martedì 17 novembre - Ermete Ferraro

L’inverno di San Martino

La figura di San Martino - un santo molto noto ma troppo spesso equivocato e strumentalizzato - fa da spunto a questa riflessione sulla contraddizione fra spirito evangelico ed attività militare, la quale spesso ama fregiarsi di simboli religiosi e si ammanta dell'avallo delle istituzioni ecclesiastiche.  Martino di Tours - soldato romano convertitosi alla testimonianza della parola di salvezza di Gesù - è stato infatti un esempio di coraggioso rifiuto di ogni tipo di potere ed onori per mettersi al servizio degli ultimi, prima da monaco e poi da vescovo-pastore. Se dal suo famoso mantello - da lui condiviso con un povero infreddolito quando era ancora un cavaliere pagano - ha preso origine la parola 'cappella', quello che sicuramente ha poco a che vedere con la sua vicenda è la commistione tra istituzione religiosa e forze armate, che ha originato l'Ordinariato-episcopato che presiede gerarchicamente ai 'cappellani' militari. 

Da Marte a Martino

“Se passa un cavaliere con un pennacchio rosso /sull’elmo è san Martino, senza mantello indosso…”. Questi ingenui versi di Renzo Pezzani ci parlano – come in altre poesie filastrocche e proverbi – d’un santo spesso evocato dalle tradizioni popolari, ma in realtà poco conosciuto. Chi, infatti, non ha ripetuto i versi carducciani che ricordano la festa contadina in suo onore (“La nebbia a gli irti colli / piovigginando sale…”), o non ha visto almeno un’immagine che ritrae il santo cavaliere nel gesto di condividere il suo mantello con un mendicante infreddolito? È appena passato l’11 novembre, data che ne commemora la sepoltura ed indissolubilmente legata alla ‘estate di san Martino’, entrata da secoli nella cultura popolare iberofona e francofona, ma presente anche in quella anglosassone.E poi, per uno come me, che vive da sempre a Napoli, la cui collina è dominata dalla splendida facciata della Certosa di san Martino, questo nome suona particolarmente familiare. Ma chi era veramente questo personaggio un po’ fiabesco?

Le narrazioni agiografie raccontano d’un bambino nato nel 316 d.C. in una cittadina della Pannonia (attuale Ungheria) ad un fiero tribuno della legione dei conquistatori romani, che lo aveva chiamato Martino, in onore del dio della guerra. Già da piccolo si era trasferito in Italia, a Pavia, dove al padre era stato assegnato un podere, in quanto veterano. Pochi anni dopo, in forza dell’editto imperiale del 331, fu reclutato in una Schola militare, diventando anche lui un cavaliere a tutti gli effetti. Inviato in Gallia, fece parte della Guardia Imperiale, svolgendovi mansioni di ordine pubblico più che strettamente militari, in quanto il circitor era spesso impegnato in ronde notturne. Fu proprio durante una di esse che, nel rigido inverno del 335, il giovane Martino si sarebbe imbattuto nel mendicante seminudo al quale, secondo l’antica leggenda, avrebbe donato metà del suo bianco mantello di cavaliere.

«All’età di 18 anni, quando donò metà del suo mantello al povero di Amiens, la notte seguente, Cristo gli apparve rivestito di quello stesso mantello: fu allora che decise di farsi battezzare. Terminato il periodo obbligatorio di servizio militare, a 25 anni lasciò l’esercito e si recò a Poitiers dal Vescovo Ilario».[i]

Martino, uno dei santi più venerati nel mondo occidentale, è ricordato principalmente per quel generoso gesto condivisione, ma di solito molto meno si sa dell’austera vita monastica intrapresa dopo la conversione e della sua intrepida battaglia contro l’eresia ariana, condotta dapprima a fianco di Ilario, il santo vescovo di Poitiers e, dopo il 371, come vescovo di Tours, nella regione centrale della Loira. Quasi forzato a questo incarico da clero e fedeli che lo avevano scelto come loro pastore, continuò comunque a vivere come prima la sua rigorosa vita monacale di preghiera condivisione ed evangelizzazione, lontano da onori ed occupazioni mondane e costantemente attento ai più poveri e derelitti.

«Per san Martino, amico stretto dei poveri, la povertà non è un’ideologia, ma una realtà da vivere nel soccorso e nel voto. Marmoutier, al termine del suo episcopato, conta 80 monaci, quasi tutti provenienti dall’ aristocrazia senatoria, che si erano piegati all’ umiltà e alla mortificazione. San Martino morì l’8 novembre 397 a Candes-Saint-Martin, dove si era recato per mettere pace fra il clero locale. Ai suoi funerali, che si celebrarono l’11 novembre, assistettero migliaia di monaci e monache. I nobili san Paolino (355-431) e Sulpicio Severo, suoi discepoli, vendettero i loro beni per i poveri: il primo si ritirò a Nola, dove divenne Vescovo, il secondo si consacrò alla preghiera».[ii]

Dalla ‘cappella’ ai… ‘cappellani’

Perché questa lunga premessa? A che cosa può servire, oggi, il ricordo di un nobile e santo personaggio vissuto oltre 1620 anni fa? Pochi sanno che alla storia del cosiddetto ‘apostolo delle Gallie’ – patrono dei re di Francia ma venerato devotamente in tanti altri paesi – è direttamente legata una parola neolatina che sentiamo ancora risuonare: ‘cappella’. Essa designava in origine il celeberrimo mantello di san Martino (la piccola ‘cappa’, divisa in due ma miracolosamente tornata integra), una reliquia custodita poi dai sovrani merovingi e carolingi nell’oratorio reale, per questo motivo chiamato ‘cappella’. Tale nome fu utilizzato in seguito per designare non solo gli oratori domestici dei palazzi nobiliari, ma anche chiesette cittadine e rurali, dove ufficiavano sacerdoti denominati appunto ‘cappellani’.

Il fatto è che questo termine fa scattare un campanello d’allarme negli antimilitaristi come me, evocando indirettamente l’istituzione dei ‘cappellani militari’, particolarmente potente nel nostro Paese. 

«L’Ordinariato militare per l’Italia è una circoscrizione personale della Chiesa cattolica, assimilata ad una diocesi ed equiparata ad un ufficio dello Stato; ha giurisdizione su tutti i militari delle forze armate italiane (Esercito, Marina militare, Aeronautica, Carabinieri, insieme alla Guardia di Finanza, in quanto corpo di polizia ad ordinamento militare), sui loro familiari conviventi e sul personale civile in servizio presso le forze armate”. [iii]

Attenzione: non stiamo parlando solo di ministri del culto addetti al servizio spirituale nei confronti del personale militare – come si verifica per altre realtà nazionali e denominazioni religiose – bensì di una vera e propria corporazione, riconosciuta sia come organo giurisdizionale dalle forze armate italiane, sia come diocesi autonoma dalla Chiesa Cattolica. Non si tratta semplicemente del ministero religioso esercitato nei confronti del personale militare, ma di una potente organizzazione gerarchica, le cui radici lontane affondano nella tradizione che, iniziata con i ‘sacerdoti castrensi’ dell’imperatore Costantino e seguita da quella dei ‘monaci-cavalieri’ medievali, s’interruppe con la Rivoluzione Francese ma fu ripristinata dalla Restaurazione e, in tempi recenti, ratificata dai concordati che regolano i rapporti fra Chiese e Stati.

«La giurisdizione dell’Ordinario militare è personale, ordinaria, propria ma cumulativa con quella del Vescovo Diocesano. Così i cappellani hanno diritti e doveri dei Parroci e giurisdizione cumulativa con le parrocchie locali. Il Presbiterio è formato da sacerdoti concessi da Vescovi Diocesani e Superiori Religiosi, ma prevede altresì l’erezione di un Seminario proprio con alunni da promuovere ai Sacri Ordini per l’Ordinariato militare […] L’Ordinariato Militare in Italia è regolato dagli accordi concordatari tra la Santa Sede e lo Stato Italiano, dalla legge statuale che disciplina il servizio di assistenza spirituale alle Forze armate, dalla Costituzione apostolica Spirituali ‘Militum curae’, dagli Statuti, dal Codex Iuris Canonici per quanto non viene espressamente stabilito nelle prescritte disposizioni ».[iv]

Ebbene, fra i Patroni dei corpi militari – dalla Beata Vergine Maria agli arcangeli Michele e Gabriele, fino a martiri ed altri santi, come Sebastiano, Giorgio, Marco, Maurizio, Giovanni da Capistrano etc. –compare ovviamente il nostro Martino di Tours, nominato d’ufficio patrono della Fanteria, sebbene nella sua vita precedente la conversione fosse un cavaliere. Ma non è certamente questa la contraddizione più grave…

Croci e stellette: l’insostenibile pesantezza d’un compromesso

In due miei precedenti articoli [v]avevo già affrontato la spinosa questione della compatibilità dello spirito evangelico – caratterizzato dalla fraternità, dall’amore anche per i nemici e dalla designazione come ‘beati’ dei costruttori di pace – con un’organizzazione integrata, di fatto, nella logica autoritaria, gerarchica ed indiscutibilmente violenta delle forze armate, e per di più resa parzialmente ‘autocefala’ all’interno della Chiesa Cattolica. A tal proposito, credo opportuno citare di nuovo le parole del missionario comboniano padre Alex Zanotelli, il quale sottolineava proprio come si tratti di un’istituzione:

«…in chiaro contrasto con il magistero di Papa Francesco contro la guerra e in favore della nonviolenza attiva. Ma è in contrasto soprattutto con il Vangelo perché l’Intesa integra i cappellani nelle Forze Armate d’Italia sempre più impegnate a fare guerra “ovunque i nostri interessi vitali siano minacciati”, come recita il Libro Bianco della Difesa della Ministra Pinotti. […] E per fare questo, c’è bisogno di armarsi fino ai denti, arrivando a spendere lo scorso anno in Difesa 25 miliardi di euro, pari a 70 milioni di euro al giorno. Tutto questo è in profondo contrasto con quanto ci ha insegnato Gesù. Per cui diventa una profonda contraddizione avere sacerdoti inseriti in tali strutture».[vi]

Tornando al nostro Martino di Tours, la contraddizione più stridente sicuramente non è quella che l’Esercito Italiano e quello francese lo abbiano impropriamente dichiarato patrono dell’arma della Fanteria, ma piuttosto che si tratta d’un grottesco capovolgimento del senso della sua storia. Quello che il padre legionario aveva chiamato ‘piccolo Marte’, dopo il forzato servizio militare – svolto peraltro con modalità più che altro ‘civili’ e con fraterno spirito di condivisione – si era convertito al cristianesimo, lasciando oneri ed onori delle armi e dedicandosi esclusivamente all’evangelizzazione, alla carità ed alla preghiera. Ma non si era trattato solo di rinnegare l’istituzione militare e l’imperialismo romano. Le fonti agiografiche [vii]ci raccontano di uno zelante catecumeno e missionario, poi di un umile e rigoroso monaco e infine di una persona che accetta di diventare vescovo solo per spirito di servizio, espungendo dal suo incarico ogni sovrastruttura autoritaria, mondana e gerarchica.

«Martino assolve le funzioni episcopali con autorità e prestigio, senza però abbandonare le scelte monacali. Va a vivere in un eremo solitario, a tre chilometri dalla città. […] Se da un lato rifiuta il lusso e l’apparato di un dignitario della Chiesa, dall’altra Martino non trascura le funzioni episcopali. A Tours, dove si reca per celebrare l’officio divino nella cattedrale, respinge le visite di carattere mondano. Intanto si occupa dei prigionieri, dei condannati a morte; dei malati e dei morti, che guarisce e resuscita».[viii]

Ecco perché, dopo 16 secoli, ricordare Martino come marziale cavaliere ed acclamato vescovo, quindi, significa far torto alla sua vera santità, radicata nel messaggio evangelico della carità fraterna, del magistero dell’esempio e del rifiuto di ogni potere che non fosse servizio. Ricordarlo oggi come il santo patrono di granatieri, bersaglieri, alpini, paracadutisti e lagunari è quanto meno improprio, così come lo stridente ossimoro originato dal mettere insieme il Vangelo di Cristo, Principe della Pace, e la gerarchica organizzazione di chi mescola disinvoltamente croci e stellette, clergyman e mostrine, rosari e medaglie…


Note

[i] “San Martino, il vescovo che con il dono del mantello fece rifiorire l’estate”, Famiglia Cristiana (11.11.2020) > https://m.famigliacristiana.it/articolo/san-martino-il-vescovo-che-con-il-dono-del-mantello-fece-fiorire-l-estate.htm

[ii] Ibidem

[iii] “Ordinariato militare per l’Italia” in Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Ordinariato_militare_per_l%27Italia

[iv] “Storia dell’Ordinariato”, in Ordinariato Militare per l’Italia > http://www.ordinariatomilitare.it/diocesi/storia/storia-dellordinariato/

[v] Cfr. Ermete Ferraro, “Pregare per l’unità dei cappellani militari?” (30.01.2020), Ermete’s Peacebook > https://ermetespeacebook.blog/2020/01/30/pregare-per-lunita-dei-cappellani-militari/ e, Idem, “Riforma ‘mimetica’ per religiosi con le stellette” (15.03.2020), Ermete’s Peacebook > https://ermetespeacebook.blog/2020/03/15/riforma-mimetica-per-religiosi-con-le-stellette/

[vi] Alex Zanotelli, “No ai 10 milioni di euro dello Stato per i cappellani militari”, MicroMega (16.03.2018) > http://temi.repubblica.it/micromega-online/no-ai-10-milioni-di-euro-dello-stato-per-i-cappellani-militari-appello-al-papa-di-padre-zanotelli/

[vii] Fra le fonti più antiche: Severo Sulpicio, Vita Martini e Venanzio Fortunato, Vita di S. Martino di Tours; fra le agiografie più recenti, troviamo quella scritta da san Giovanni Bosco (Torino, 1855) > http://www.donboscosanto.eu/oe/vita_di_san_martino_vescovo_di_tours.php

[viii] Cristina Siccardi, “San Martino di Tours”, Santi e Beati > http://www.santiebeati.it/dettaglio/25050




Lasciare un commento