martedì 1 marzo - Osservatorio Globalizzazione

L’azzardo di Putin spinge la Russia in braccio alla Cina?

La brutale escalation delle scorse ore ha mostrato il vero volto dello zar Putin. Nelle prime ore del mattino il Presidente russo parlando alla nazione aveva annunciato la messa in atto di un’importante azione militare in Ucraina.

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 Le sue azioni diametralmente opposte al volto democratico che mostrava nel docufilm del regista storico Oliver Stone, riportano la guerra in Europa, dopo la lunga pax (eccezion fatta per il decennio balcanico). Se le fasi iniziali del conflitto interessavano i separatisti filorussi e l’esercito ucraino per la contesa delle ricche regioni orientali dell’Ucraina (con Donetsk e Luhansk centri nevralgici dell’area), l’attacco di questa mattina a Kiev ha posto degli interrogativi più ampi. La potenza di fuoco scagliata contro il centro del potere politico ucraino ha reso lo scontro di proporzioni più estese coinvolgendo definitivamente l’Occidente. Nonostante i tentativi di mediazione degli scorsi giorni di Macron e Scholz che non hanno sortito effetto alcuno, si è passati ad una messa in opera delle parti in combattimento senza precedenti dal secondo dopoguerra in Europa.

Il Presidente Zelensky parlando alla nazione ha dichiarato che più di 40 soldati ucraini sono morti, specificando che era in corso la ricerca di altre decine di dispersi non ancora identificati. L’acuirsi delle ostilità si riflette anche sui paesi balitici, con la Lituania che ha chiesto alla Nato di invocare l’articolo 4 del patto atlantico che prevede: “Le parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata”.

La Nato, per nome del segretario generale Jens Stoltenberg, aveva comunicato che l’azione offensiva russa sarebbe stata una grande violazione del diritto internazionale e una seria minaccia per la sicurezza del blocco atlantico, e annunciando un’azione più dura dell’alleanza atlantica. Sul fronte delle relazioni internazionali, se la condanna dell’Unione Europea e degli Stati Uniti è pressoché unanime, con un pacchetto di sanzioni in dirittura d’arrivo come annunciato dalla Commissione Europea, la posizione di Israele è meno netta rispetto ai suoi partner. Il Primo Ministro di Israele Naftali Bennett senza condannare esplicitamente l’azione del Cremlino ha dichiarato che la tensione tra Kiev e Mosca è in una nuova e difficile fase, invitando tra l’altro gli oltre ottomila cittadini israeliani residenti in Ucraina di lasciare il paese.

La mancata presa di posizione di Tel Aviv è motivata da due ragioni. In primo luogo, dall’importanza strategica che Mosca gode nella regione mediorientale e dalla sua influenza rispetto ai rapporti bilaterali con l’Iran, nemico storico di Israele. In secondo luogo, dalla presenza degli eserciti russi di stanza in Siria. Non scordiamoci che il territorio siriano è un corridoio strategico per la consegna iraniana di armi e sostegno al gruppo fondamentalista di Hezbollah che esercita un forte ascendente nel sud del Libano.

Mentre sul fronte ucraino il ministro della Difesa Oleksiy Reznikov incitava la popolazione ucraina ad abbracciare le armi per comporre un fronte unito contro la Federazione Russa, dichiarando che “il nemico sta attaccando, ma la nostra armata è indistruttibile”, Zelensky era impegnato in un lungo colloquio telefonico con il suo collega Macron per richiedere un intervento e supporto tempestivo dell’Eliseo. Recentemente Zelensky aveva dichiarato che l’Ucraina era il baluardo dell’Europa dall’aggressione russa. Il tentativo di spostamento degli equilibri geopolitici degli americani ad est della cortina di ferro ha fatto sì che Kiev, romanticamente, prendesse il ruolo di difensore dell’Occidente, che un tempo fu di Vienna durante gli assedi ottomani del 1529 e del 1683.

Di certo, è una lettura affascinante, per alcuni aspetti coerente ma rischia di semplificare una realtà più complessa. La portata della globalizzazione non pone più al centro della contesa la sola Eurasia, e di certo, sarebbe inopportuno relegare il conflitto ad un mero scontro di civiltà tra l’Occidente e l’Oriente, ad una scaramuccia tra i neocapitalisti e i nostalgici del bolscevismo leninista. Attendendo ulteriori sviluppi sarà interessante comprendere il ruolo che eserciterà la Cina. Nelle ultime ore la portavoce del ministro degli Esteri Hua Chunying ha dichiarato che Pechino rifiuta il termine invasione in merito all’azione di Mosca.

È una constatazione interessante, forte dell’accordo suggellato da Putin e Xi Jinping lo scorso 4 febbraio. Nel documento si sostiene l’importanza vitale della Russia di creare garanzie di sicurezza giuridicamente vincolanti a lungo termine in Europa. Non solo, la Cina condivide le preoccupazioni russe dell’espansione della Nato nell’Europa orientale e chiede il rispetto degli interessi nazionali russi in quella regione. D’altro canto, la Russia pare giustifichi l’attivismo cinese nel Pacifico come strategia atta a salvaguardare gli interessi di Pechino contro l’influenza esercitata dagli Stati Uniti nell’area. L’accordo fortemente antiamericano delinea la costituzione di due nuovi blocchi nel mondo, con l’asse sino-russo proteso a riprendere antiche visioni ancestrali, come dimostra l’occupazione dell’Ucraina per parte russa e gli interessi cinesi verso Taiwan, non riconosciuto ancora oggi da Zhongnanhai. 

Foto Wikimedia




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