martedì 4 agosto - Laura Tussi

L’eredità dell’ecologismo integrale. Orazio La Corte e la pedagogia della cittadinanza attiva 

La recente scomparsa di Orazio La Corte non rappresenta soltanto la perdita di una figura centrale dell’attivismo ambientale e civile, ma segna anche il passaggio di un testimone ideale a quanti concepiscono l’ecologia come una pratica inscindibile dalla giustizia sociale, dalla partecipazione democratica e dalla trasparenza delle istituzioni.

di Laura Tussi su FARO DI ROMA

Intellettuale militante, saggista e promotore di una cultura della pace, La Corte ha incarnato un modello di ecologismo integrale capace di coniugare l’analisi rigorosa dei fenomeni politici con l’azione concreta sul territorio. Il suo impegno ha lasciato un’impronta profonda nella comunità di Sesto San Giovanni e nel panorama dell’informazione ambientale indipendente, accanto a figure come Monguzzi, Molinari e Pollice.

Al centro della sua riflessione teorica e della sua attività vi è sempre stata la tutela del bene comune, intesa non come semplice conservazione dell’ambiente naturale, ma come difesa dei diritti civili, della legalità e della qualità della democrazia.

La sua opera più nota, *Il sistema Sesto*, scritta insieme a Giuseppe Fabbri e pubblicata nel 2013, costituisce un’importante inchiesta sociologica e politica sulle trasformazioni urbanistiche e amministrative di quello che è stato uno dei principali poli industriali italiani. Lungi dall’essere una semplice cronaca giudiziaria, il volume offre una lucida analisi delle dinamiche del potere, del consumo di suolo e delle ricadute che l’opacità decisionale produce sulla qualità della vita dei cittadini. Per La Corte, denunciare il degrado etico e politico rappresentava il primo, indispensabile passo verso la rigenerazione ecologica e civile di una comunità.

Questa visione si è tradotta in un impegno concreto che ha contribuito a ridisegnare il paesaggio urbano e la coscienza ambientale del territorio lombardo. La fondazione del circolo locale di Legambiente negli anni Novanta e il lungo percorso che ha portato all’istituzione del Parco della Media Valle del Lambro non furono iniziative isolate, ma l’espressione di una coerente pedagogia della cittadinanza attiva. La Corte concepiva lo spazio pubblico come un ecosistema di relazioni sociali e ambientali da preservare dalla speculazione e dall’interesse privato.

Anche la sua esperienza istituzionale, maturata all’interno dei Verdi, testimonia la convinzione che le istanze ambientaliste dovessero tradursi in politiche pubbliche e proposte normative capaci di contrastare gli interessi economici consolidati in nome del benessere collettivo.

L’aspetto forse più fecondo della sua eredità intellettuale risiede nella capacità di creare reti, favorire il dialogo e promuovere una cultura condivisa dell’impegno civile. La collaborazione con emittenti storicamente attente ai temi ambientali e sociali, come Teleambiente, ha rappresentato un prezioso spazio di confronto, di divulgazione e di resistenza culturale. In quel contesto La Corte non si limitò a diffondere il proprio pensiero, ma divenne un generoso mentore e un instancabile compagno di viaggio per studiosi, autori, attivisti, ecologisti e pacifisti.

Attraverso la presentazione di libri, saggi e momenti di dibattito pubblico, contribuì a trasformare il mezzo televisivo in un luogo di formazione civile e di educazione all’ecologia politica, dimostrando come la costruzione di una società più giusta, sostenibile e pacifica richieda un’informazione libera, pluralista e capace di dare voce alle esperienze di cittadinanza attiva.

L’eredità di Orazio La Corte consegna infine una lezione di grande attualità alle scienze sociali e all’attivismo contemporaneo: l’ecologia non è una disciplina settoriale, ma una prospettiva etica che attraversa la politica, l’economia, la cultura e le relazioni umane.

Il suo idealismo, sempre accompagnato da un rigoroso metodo documentale, insieme alla costante ricerca della pace, rimane un punto di riferimento per quanti continuano a credere che la difesa del territorio, dei beni comuni e della partecipazione democratica costituisca uno dei più autentici esercizi di cittadinanza.

Laura Tussi




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