giovedì 12 novembre - Riccardo Noury - Amnesty International

Iran, resta in carcere il sufi malato e semiparalizzato

Ieri pomeriggio la comunità mondiale dei diritti umani ha tirato un sospiro di sollievo nell’apprendere che Nasrin Sotoudeh, la più nota avvocata iraniana per i diritti umani, aveva ottenuto il rilascio temporaneo.

Sotoudeh stava scontando una serie di condanne, per un totale di 17 anni di carcere, solo a causa del suo impegno professionale in favore dei prigionieri di coscienza, dei condannati a morte e ultimamente delle attiviste processate per aver protestato pubblicamente contro l’obbligo d’indossare il velo.

Fiaccata da un lungo sciopero della fame, c’è da sperare che Sotoudeh possa riprendersi e avere accesso a tutte le cure mediche di cui ha bisogno e che, soprattutto, quel rilascio diventi permanente.

Behnam Mahjoubi, 33 anni, appartenente alla comunità sufi dell’Iran, resta invece ancora in stato di detenzione ed è un altra persona che in carcere non avrebbe mai dovuto entrare.

Arrestato insieme ad altre centinaia di manifestanti durante le proteste scoppiate a Teheran il 19 e 20 febbraio 2018 e rilasciato dopo un breve periodo di detenzione, nell’agosto 2019 Mahjoubi è stato condannato a due anni di carcere dalla sezione 26 del Tribunale rivoluzionario di Teheran per “raduno illegale” e “attentato alla sicurezza nazionale”.

Da quando nel giugno 2020 ha iniziato a scontare la pena nel carcere di Evin, a Mahjoubi sono state negate le cure per gli attacchi di panico di cui soffre, nonostante i familiari si fossero detti disponibili a fornirli. Sonniferi, solo sonniferi, in carcere non c’era altro.

A seguito del peggioramento delle condizioni di salute, anche a causa di una caduta durante un attacco di panico che lo ha reso paralizzato da un lato del corpo, il 27 settembre Mahjoubi è stato trasferito e ricoverato contro la sua volontà presso l’ospedale psichiatrico “Aminabad”, nella località di Razi.

In segno di protesta, Mahjoubi ha iniziato uno sciopero della fame. Durante il ricovero (sei giorni e cinque notti), ha subito torture, violenze fisiche e psicologiche e trattamenti medici che lo hanno reso a lungo incosciente.

Rientrato nel carcere di Evin ha iniziato a perdere gradualmente la percezione fisica del suo corpo, a tal punto da non poter più alzare dalla branda.

Nonostante le autorità sanitarie abbiano dichiarato che debba essere rilasciato a causa del disturbo di cui soffre e delle preoccupanti condizioni fisiche in cui versa, non compatibili con la detenzione in carcere, per essere adeguatamente curato in una struttura ospedaliera, Mahjoubi resta in prigione.




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