giovedì 10 gennaio - Fabio Della Pergola

Immigrati: pagheremo cara la nostra stupidità

Gira usualmente una frase che stabilisce in modo apparentemente autorevole e lapidario l’opinione comune attorno al problema immigrazione. La frase è “tutta l’Africa in Italia non ci sta”. Talvolta declinata anche su scala continentale perché nemmeno in Europa l'Africa ci sta.

E contro un'argomentazione così tranchant, ogni altro punto di vista è destinato a scornarsi.

Ma ovviamente si tratta di un paradosso; per ora almeno non è “tutta l’Africa” che si sta muovendo. Sono alcune centinaia di migliaia di giovani che decidono di rischiare la sorte per motivi diversi, ma sempre impellenti.

È indiscutibile che nessuno mai si sognerebbe di mettere a rischio la propria vita attraversando la savana e poi il deserto – parliamo del Sahara mica delle dune di Torvajanica – in mano a delinquenti di ogni sorta che schiavizzano, violentano, torturano e spesso uccidono. Per poi imbarcarsi su battelli squinternati o gommoni di fabbricazione cinese per attraversare il mare, non il laghetto dell’EUR, con qualsiasi tempo, d’estate e d’inverno.

Parliamoci chiaro: solo chi non ha niente da perdere “a casa sua” si avventurerebbe in simili imprese. E se sarebbe giustissimo “aiutarli a casa loro” è altrettanto evidente che queste sono – purtroppo – solo chiacchiere al vento.

E da noi cosa succede?

Secondo i dati UNHCR riportati dal Corriere della Sera fra il 2014 e il 2017 in Italia sono sbarcate via mare circa 623mila persone. Il che porta a circa 6 milioni gli stranieri di varia nazionalità che vivono a vario titolo (regolare, in attesa di regolarizzazione, irregolare, clandestino eccetera) nel nostro paese

Cioè il 9,7 per cento della popolazione complessiva del paese.

Tanto per non farci sfuggire l’occasione di una piccola polemica molto attuale, a Malta la percentuale è del 10,6, in Francia dell’11,6, in Spagna del 12,7, nella stremata Grecia dell’11,3, in Germania del 13,3, in Gran Bretagna del 13,3, a Cipro addirittura del 20,4.

Meno di noi hanno fatto solo Portogallo, Finlandia e i paesi dell’Est europeo. Altro che "siamo stati lasciati soli"! Casomai siamo noi ad essere stati molto lenti nell'occuparci del problema che poi ci ha investito.

 (Elaborazione della Commissione Europea su dati Eurostat).

Il nostro andamento demografico però presenta una particolarità: la popolazione del paese è in costante diminuzione proprio a partire dal 2014. I dati sono chiari: la popolazione complessiva (compresi i residenti stranieri) è diminuita di 312mila unità circa, in tre anni. Oltre 100mila l’anno. 

(Dati Istat al 31 dicembre di ogni anno)

In altre parole la popolazione italiana si mantiene quella che è solo con gli arrivi di migranti e con l’ausilio fattivo delle coppie di stranieri residenti.

Ma le previsioni ISTAT del maggio 2018 sono ben più drammatiche: "Si stima che in Italia la popolazione residente attesa sia pari, secondo lo scenario mediano, a 59 milioni nel 2045 e a 54,1 milioni nel 2065. La flessione rispetto al 2017 (60,6 milioni) sarebbe pari a 1,6 milioni di residenti nel 2045 e a 6,5 milioni nel 2065".

Questo significa che dovremmo perseguire politiche miranti alla inclusione e alla regolarizzazione, che sono un investimento sugli immigrati – tutti ovviamente giovani e speranzosi di guadagnare anche con lavori rifiutati apertamente dai giovani italiani – cioè costi che possono però diventare futuri guadagni in termini di lavoro, crescita economica, incremento della tasse incassate dallo Stato e dei contributi incamerati dall’INPS.

Invece continuiamo con l’ostilità e il respingimento avremo da affrontare solo enormi costi (puri e semplici soldi buttati) in termini di decrescita economica, di ulteriori spese per la sicurezza, di esorbitanti spese di rimpatrio (ogni singolo clandestino riportato a casa sua costa all'erario circa 10mila euro).

Anche mettendo fra parentesi un discorso etico, le argomentazioni prettamente economiche spingono verso una sola conclusione: la nostra politica attuale è stupida.

Detto questo - sintetizzando è chiaro che contesto apertamente la politica del governo attuale così come prima contestavo le procedure di Minniti - c’è indiscutibilmente un serio problema che riguarda l’immigrazione africana.

C’è stato un valido impegno dei paesi africani e della comunità internazionale a migliorare la sanità del continente. I dati UNICEF sono indiscutibili: tra il 1990 e il 2014 la mortalità infantile del continente è stata dimezzata. E sicuramente scenderà ancora.

Ottima notizia che però non si è accompagnata finora a una seria politica demografica né a un valido sviluppo culturale di massa sul tema "identità e procreazione".

Il risultato è che “la proliferazione è selvaggia nella quasi totale assenza di una qualsiasi regolamentazione” e se “nella concezione del “macho” africano, fare molti figli è un segno di virilità e più sono le donne ingravidate più aumenta l’orgoglio per l’impresa compiuta” la conseguenza è si sta creando “un esercito di orfani che le madri, rimaste sole ad accudirli, non riusciranno a nutrire convenientemente, né a fornire loro un’adeguata educazione scolare”.

Non è solo questione culturale/tribale, è anche religiosa: "l'ostilità delle due religioni maggioritarie in Africa, cristianesimo e islam, nei confronti della contraccezione" è complice attiva dell'esplosione demografica.

Alla fine si prevede che l’attuale miliardo e 200 milioni di abitanti del continente (erano 285 milioni solo nel 1960) supererà, se non ci saranno correttivi efficaci, i 2,5 miliardi nel 2050. Una bomba a orologeria.

Se l’imperativo è allora di “aiutarli a casa loro” questo processo deve iniziare subito, senza perdere un’ora di tempo, mettendo a tacere le voci che ancora si levano contro la contraccezione, con il coinvolgimento di ogni paese africano e di tutta la comunità internazionale - Europa in testa – o ci troveremo a dover affrontare un problema enormemente più grande di noi e del tutto ingestibile. Se non ricorrendo a stragi di massa.

Invece, ci troviamo a perdere tempo prezioso a fare la voce grossa l’un l’altro, disumanamente, per salvare dal freddo e dal mare 49 (quarantanove!) persone.

Oggi quella vicenda sembra essere arrivata alla stessa ovvia conclusione a cui poteva arrivare venti giorni fa. Ma resta emblematica per l'assurda stupidità con cui è stata gestita. E se i governi europei continueranno a non occuparsi dei problemi veri, pagheremo molto cara questa nostra stupidità.



4 réactions


  • Ideologie (---.---.---.20) 10 gennaio 08:10

    Come arrampicarsi sui vetri.

    Complimenti ci è riuscito molto bene! Bel polpettone.


  • Fabio Della Pergola (---.---.---.19) 10 gennaio 09:10

    Grazie dei complimenti, che ricambio. Ben due commenti, uno più inutile dell’altro. Saluti.


    • Antonello Laiso (---.---.---.164) 12 gennaio 13:24

      I fatti sono stati compiuti,le chiacchiere e i dispiaceri lasciamoli agli altri....siamo tornati alla caccia alle streghe.

      saluti


  • Fabio Della Pergola (---.---.---.19) 14 gennaio 16:15

    Al momento il tasso di mortalità relativo tra numero di partenti e numero di morti in mare è in deciso aumento, tanto che l’UNHCR ha lanciato l’allarme https://www.unhcr.it/news/unhcr-superata-la-soglia-1-500-morti-nel-mediterraneo.html Banale osservare che questo dipende dal fatto che alle ONG (che sono organizzazioni di soccorso, non di tratta degli schiavi) viene impedito di operare. Cioè di salvare gente in difficoltà in mare come IMPONGONO le leggi internazionali.

    Ma se il discorso relativo è indiscutibile è ovvio che in numeri assoluti è vero, meno ne partono meno ne muoiono. In mare. Non necessariamente ne muoiono meno nella traversata del Sahara, nei lager libici, nei campi di raccolta, e nemmeno non ne muore meno se sono costretti a vivere in condizioni pericolose o disumane "a casa loro", Condizioni ampiamente determinate dalle politiche economiche post coloniali dei paesi occidentali, come ad esempio nel delta del Niger, o dalle guerre che spesso sono scatenate proprio da quegli stessi paesi occidentali. Come è arcinoto. Ma evidentemente qualcuno ha uno sguardo così miope che non riesce a vedere al di là di quello che gli propina certa stampa. Affari suoi.


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