lunedì 16 novembre - Riccardo Noury - Amnesty International

Iran, campione paralimpico rischia la pena di morte per aver criticato le norme anti-Covid

Trovo ipocrita chiudere le palestre e consentire i pellegrinaggi al santuario dell’imam Reza”.

Un’opinione legittima, innocente e che potrebbe essere anche logica. Ma per quell’opinione pubblicata sul suo profilo Instagram Reza Tabrizi, medaglia d’argento in bodybuilding alle Paralimpiadi della Nuova Zelanda del 2011, rischia la pena di morte.

Tabrizi è agli arresti nella sua città natale, Mashad, dove i luoghi sacri restano aperti e gli impianti sportivi sono stati chiusi. Per l’ala dura del regime iraniano, è un “fantoccio” del presidente francese Emmanuel Macron.

Secondo il capo delle milizie Basij iraniane, Morteza Mustafazadeh, che a sua volta ha una pagina Instagram, “costui ha pubblicato un minaccioso insulto, ritenendo che in un paese retto dalla nostra fede religiosa potesse fare tutti i danni che gli pareva. Grazie a Dio, è dietro le sbarre”. Post concluso con la richiesta di condannare Tabrizi alla pena capitale.

Mi scuso con tutti i miei amici e i miei fan. L’amore per le figure sacre del nostro paese scorre nel sangue della mia famiglia. Mi dispiace se, in un momento di negligenza, ho urtato i vostri sentimenti. Vogliate accettare le mie scuse sincere e la mia richiesta di perdono”, ha dichiarato Tabrizi poco dopo l’arresto.

Basterà per evitargli la forca?

(La foto è di Masih Alinjead)




Lasciare un commento