giovedì 18 marzo - Enrico Campofreda

L’Egitto dei processi eterni condanna Sanaa Seif

L’impegno reiterato e crudele della Corte Suprema Egiziana e del suo dominus, il Procuratore Generale Hamada Sawy fortemente voluto e sostenuto dal presidente golpista Sisi, ha emanato l’ennesima sentenza di carcerazione.

 La firma il giudice Mohammed Kassab e riguarda Sanaa Seif, sorella del noto attivista e pluridetenuto Alaa Abdel Fattah. Le affibbiano diciotto mesi per aver “diffuso false notizie sul Coronavirus nelle carceri, così da seminare panico fra la cittadinanza, compresa quella carceraria (sic) e aver insultato un ufficiale”. La realtà ha visto, il 23 giugno 2020, Sanaa prelevata con la forza da un nucleo di agenti in borghese mentre si recava presso la Procura della Repubblica per depositare una denuncia. L’atto riguardava un’azione violenta subìta da lei stessa e dalla madre davanti alla prigione speciale di Tora. Entrambe avevano attuato un sit-in di protesta perché non veniva concessa loro un’autorizzazione per visitare il congiunto. Un gruppo di donne, probabilmente pagate dall’amministrazione penitenziaria, s’avvicinò alle due e prese a insultarle e percuoterle. Quindi intervennero le Forze dell’Ordine. Sanaa è stata praticamente rapita, portata via su un minibus non identificabile anche perché privo di targa, e comunque un mezzo non ufficiale. Finì nella sede della Security Prosecution, su di lei l’Agenzia di Sicurezza Nazionale ha predisposto un dossier.

L’accusa ha ordinato due mesi di detenzione pre-processuale in attesa del procedimento che è scattato lo scorso 12 settembre. I reati addebitati sono quelli sopra citati. Durante gli interrogatori della polizia e il dibattimento dei magistrati, mentre si susseguivano domande sulla vita privata della giovane donna, era tralasciata la verbalizzazione delle visibili percosse ricevute dalle assaltatrici davanti al carcere, e nel prelevamento forzoso che le è stato inflitto. Ai legali della Seif è stato impedito l’accesso ai verbali delle indagini e ai mandati d’arresto. La detenzione di Sanaa è stata rinnovata con un’inusuale procedura burocratica senza che ci fosse alcuna discussione nelle quattro sessioni dello scorso luglio e agosto. L’alibi addotto dall’accusa: l’impossibilità a partecipare in via precauzionale per la pandemia da Covid. Il quadro di quest’ennesima storia d’oppressione propone un’ulteriore provocazione ai danni degli indomiti familiari dell’attivista Abdel Fattah. Sanaa, che ha finora trascorso nove mesi di reclusione, dovrà scontarne altri otto. In suo appoggio sono intervenute alcune associazioni egiziane che, fra mille difficoltà, proseguono il sostegno alle decine di migliaia di detenuti interni: Centro Nadim, Rete Araba sui diritti umani, Istituto del Cairo per i diritti umani, Comitato per la Giustizia, Centro di Diritti e Libertà Belady, Fronte egiziano per i diritti umani, Iniziativa per la libertà, Associazione per la libertà di pensiero.

Enrico Campofreda




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