venerdì 14 febbraio - Osservatorio Globalizzazione

L’India vola sulle ali dei Rafale

L’India sta attraversando un periodo di crescita economica inarrestabile e vantando una popolazione molto giovane è destinata a confermare questa rapida ascesa

Con lo scontro che tiene occupate le superpotenze, Cina e l’ambiguo alleato russo da una parte e Stati Uniti dall’altra, New Dehli, forte della sua “ostpolitik all’indiana” che le permette di non rimanere coinvolta nella contesa, vuole ritagliarsi un ruolo da protagonista nello scacchiere asiatico aumentando il proprio soft power nel territorio circostante. Obiettivo che necessita di un’ingente capacità operativa delle forze armate per proiettare e mantenere la propria influenza oltre i confini nazionali. Se da un lato l’esercito è ben equipaggiato ed efficiente è altrettanto vero che urgono miglioramenti nella flotta aerea e nella marina, Arma che negli ultimi anni ha assunto un’importanza strategica sempre maggiore. Per questo motivo i 36 Dassault Rafale acquistati dalla Francia il 23 settembre 2016 rispecchiano la geopolitica di New Delhi. 

I Rafale rispondono a tutte le esigenze del subcontinente asiatico. Innanzitutto, prodotti dall’azienda francese Dassault Aviation con cui vi è già una collaborazione pluriennale che ha portato alla realizzazione di uno stabilimento di produzione a Nagpur e di un centro di ingegneria a Pune, fungono da argine alla dipendenza dall’industria bellica russa. Fin dai tempi dell’Unione Sovietica Mosca ha fornito armamenti bellici di elevata qualità all’apparato militare indiano. I sistemi di difesa contraerea S-400, miglior prodotto di questa tipologia sul mercato internazionale, sono solo l’ultimo di un lungo elenco di acquisti scaturiti da questo liaison interminabile che ha di recente visto un rinnovo di contratto da 14,5 mld di dollari. Aprirsi ad altri mercati tuttavia permette di evitare contraccolpi qualora uno di questi fosse colpito da una crisi. L’India non potrà mai scordarsi il danno subito negli anni novanta a causa del collasso del regime sovietico, principale fornitore di articoli bellici.

Economici, grazie a bassi costi di manutenzione e consumi, e versatili in ogni tipo di missione, i Rafale, aerei dal multiforme impiego sono in grado inoltre di fornire uno straordinario supporto al combattimento grazie alla loro elevata autonomia, al lungo raggio di azione e all’ingente peso che possono trasportare, permettendo l’utilizzo di missili anche a testata nucleare. Queste caratteristiche, aggiunte all’ammirevole abilità di stealth -invisibilità ai radar-, riflettono gli scenari prioritari dell’India. In primo luogo, sarebbe in grado di neutralizzare le difese del Pakistan, eterno rivale, attraverso incursioni difficilmente contrastabili. Tattica perfetta per colpire le basi aeree pakistane, difesa principale di un territorio morfologicamente vulnerabile, quindi per accresce il fattore deterrenza contro possibili attacchi di Islamabad nella strategica quanto contesa regione del Kashmir.

Un’altra ottima qualità dei Rafale è l’efficacia negli attacchi alle navi. Una grande Nazione deve controllare le rotte dei propri rifornimenti e l’asse Pechino-Islamabad sempre più solido e attivo desta parecchie preoccupazioni su questo fronte. Con l’affitto del porto pakistano di Gwadar infatti, la Cina si è assicurata una testa di ponte nel Mar Arabico da cui passa il 95% del commercio indiano e l’83% del greggio destinato al subcontinente indiano. Dunque, oltre a subire un accerchiamento terrestre, New Delhi si ritrova navi battenti bandiera cinese nel cortile di casa. Ecco allora che i gioielli dell’industria aerea francese diventano fondamentali anche per il sostegno all’ Indian Navy che inizia a proiettare il proprio controllo nell’Oceano Indiano, oggetto anche di contesa sino-americana per la rilevanza degli stretti di Hormuz e Malacca che lo delimitano.

Dunque, l’India con questo acquisto ribadisce la sua determinata ambizione di voler giocare da protagonista nel territorio asiatico che la circonda, vitale per la propria affermazione tra gli Stati che contano, ma soggetto alle brame di superpotenze ingolosite dalle potenzialità che esso offre.

Foto: Pascal Subtil/Flickr




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