lunedì 15 febbraio - Riccardo Noury - Amnesty International

India, s’intensifica la repressione contro i contadini e i dissidenti

In India non si è ancora fermata la repressione delle proteste contro l’emendamento alla legge di cittadinanza che già sono in pieno svolgimento tattiche brutali – come la legge sulle sommosse e quella sulla prevenzione delle attività illecite – per sedare quelle dei contadini contro leggi palesemente “anti-agricole”.

I luoghi delle proteste assomigliano a zone di guerra: la polizia ha eretto barricate in filo metallico e blocchi di cemento e pietra, ha disseminato migliaia di chiodi lungo le strade e ha bloccato l’accesso ai bagni chimici allestiti dai contadini, impedendo così agli addetti alle pulizie di rimuovere i cumuli di rifiuti in aumento e generando preoccupazioni sulla diffusione di malattie infettive. I servizi Internet sono stati più volte sospesi nei principali luoghi di protesta di Delhi e in molte aree confinanti.

I gruppi organizzati di contadini sostengono che dal 26 gennaio, festa della repubblica e giorno della parata dei trattori, siano scomparse oltre 100 persone. Almeno 120 persone sono state arrestate lo stesso giorno nella capitale Delhi.

Sono almeno otto i giornalisti e gli esponenti politici sotto inchiesta solo per aver dato voce alle proteste dei contadini. Le accuse a loro carico vanno dalla diffusione di notizie errate all’incitamento alla rivolta.

Il 1° febbraio centinaia di account indiani di Twitter, tra i quali quelli che appartengono a siti web di informazione, ad attivisti e attori sono stati sospesi per oltre 12 ore, dopo che il governo aveva dichiarato che gli utenti stavano postando contenuti che incitavano alla violenza, per il loro utilizzo dell’hashtag #FarmersProtests. La sera stessa Twitter ha rivisto la propria decisione.

Tuttavia, dopo due giorni, il 3 febbraio, il governo indiano ha notificato un avviso a Twitter affinché applicasse l’ordine di rimozione di contenuti e account correlati agli hashtag legati alle proteste degli agricoltori. Durante la stessa giornata, numerosi mezzi di informazione hanno denunciato che la polizia stava impedendo l’accesso dei giornalisti ai luoghi delle proteste.

Ormai, in India, la repressione del dissenso è arrivata a un punto tale da lasciare poco spazio alla possibilità di esercitare diritti umani quali il diritto alla libertà di espressione, associazione e riunione pacifica.

 




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