenti. Rimane il fatto che l’omicidio di Colonna sia stato inaccettabile da tutti gli indipendentisti corsi e il dito è puntato contro Parigi. La soluzione, per Pompa e per il partito, rimane il dialogo e il lavoro. Tuttavia non si possono considerare soddisfatti dalle risposte della controparte. 

Il ministro dell’Interno Darmanin non ha dato seguito alla riunione avvenuta dopo gli scontri seguiti all’omicidio di Yvan Colonna. Dopodiché Pompa ha risposto a una domanda riguardante le legislative. La Corsica è divisa in 4 circoscrizioni, ogni circoscrizione elegge un deputato dell’Assemblea Nazionale e l’obiettivo di Femu a Corsica è di vincere in tutta l’isola. Ad oggi i rappresentanti dell’indipendentismo corso sono tre su quattro, due su tre sono membri di Femu a Corsica. 

Pompa ritiene l’Assemblea Nazionale decisiva perché è in quella sede che si possono tutelare meglio gli interessi della Corsica. Pompa fa l’esempio del riconoscimento della tragedia di Furiani, 5 maggio 1992, come giornata di lutto ufficialmente dichiarata da Parigi. Pompa ha poi risposto a una domanda riguardante la definizione di “autogoverno” per la Corsica. I movimenti indipendentisti vogliono uno statuto d’autonomia simile a quello di Sicilia e Sardegna ma che riconosca anche le specificità della Corsica. Quest’ultima è l’unica isola mediterranea senza uno status speciale e ciò non è più accettabile per gli indipendentisti. Le autorità centrali francesi devono però tenere conto anche della storia corsa e del suo particolarismo linguistico, caratteristiche che devono far prendere decisioni più significative agli amministratori francesi. 

Il futuro della Corsica

Le parole di Mathieu Pompa sono altamente indicative. In Corsica domina la protesta, sia essa espressa tramite il voto o con le proteste. Proprio queste ultime vengono legittimate, anche nella loro componente più violenta, dalla sostanziale sordità di Parigi. Macron non ha mantenuto le promesse e la conseguenza è stata la debacle elettorale nell’isola mediterranea. Ma i corsi non hanno bocciato solamente il neo presidente, hanno respinto l’intero sistema politico francese in blocco. Mélenchon non ha sfondato così come Zemmour, i voti alla Le Pen sono stati di protesta e non dettati da una vera aderenza al suo programma. Macron è riuscito a passare da catalizzatore delle speranze degli indipendentisti a nemico numero uno. Così è logico affermare che a vincere in Corsica sia stata l’indifferenza, se non l’ostilità, nei confronti del Continente. Ma c’è anche un altro ragionamento da fare. Come si comporterà Macron? Lui e Darmanin hanno promesso alla Corsica una certa autonomia. Da parte corsa quest’ultima significa il riconoscimento di diritti politici speciali, la protezione di lingua e cultura corsa e il potenziamento dell’autogoverno. Il ministro dell’Interno e Macron invece non hanno ancora ben chiaro cosa fare. 

I rischi che corrono di conseguenza sono molteplici. In primis nuovi, duri, scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Inoltre, ritardando ancora la negoziazione di una certa autonomia, Macron e Darmanin sfiducerebbero ancora di più i partiti indipendentisti corsi ancora disponibili a trattare con il governo centrale. L’effervescenza della situazione politica corsa non può escludere nemmeno l’utilizzo di strumenti più violenti. La lotta armata appartiene alla tradizione dell’isola mediterranea e parecchie sigle nazionaliste che la praticavano si sono riattivate nell’ultimo periodo, anche se per ora solo a livello propagandistico. Sullo sfondo rimane inoltre la sfaccettata e diffusa mafia corsa. Un’organizzazione potente, con ramificazioni anche sul continente, soprattutto a Marsiglia, e la cui struttura interna è un rebus ancora irrisolto. Sono tutte questioni da monitorare con particolare attenzione. È certo che Macron abbia sulla sua scrivania il dossier della Corsica ma si corre il concreto pericolo che la situazione dell’isola mediterranea venga messa in secondo piano rispetto alla guerra in Ucraina e al separatismo islamico. Ciò significherebbe soffiare sul fuoco della protesta e aprirebbe scenari inediti per lo sviluppo della Corsica.In conclusione, è chiaro il sentimento di frustrazione e delusione che aleggia nell’isola mediterranea. Ciò rende l’enigma di difficile risoluzione per Parigi. Ma sembra anche che manchi la volontà di impegnarsi in un discorso serio e costruttivo con gli attori sociali corsi. L’autonomia non è nella tradizione statuale francese e forse si teme che acconsentire alle richieste corse significherebbe aprire altre spaccature all’interno della Francia. Macron però non comprende che rimandare la risoluzione del problema, lo aggrava. Si è già parlato del fatto che le proteste delle settimane scorse siano state una sorta di battesimo di fuoco per le nuove generazioni indipendentiste. Parigi non può non comprendere le ragioni di questi giovani studenti e non può permettersi di perderle. Tuttavia è esattamente ciò che sta accadendo. Il governo centrale è percepito alla stregua di un oppressore straniero di cui Macron è il massimo rappresentate. In Corsica si gioca dunque una partita decisiva e il fatto che Parigi non ne sembri consapevole è preoccupante.

 




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