martedì 10 settembre - Damiano Mazzotti

L’Illuminismo di Pinker e i conflitti sociali

“Illuminismo adesso” è l’ultimo approfondito saggio polivalente di Steven Pinker (Mondadori, 2018, euro 40, 465 pagine effettive).

Il famoso scienziato cognitivo americano ama la razionalità basata sui numeri e nel libro tutte le sue riflessioni sono molto argomentate e documentate. È molto difficile fare una recensione strutturata di un libro così ricco informazioni, quindi mi limiterò a prendere in esame solo alcune questioni basilari, a partire dalle ipotesi sulle principali regole di convivenza all’interno delle prime popolazioni umane. A narrare le relazioni molto conflittuali tra i vari gruppi ci pensano gli storici.

Dal punto di vista antropologico i “I gruppi di cacciatori raccoglitori che ancora esistono e possiamo studiare non sono rappresentativi di un modo di vita ancestrale, perché sono stati sospinti in terre marginali e conducono una vita nomade che rende impossibile l’accumulazione di ricchezza… un fardello fastidioso da portare in giro… Inoltre, mentre i cacciatori-raccoglitori dividono la carne, dal momento che la caccia è, in larga misura una questione di fortuna [e di lavoro di gruppo] e condividere una manna inattesa assicura ciascuno contro i giorni in cui si torna a casa a mani vuote, è meno probabile che venga condiviso il cibo fornito dalle piante, perché la raccolta è una questione di fatica, e una condivisione indiscriminata consentirebbe di mangiare a sbafo” (Pinker, p. 113). Le prime grandi popolazioni agricole si sono basate sulla gerarchia, per difendere l’acqua e il cibo dalle popolazioni confinanti (i gruppi più forti inglobavano i meno forti).

Comunque sarebbe forse molto utile recuperare alcune regole primordiali per stabilizzare una convivenza forzata multiculturale, più o meno caotica, tra popolazioni e nazioni, che con il grande sviluppo globalizzato, delle economie, dei trasporti e delle comunicazioni, rischia di creare relazioni molto conflittuali, prima dal punto di vista economico, poi da quello finanziario e militare. Sarebbe meglio sottolineare che i problemi finanziari vengono quasi sempre prima di quelli militari, e che una guerra verso l’esterno protegge quasi sempre dalle guerre interne (il libro di Pietro Ratto sulla storia militare e finanziaria).

Quasi tutte le convinzioni etiche sono basate su abitudini e convenzioni sociali e religiose, però “Quando persone con diversi retroterra culturali devono accordarsi su un codice morale, tendono a diventare utilitariste” (Joshua Greene, filosofo e neuro scienziato, citato a p. 429). Alla fine dei conti “una filosofia morale che sia vitale per un mondo cosmopolita non può essere costituita da strati di intricate argomentazioni o poggiate su profonde convinzioni metafisiche o religiose” (p. 430). L’idea del benessere individuale e della prosperità sociale dovrebbe risultare quasi sempre la cosa ideale. L’umanesimo e l’utilitarismo col tempo diventeranno due fenomeni quasi gemelli.

In realtà tutte le società umane sono un agglomerato più o meno definito di gruppi e di classi, e in certi momenti alcuni gruppi entrano in forte competizione per il potere economico e politico. In alcune popolazioni con una storia nazionalistica più breve è di solito più facile arrivare alla guerra civile, che però dipende da molti fattori esterni come l’interferenza di un grande Stato (confinante oppure no). Quindi il benessere individuale e la prosperità non sono mai uguali per tutti i gruppi presenti in una singola nazione o in una singola confederazione. Le leggi non sono fatte per tutti.

 

Steven Pinker è docente di Psicologia a Harvard. La rivista Time lo ha inserito tra i cento pensatori più influenti della nostra epoca. Per ulteriori informazioni e video: https://twitter.com/sapinker; www.youtube.com/watch?v=VUDAdOdF6Zg; www.youtube.com/watch?v=piUqV0xo8us (2018).

Per approfondimenti su altri libri: www.agoravox.it/La-voce-della-specie-la-natura.html (2005), www.agoravox.it/Storia-della-violenza-dalla.html (2013); www.agoravox.it/Barzellette-psicologicamente.html (Fatti di parole, 2009); www.agoravox.it/Guerre-violenze-e-processi-di.html (2013); www.agoravox.it/Il-Paradosso-dei-Sessi-le.html (Susan Pinker, sorella di Steven).

 

Nota politica – “Che cos’è l’arte di governare se non la più grande di tutte le riflessioni sulla natura umana?” (James Madison, p. 419). In ogni caso “il tribalismo politico è oggi la forma più insidiosa di irrazionalità” (p. 395). In effetti “le credenze assurde sono segnali più efficaci di fedeltà allo schieramento rispetto a credenze ragionevoli” (John Tooby, antropologo, citato a p. 371). Le opinioni sono simboli di fedeltà culturale: le persone non esprimono ciò che sanno, ma chi sono (Dan Kahan, studioso di diritto, citato a pag. 369). Il caos del presente è l’ordine del futuro.

Nota aforistica – “Dal legno storto di cui è fatto l’uomo non si può fabbricare nulla che sia veramente dritto” (Kant, p. 365); Se sei uno scienziato “non devi imbrogliare te stesso… sei la persona più facile da imbrogliare” (Richard Feynman, p. 402); “Il prezzo reale di ogni cosa è la fatica di ottenerlo” (Adam Smith); “La scienza progredisce funerale dopo funerale” (Max Planck, fisico); “Nel regno delle idee tutto dipende dall’entusiasmo… nel mondo reale tutto si basa sulla perseveranza” (Goethe); “I soldi possono comprarsi tutto, anche la verità ufficiale” (Amian Azzott).

Nota finale – “Il liberalismo classico è arrivato tardi nella storia umana, e le culture tradizionali credono che ciò che due adulti consenzienti fanno in privato le riguardi moltissimo” (p. 429). Dal punto di vista emotivo è l’invidia a regolare le relazioni umane, individuali e sociali. Può esserci l’invidia positiva che spinge all’emulazione e la peggiore invidia negativa che mira a distruggere il concorrente senza ottenere nessun vantaggio diretto se non il piacere della sfortuna degli altri. A questo proposito Pinker cita una vecchia storiella russa che prende in esame due contadini molto poveri. Igor e Boris hanno due piccoli campi delle stesse dimensioni. Però Boris possiede anche una capra pelle e ossa. Igor ogni notte guarda e riguarda le stelle ed esprime sempre lo stesso desiderio: “Desidero che la capra di Boris muoia”. Questa è la vera indivia malevola. L’invidioso in questo caso non ci guadagna nulla. Quindi “da un punto di vista morale, non è importante che tutti abbiano lo stesso, ma che ciascuno abbia abbastanza” (Harry Frankfurt, Sulla disuguaglianza). Se ci concentriamo troppo sulla disuguaglianza economica possiamo maturare un sentimento distruttivo, “quantomeno se ci induce a uccidere la capra di Boris anziché stimolarci a pensare in che modo Igor possa procurarsene una” (Pinker, 2018, p. 109).



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