giovedì 26 gennaio - Enrico Campofreda

India: Gandhi contro Modi, l’alternativa all’intolleranza

Corroborati dalla folle idea del marciatore Rahul Gandhi di avvicinare l’India reale lungo tremilacinquecento chilometri percorsi a piedi, impresa diventata un movimento definito 'Bharat Jodo Yatra', il Partito del Congresso (NC) cerca linfa nuova che servirà a costruire la nuova politica indiana. 

Almeno così sperano i maggiorenti del partito. Un gruppo che deve svecchiarsi, non solo come età, ma per lo stesso passato d‘appartenenza familiare. In questo Rahul non è affatto un modello: è un uomo di mezza età e proviene dal clan che ha orientato, nel bene e nel male, le sorti indiane e del gruppo politico dov’è cresciuto, che era del bisnonno Nerhu, della nonna Indira, del padre Rajiv. Una dinastia. L’India raccontata dai parenti, che in parte si conserva, il cinquantaduenne Rahul ha voluto guardarla negli occhi dallo scorso settembre. Sulle strade polverose di villaggi lontani dai lussi della Delhi del potere; nelle campagne remote dove lavora circa la metà della manodopera d’una nazione proiettata fra le grandi del mondo. Nelle affollatissime bidonville che in ogni metropoli affiancano le luci e l’high-tech, non disponendo di energia elettriche e in molti casi, ancor’oggi, neppure di servizi igienici. L’immersione nel Paese vero dei dolori e degli afrori è l’unico modo per lanciare la rincorsa alle politiche del 2024 nelle quali il Partito del Congresso cerca un riscatto, avendo l’ambizione di poter dominare alcuni dei punti fermi dell’agenda del Bharatiya Janata Party, al governo dal 2014. Quest’agenda prevede un ulteriore lancio economico per far fronte alla sfida globale (nell’anno in corso l’India avrà la presidenza del G20), e in attesa di fronteggiare, almeno nelle intenzioni, Stati Uniti e Cina, punta a essere il polo d’aggregazione delle economie in crescita del Sud del mondo. Il noto boom demografico gioca a suo favore anche in ambito lavorativo: le statistiche indicano in 900 milioni i lavoratori indiani, nella quasi totalità giovani, anglofoni, digitalizzati. Un esercito potentissimo sul fronte di produzione e servizi, anche altamente tecnologici. La contraddizione vissuta, per l’ambigua condotta del governo Modi incentrato sul fanatismo religioso che polarizza il Paese, è incarnata da un calo d’investimenti esteri, già messi in difficoltà dal duro biennio di pandemia di Covid 19.

Con ciò una gran quantità di forza lavoro competitiva si ritrova, o può ritrovarsi, disoccupata con ricadute sulla stessa economia che subisce stagnazione. Eccolo un terreno di confronto con l’avversario politico, che può risultare fruttifero se si riescono ad avere proposte alternative riguardanti prospettive e aspettative, salari e futuro rispetto ai richiami identitari, peraltro in chiave fondamentalista e razzista, reiterati dagli arancioni del Bjp. Certo i richiami orgogliosi alla fase d’indipendenza nazionale che Nerhu guidò in prima persona risultano scoloriti, non solo le nuove generazioni, ma gli individui di mezza età come Rahul hanno conosciuto solo un’India in crescita, con mille problemi, ma proiettata verso il futuro. I richiami socialisteggianti sono anch’essi tramontati in virtù della crisi internazionale di quest’ideologia, non gli ideali egualitari e paritari che il gruppo dirigente del NC torna a proporre. Il suo nazionalismo incentrato sull’umanità può essere una sollecitazione davanti al nazionalismo per soli hindu proclamato dal partito di maggioranza, secondo una visione esclusivista che non considera cittadini i fedeli di altre religioni (200 milioni di musulmani, 70 milioni di cristiani) e lascia i laici in un limbo nel quale decidere con chi schierarsi, con il bene e la tradizione figli del credo di Sheva oppure l’intrusione di restanti etnìe. E’ la scorciatoia razzista dell’hindutva, che Modi e sodali hanno abbracciato a piene mani e che sta facendo crescere in ogni Stato federale odio e intolleranza. “Bisogna vivere e lasciar vivere” dicono i programmi del Partito del Congresso, “avvalorare le nostre diversità” per contrastare i princìpi squadristi e fascisti del Rashtriya Swayamsevak Sangh con cui il Bjp sta andando a braccetto. Ne va del futuro della comunità indiana. Nel recente programma del National Congress accanto a questioni strutturali: combattere le mafie degli appalti e commerci, assumere severe posizioni di difesa ambientale, offrire incarichi direttivi alle donne, compaiono anche orientamenti dal sapore visionario: dare spazio a parola, musica, arte per educare la gente a quanto di più profondo e bello l’umanità può inseguire. Rispetto a temi come la citata soluzione dell’occupazione lavorativa per giovani che presentano qualità e titoli, e l’indirizzo da dare all’economia dopo l’incongruente corsa alla privatizzazione voluta da Modi, sembrano questioni vacue. Eppure gli analisti non le sottovalutano. Lo scontro politico prossimo può trovare alternative al conflitto di moschee, chiese e templi hindu.

Enrico Campofreda

 

 




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