giovedì 17 luglio 2025 - Gregorio Scribano

L’asticella dell’eta’ pensionabile è troppo alta e l’importo della pensione troppo basso!

In un paese dove la politica sembra parlare di tutto, tranne che dei temi che veramente toccano la vita quotidiana dei cittadini, c’è un silenzio assordante che circonda uno dei diritti più sacrosanti e fondamentali dei lavoratori italiani: la pensione. 

Un diritto che, oggi più che mai, appare un traguardo sempre più lontano, un miraggio difficile da raggiungere. Eppure, quando il governo di centrodestra si è insediato a Palazzo Chigi, aveva promesso, tra le altre cose, di abrogare la famosa Legge Fornero. Due anni e mezzo dopo, nessuna parola, nessun accenno alla tanto agognata riforma, e il sistema previdenziale rimane fermo, come congelato, nell’attesa che la “questione” si dimentichi da sola.

Eppure, è proprio in questo silenzio che si consuma si compie il furto: ci rubano gli anni più preziosi della nostra vita.

Quando si parla di ladri, la mente corre subito a chi ti ruba la macchina, ti scippa in strada o ti svaligia casa. Ma i veri ladri, quelli che rubano più di tutto, sono ben diversi. Non indossano maschere né giubbotti neri, ma giacca e cravatta, e occupano i palazzi del potere. Loro sono i veri ladri del nostro tempo, quelli che ti tolgono qualcosa di più prezioso: una vecchia serena.

Con un tratto di penna ci hanno sottratto anni interi di vita. Non semplici anni, ma quelli che avremmo dovuto vivere in serenità, dopo una vita di lavoro. Andare in pensione a 65 anni non è più un diritto acquisito, anzi, è diventato una chimera. Oggi, con il pretesto di allinearsi all’aspettativa di vita e di sanare i conti dello Stato, si parla di spostare sempre più in là l’età pensionabile, addirittura oltre i 67 anni. E così, la speranza di una vecchiaia tranquilla si trasforma in un vero e proprio incubo.

Ma qui non si tratta di una semplice riforma, qui si parla di bloccare un furto vero e proprio. Un furto che, come tutti i furti, ha le sue vittime: i lavoratori, quelli che hanno costruito questo paese, che ogni giorno si alzano all’alba per portare avanti la macchina produttiva, per pagare tasse e contributi, per far quadrare i conti e per mandare avanti una famiglia. Eppure, il governo, come le opposizioni e i media, sembrano aver dimenticato il tema delle pensioni.

I soldi, lo sappiamo, non mancano mai quando si tratta di salvare le banche, finanziare armamenti, distribuire bonus a chi già ha troppo, o per coprire gli stipendi da sei zeri di manager e dirigenti pubblici. Ma quando si parla di pensioni, quando si tratta di garantire un futuro dignitoso a chi ha lavorato per tutta la vita, la risposta è sempre la stessa: “Non ci sono risorse”.

Eppure, il problema non è l’assenza di risorse, ma la volontà politica di distribuirle in maniera giusta. Perché la verità è che i fondi per garantire una pensione decente ci sarebbero, eccome. Ma preferiscono continuare a privilegiare chi è già ricco e potente, a scapito di chi ha lavorato per tutta una vita.

E c’è un’altra verità che non viene mai detta: l’impoverimento delle pensioni non riguarda solo i lavoratori di oggi, ma condanna anche le future generazioni a vivere in una precarietà senza fine. Come possiamo pensare di garantire una pensione dignitosa a chi, oggi, è costretto a fare i conti con contratti precari, lavori sottopagati e una mobilità che non permette di costruire una vita stabile? Come possiamo pretendere che i giovani paghino i contributi per garantire le pensioni di chi ha lavorato per una vita intera, quando loro stessi non hanno certezze sul loro futuro?

Alla fine, è sempre lo stesso gioco: ci raccontano che l’aumento dell’età pensionabile è “inevitabile”, che la sostenibilità del sistema non permette scelte diverse. Ma sappiamo benissimo che, dietro a queste parole, si nasconde solo l’ennesimo tentativo di spogliare i lavoratori del poco che resta loro. La pensione non è un favore, non è un privilegio, ma il frutto di una vita di sacrifici. E chi nega questo diritto, chi lo “ruba” con la scusa di riforme necessarie e leggi di bilancio, non è un semplice politico: è un ladro, e il suo furto è uno dei più gravi, perché ruba tempo, speranza e, soprattutto, vita.

In un paese che si dice democratico, dove ogni cittadino dovrebbe essere uguale di fronte alla legge, questo è il vero crimine. Non ci rubano l’auto, non ci rubano il portafoglio: ci rubano gli anni più preziosi della nostra esistenza, quelli che non torneranno mai più. Ma dai palazzi del potere nessuna risposta. Solo silenzio. Un silenzio che sa di inganno, di sfruttamento e di tradimento.

Forse è arrivato il momento di rompere quel silenzio. È ora di alzare la voce, di chiedere conto a chi ci ha rubato anni di vita. Non possiamo più rimanere inermi mentre il nostro tempo, la nostra speranza, e la nostra vita ci vengono sottratti con la scusa di riforme necessarie e di vincoli di bilancio. La pensione è un diritto, non un privilegio, e chi ce lo nega è colpevole di uno dei crimini più gravi: essere un ladro di vita.



1 réactions


  • Attilio Runello (---.---.---.18) 21 luglio 2025 02:41

    Una buona notizia è che l’Inps ha concluso lo scorso anno con quindici miliardi in attivo. Nel 2025 la previsione di bilancio prevede che l’Inps riceva 260 miliardi come contributi dei lavoratori dalle imprese. E prevede anche di avere uscite per 325 miliardi La differenza la dovrà coprire lo stato. Si sono portati con la Fornero gli anni di lavoro a 67 anni per uomini e donne per mettere in grado l’Inps di pagare le pensioni. Inoltre si è previsto a partire dai prossimi anni di passare al contributivo. Si stima che con il contributivo le pensioni saranno un po’ più basse rispetto all’ultimo stipendio. E questo forse salverà il bilancio Inps. Molto dipende da quanti saranno i lavoratori in regola per i quali verranno versati contributi. Il dato riportato dall’ISTAT di una crescita dei lavoratori di un milione negli ultimi tre anni è molto positiva. Sono soldi in più che incassa l’Inps. È probabile che il bilancio in attivo dello scorso anno dipenda da questo. E quindi bisogna augurarsi che si proceda in questa direzione. L’aspetto dei diritti proposto dall’articolo è condiviso da tutti. Ma si può ottenere se il bilancio continua a rimanere in attivo. Contare sullo stato che copre gli ammanchi sempre e comunque non è prudente. Lo stato deve pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici, la sanità, la scuola, finanziare gli enti locali e le regioni, i ministeri e tutti gli enti statali. Inoltre le infrastrutture in questi anni vengono pagate con il PNRR, ma questo finirà nei prossimi anni. Inoltre paga gli interessi su un debito pubblico enorme e dal 2032 dovrà iniziare a restituire la metà dei soldi del PNRR, che per metà sono in prestito. Molto chiedono inoltre una riduzione del carico fiscale e sarebbe opportuno ridurre anche il debito pubblico arrivato a più di tremila miliardi. La richiesta di aumento degli stipendi è condivisa. Ma anche una riduzione dei prezzi è auspicabile. Anche il settore delle multe agli automobilisti è diventato insostenibile. Chi non paga subito si trova l’importo che cresce ogni anno e dopo tre anni è moltiplicato per dieci. Rimane sempre pesantissima poi la sanzione per chi non paga subito le cartelle esattoriali sbagliate. Inoltre i comuni da anni trascurano gli alloggi di edilizia pubblica. E per chi vive in affitto nelle grandi città il costo dell’affitto è elevatissimo. In conclusione,: di diritti ne esistono tanti e bisogna fare i conti con i bilanci. I lavoratori chiedono stipendi più alti? Gli imprenditori spostano le industrie all’estero se o carichi fiscali, la burocrazia e gli stipendi sono troppo alti. Un terzo della nostra produzione viene esportata e se i paesi in cui esportiamo non comprano piu o ci aumentano i dazi le aziende chiudono. Pochi hanno capito l’impegno del governo a cercare progetti finanziati da paesi ricchi per le nostre imprese o quello per fare ridurre i dazi - che non riguarda solo gli Stati Uniti.


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