lunedì 31 agosto - Enrico Campofreda

India, governo infiltrato dai musulmani

Lo scoop lanciato da un’emittente televisiva indiana (Sudarshan tv) vicina alle posizioni estreme dell’hindutva e del suo gruppo maggiormente organizzato - Rashtriya Swayamsevak Sangh - condiziona nelle ultime settimane le discussioni e i commenti di molti analisti: l’Intelligence di Delhi, e lo stesso governo Modi, sarebbero oggetto d’una cospirazione islamica incentrata sull’infiltrazione. 

Non potendo battere il partito di governo, Bharatiya Janata Party, negli ultimi anni tanto forte nelle urne e per le strade, i musulmani penserebbero di conquistarlo dall’interno. E’ una teoria priva di prove, più propaganda che servizio giornalistico - del resto il caporedattore nonché amministratore delegato della tv, tal Suresh Chavhanke, è stato già condannato per faziosità e incitamento alla violenza collettiva - ma tiene comunque banco nel dibattito pubblico. Anche perché storicamente non solamente accesi nazionalisti ma gli stessi indiani liberal rammentano come all’epoca del generale Zia-ul-Haq (che nel 1977 prese il potere con un golpe in Pakistan diventando l’anno seguente presidente), la nazione confinante, storica avversaria di Delhi, adottò una strategia volta a indebolire i vicini. Con attentati compiuti da agenti dei servizi (la chiacchieratissima Inter-Service Intelligence) e da formazioni fondamentaliste islamiche finanziate e addestrate da Jalalabad. Dunque, uno spettro passato esiste.

Con tanto di riferimenti a posizioni moderate, aperte alla presenza di elementi non hindu nel Bjp, come quella dell’esponente e fondatore del partito, Atal Bihar Vajpayee, che fu primo ministro nel 1996, nel 1998 e per l’intero mandato dal 1999 al 2004. Pur col rilancio dei sospetti di cospirazioni esterne d’ispirazione confessionale (una riguardava influenze e complotti Vaticani) furono gli avvenimenti del 2002 nello Stato del Gujarat a accendere il clima nel Paese e orientare il Bjp verso una totale appartenenza ‘arancione’. In quel febbraio un treno di pellegrini hindu fermo nella stazione di Godhra prese fuoco, morirono 59 persone. Precedentemente c’era stata una colluttazione fra hindu e musulmani e quest’ultimi vennero accusati d’aver incendiato il vagone ferroviario. Una successiva indagine della magistratura dimostrò che le cause erano endogene: era stato un fornello acceso per riscaldare del cibo a sviluppare le fiamme nella carrozza. Ma nella cittadina e poi nell’intera regione del Gujarat la comunità hindu attaccò i musulmani, uccidendo e bruciandone abitazioni. Le vittime furono migliaia. Il premier di quello Stato indiano era Narendra Modi che non mosse un dito per fermare le violenze anti islamiche. Vajpayee avrebbe voluto rimuovere Modi, però la componente più fondamentalista interna ai vertici del Bjp, che cresceva a dismisura, glielo impedì.

La svolta intrapresa dal partito, sempre più hindu e anti minoranze, porterà Modi ai vertici interni e, dal 2014, a conquistare il governo. Eppure fra consiglieri e ispiratori del suo corso politico c’è stato chi sul fronte estero gli ha indicato la via di accomodamenti col mondo arabo, specie dalle parti del Golfo, monarchie piene di petrodollari, fonti energetiche di cui l’economia indiana necessita e orientamenti securitari nella realpolitik islamica. I canali si sono aperti verso i Saud. Comunque il fronte interno e la politica estera, che spesso si condizionano, possono mantenere approcci distinti. Lo Stato-continente già in flessione economica nel corso del 2019 vive una palese difficoltà con una caduta del Pil a percentuali che non registrava da quarant’anni. 5.1 dicono gli analisti, cifra che farebbe sorridere qualsiasi occidentale, ma per l’India che correva e rincorreva la Cina la frenata è evidente. Ancor più dallo scorso marzo a seguito della pandemia, dura nel colpire (3.5 il dato degli infettati che pone l’India al terzo posto nella graduatoria mondiale del Covid-19). Da qui chiusure che proseguono o riprenderanno negli Stati che avevano liberato le persone, non gli affari rimasti in ribasso. Perciò la ricerca di problemi, di capri espiatori reali o presunti, con nuovi temi che richiamano vecchi fantasmi, può risultare utile.

Enrico Campofreda

 

 




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