martedì 14 gennaio - Yvan Rettore

L’amore omosessuale

L'amore è un sentimento e come tale comporta delle scelte e degli impegni nei confronti della persona amata.

 
Riguarda due esseri e quindi la loro felicità, serenità, realizzazione ed emancipazione. 
E tutto questo dovrebbe essere rispettato e accettato sia dalle famiglie di origine che dall'insieme della società, perché in caso contrario si pongono un giudizio e una eventuale condanna di stati e situazioni che riguardano esclusivamente le persone formanti una coppia sentimentale. 
 
E questo a prescindere che si tratti di un rapporto eterosessuale o omosessuale. Sarebbe ora che le diversità fossero accettate come normalità in una società che per troppi secoli ha invece bandito e condannato tutti coloro che non aderivano ai "canoni di normalità dominanti" imposti in particolare dalla Chiesa (ma non solo). 
 
Proprio quella stessa Chiesa che predica tanto l'Amore, ma troppo spesso ha messo dei paletti su chi può essere amato e chi no, inserendosi in modo arbitrario e spesso invasivo nelle sfere intime e personali dei fedeli e causando direttamente o indirettamente tante situazioni di depressione, infelicità e frustrazioni in coloro che ne sono stati vittime. 
 
Se si crede davvero nell'Amore, non si possono erigere confini o paletti né imporre restrizioni perché così facendo si rischia spesso di arrecare danni e sofferenze indicibili a chi le subisce. 
Poi un rapporto omosessuale può non piacere e nessuno ci costringe ad apprezzarlo. Però chi siamo noi per condannarlo ed eventualmente reprimerlo? In nome di quale principio? 
 
Violare un sentimento così forte ed importante non si riduce soltanto ad un'azione da condannare fortemente a livello morale, ma corrisponde anche alla violazione palese di una libertà fondamentale di ogni essere umano: la libertà di autodeterminazione di ogni individuo. 
Sarebbe il caso di ricordarselo!
 
Yvan Rettore


1 réactions


  • Persio Flacco (---.---.---.225) 15 gennaio 12:32

    D’accordo, purché la liberazione dalle gabbie morali, spesso ipocrite e violente, non diventi anche "liberazione" dalla nostra più profonda essenza di esseri viventi.
    Il rispetto e l’accettazione della "diversità" non deve diventare rifiuto della "normalità"; la difesa del diritto individuale non deve diventare negazione del diritto collettivo.
    Se nasciamo maschi e femmine, come la maggior parte delle specie viventi, la ragione è che questa specializzazione è la più adeguata alla riproduzione della specie e alla sua perpetuazione, non perché lo ha deciso la Loggia Etero in danno della Loggia LGBTQ+.
    Altrimenti si perde il significato della identità individuale e collettiva in rapporto col mondo.
    L’essere umano: il primate della specie Homo Sapiens, non si è autocreato: le sue radici affondano nelle stelle, come quelle di ogni altro essere naturale, non in qualche trattato di sessuologia o, peggio, in qualche manifesto ideologico.


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