mercoledì 4 novembre - Riccardo Noury - Amnesty International

India, l’assalto alla società civile kashmira con la scusa della lotta al terrorismo

Mercoledì 28 ottobre è stata l’ennesima giornata nera nella regione indiana di Jammu e Kashmir. Per tutto il giorno le forze speciali antiterrorismo hanno effettuato raid nelle case e negli uffici di difensori dei diritti umani, giornalisti e gruppi della società civile.

Vittime di queste intimidazioni sono stati, tra gli altri, Khurram Parvez, coordinatore della Coalizione della società civile di Jammu e Kashmir e Parveena Ahanger (nella foto), presidente dell’Associazione dei genitori delle persone scomparse.

Secondo l’Agenzia investigativa nazionale, come sono chiamate le forze speciali antiterrorismo, vi erano “informazioni credibili” che le due organizzazioni stessero usando fondi provenienti dall’interno e dall’esterno dell’India “per finalità di secessione e terrorismo nel Jammu e Kashmir”.

Le due organizzazioni pagano in realtà il prezzo delle loro costanti denunce sulle violazioni dei diritti umani, come la tortura, le esecuzioni extragiudiziali e la detenzione amministrativa a tempo indeterminato.

A settembre, l’Associazione dei genitori delle persone scomparse aveva trasmesso alle Nazioni Unite quasi 40 testimonianze di vittime di detenzione arbitraria e tortura. Un mese prima, nel suo rapporto biennale, la Coalizione della società civile di Jammu e Kashmir aveva denunciato 32 casi di esecuzioni extragiudiziali.

Altri raid hanno riguardato le organizzazioni non governative Athrout e GK Trust e l’abitazione del corrispondente locale dell’Agence France-Presse, Parver Bukhari.

Ricordiamo che la stessa Amnesty International ha dovuto sospendere tutte le sue attività dal 1° ottobre dopo il congelamento dei suoi conti bancari, ordinato poco dopo che aveva diffuso un aggiornamento sulla situazione dei diritti umani in Jammu e Kashmir in cui aveva denunciato, tra l’altro, attacchi e intimazioni nei confronti di 18 giornalisti in poco più di un anno.




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