giovedì 8 ottobre - Riccardo Noury - Amnesty International

India, le prove della repressione delle proteste degli “scarafaggi”

Attraverso testimonianze oculari e prove fotografiche e video sottoposte a verifica, Amnesty International ha ricostruito l’operato illegale delle forze di polizia dell’India dispiegate nella seconda metà di luglio per reprimere la marcia “Chalo Sansad”, organizzata nella capitale Delhi dal Partito del popolo degli scarafaggi, il movimento nato sul web alcuni mesi fa dopo l’annullamento dei test nazionali per l’ammissione ai corsi di Medicina.

 Il nome prende spunto da un insulto rivolto dal presidente della Corte suprema alle persone giovani che protestano in piazza. Le proteste hanno poi portato il ministro dell’Istruzione a dimettersi.

Sia nei comunicati ufficiali che durante un’audizione di fronte alla Corte suprema, la polizia di Delhi ha definito “professionale” la gestione della protesta. Ma dalle ricerche dell’organizzazione per i diritti umani è emerso che gli agenti hanno usato pistole caricate con pallini da caccia, gas lacrimogeni a profusione, granate stordenti e manganelli elettrici in un modo che ha violato persino le blande leggi nazionali.

 

La polizia indiana dovrebbe rispettare le “Procedure operative standard per reagire ad agitazioni pubbliche con misure non letali”, che prevedono di dare un preavviso prima passare all’azione. Tutte le testimonianze raccolte da Amnesty International sono state concordi nell’affermare che, prima di aprire il fuoco, la polizia di Delhi non ha dato alcun preavviso.

Secondo gli standard internazionali sui diritti umani, i pallini da caccia non devono mai essere usati in operazioni di ordine pubblico. In Egitto, Iran e, per quanto riguarda l’India, in Jammu e Kashmir, hanno colpito agli occhi persone che manifestavano, arrecando loro danni permanenti.

Altre illegalità sono collegate all’uso delle granate contenenti gas lacrimogeni, che esplodono rilasciando una grande quantità di sostanze chimiche. Se colpiscono direttamente il volto, possono fare molto male. Per questo, gli standard internazionali ne limitano l’uso solo nei casi di violenze gravi e diffuse. In ogni caso, devono essere lanciate seguendo una traiettoria ad arco, che passi sopra i manifestanti.

In otto video si è notato l’uso dei lathis, lunghi bastoni flessibili in dotazione alle forze di polizia indiane. Hanno colpito manifestanti in ogni parte del corpo, anche quando erano a terra senza opporre alcuna resistenza. Il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura ha parlato di un “livello di forza cinetica maggiore rispetto ai tradizionali manganelli” e ne ha chiesto la proibizione.

Infine, in un video si vede un agente di polizia usare un manganello elettrico a contatto diretto col corpo di un manifestante. Si tratta di uno strumento che causa dolori molto forti e di cui gli organismi internazionali chiedono il divieto.




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