giovedì 25 novembre - Laura Tussi

L’indifferenza del movimento pacifista

La solidarietà per Daniel Hale e la campagna Guantanamo vanno avanti. La reazione della società civile di fronte a queste violazioni dei diritti umani è flebile. Qualche ingranaggio si è rotto nei meccanismi di attivismo e solidarietà
L’associazione PeaceLink ha lanciato due campagne con il medesimo filo conduttore: i diritti umani. La prima è centrata sulla prigione americana di Guantanamo, e viene chiesta la chiusura. La seconda è per la liberazione di Daniel Hale, lo specialista di intelligence che ha rivelato l'uccisione di civili con i droni USA.

La campagna per la liberazione di Daniel Hale si basa su un gruppo di supporto simile a quello di Julian Assange. Come Assange anche Hale ha condiviso informazioni molto delicate di ambito militare e attualmente sta pagando con il carcere l'aver documentato gli omicidi di civili innocenti tramite strike di droni.

La campagna Guantanamo registra attualmente circa 850 adesioni individuali e il sostegno di oltre cinquanta associazioni. Vede inoltre la partecipazione di nomi noti dell'attivismo pacifista e nonviolento a livello nazionale: da Moni Ovadia, a Vittorio Agnoletto, ad Alex Zanotelli e molti altri.

Il filo conduttore di queste tre campagne consiste negli abusi commessi dagli Stati Uniti in violazione della Convenzione di Ginevra e della Dichiarazione Universale dell'ONU sui diritti umani.

Le campagne lanciate da PeaceLink mirano alla liberazione di persone innocenti o a garantire processi equi. Il potere politico-militare vuole oggi zittire i testimoni delle nefandezze militari contro i diritti di innocenti. La voce dei testimoni - come Assange e Hale - ci consentono di conoscere la verità nel mondo molto poco trasparente della guerra. La loro caparbia e il loro sacrificio sono ammirevoli.

Dopo l’11 settembre 2001 la guerra del terrore al terrorismo ha reso "legale" la violazione dei diritti umani e la persecuzione contro tutti coloro che rivelano la verità, contro le menzogne e le falsità della guerra.

Occorre portare a conoscenza dell’opinione pubblica queste violazioni.

Occorre fare pressione su tutta la politica, affinché prenda posizione netta contro tutte queste gravi ingiustizie e atrocità ai danni delle persone e dei loro diritti inalienabili.

Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink, ha preso contatti con il gruppo Italiani per Assange e con Statunitensi per la pace e la giustizia.

La campagna Guantanamo e la campagna Assange riguardano due realtà che si richiamano a vicenda. Infatti Assange ha rivelato con WikiLeaks tutte le schede dei prigionieri di Guantanamo e ha reso note tutte le atrocità che accadono in quel carcere americano. L'obiettivo di questa campagna è il rispetto e la tutela dei diritti umani. Infatti dopo l’11 settembre 2001 è avvenuta la sospensione dei diritti umani in nome della guerra al terrorismo. A Guantanamo i prigionieri non sono salvaguardati dalla Convenzione di Ginevra sulla tutela dei prigionieri di guerra e dei civili e questi sono elementi per cui la Corte Penale Internazionale indaga nei confronti degli Stati Uniti.

Questo importante filo conduttore, i diritti umani, collega Guantanamo e Assange e altre campagne. Riguarda situazioni di denuncia dell’uso dei droni per colpire e assassinare persone innocenti.

Daniel Hale, giovane operatore dell’intelligence USA, ha rivelato l’uso indiscriminato di droni. Ha documentato le uccisioni dei civili con i droni militari. Daniel Hale è un obiettore di coscienza.

Amnesty International interviene su Zaki e Assange, ma non su Daniel Hale.

Ciò che è avvenuto in termini di violazione della vita di innocenti è impressionante ma purtroppo poco conosciuto. E' gravissimo che paghino col carcere i testimoni che hanno rivelato crimini di guerra. Sono casi di coscienza: hanno violato segreti militari per tutelare i diritti umani di innocenti massacrati dalle armi USA.

Per quanto riguarda la vicenda del drone americano che ha colpito un'auto di presunti terroristi dopo la strage di Kabul, Biden ha dichiarato: "Abbiamo dato indicazione di colpire in modo altamente preciso". Invece, al contrario, sono stati colpiti dei civili e il video dell’accaduto è stato analizzato dal New York Times. È stato colpito un ingegnere afgano che collabora con un gruppo di aiuto umanitario americano.

La campagna Guantanamo parte per raccontare la violazione dei diritti degli esseri umani e non si può tollerare che esseri umani siano tenuti in carcere all'infinito senza capi di imputazione e senza difesa legale.

Allora è lecito domandarsi: perché il movimento pacifista non attiva azioni di mediattivismo e di denuncia? Il movimento pacifista nel suo complesso dovrebbe essere presente in continuazione e svolgere una azione nonviolenta e militante di controinformazione su queste situazioni generate dal potere militare. Tutto questo dovrebbe diventare patrimonio delle persone e dei cittadini. Non ci può essere spazio per l'indifferenza.

Purtroppo poche associazioni riportano quanto è accaduto a Daniel Hale.

Eppure è in carcere per aver compiuto un gesto di coscienza. Negli anni ‘60 del Novecento, eventi del genere diventavano patrimonio di milioni di persone e di tutta l'opinione pubblica.

L’evento dell’ingegnere afgano ucciso da un drone non è mai uscito sui vari siti pacifisti. È stata detta una bugia dagli Stati Uniti ma non è stata controbattuta da chi avrebbe dovuto farlo per la propria storia. La diffusa indifferenza del movimento pacifista è un fatto gravissimo. Scopriamo che noi pacifisti, questo tragico accadimento, non l’abbiamo in realtà condiviso, elaborato e fatto nostro.

Forse non fa più parte del nostro stile di attivismo? O dell’impegno e del nostro lavoro di denuncia?

Gino Strada ripetutamente ha denunciato i misfatti di guerra contro i diritti umani. È necessario fare rete perché l’informazione si moltiplichi e si capillarizzi. Gino Strada ha sempre denunciato il potere politico-militare degli Stati Uniti, e non solo, e anche le nefandezze in Afghanistan.

In realtà, quelli attuali sono momenti difficili per l’assenza di valori e ideali. Ci diamo per sconfitti in partenza e certe campagne non le iniziamo neppure.

La reazione della società civile è flebile e qualche ingranaggio si è rotto nei meccanismi di attivismo e solidarietà, non solo del mondo pacifista e nonviolento, ma nell’intera comunità mondiale.

Per questo PeaceLink si schiera per la verità e la trasparenza dell'informazione e per dare una risposta forte e determinata a questa tragica carenza di responsabilità sociale da parte dell'opinione pubblica e, purtroppo, anche di una parte consistente del mondo pacifista.

 



Lasciare un commento