venerdì 5 marzo - Osservatorio Globalizzazione

“Imagine. Utopia o nichilismo?” – Il brano di John Lennon cinquant’anni dopo

Se un buon titolo permette di inquadrare subito un libro, allora Imagine. Utopia o nichilismo? di David Nieri (edizioni La Vela), è perfetto nel veicolare il suo messaggio. Ancora meglio, se possibile, fa la breve biografia dell’autore nella terza di copertina: “David Nieri nasce nel 1970, quando i Beatles si sciolgono e il sogno rivoluzionario degli anni sessanta si è ormai eclissato”.

Ecco, la tesi contenuta in questo breve volume (150 pagine di estrema scorrevolezza), è che uno dei brani pop più celebri di sempre, Imagine di John Lennon, composto durante uno slancio utopico, abbia finito per rappresentare perfettamente la crisi di valori dell’intero mondo occidentale.

Rispetto alla prima edizione (datata 2016), il testo è arricchito di una premessa aggiornata, di una prefazione e una postfazione, scritte da Luca Fumagalli e Antonello Cresti, che affiancano e completano il percorso del saggio.

Imagine (di cui nel 2021 ricorre il cinquantesimo anniversario), scrive Nieri, è una canzone che “oggi, ancor più di ieri, unisce e divide”, come testimoniano alcuni dibattiti presenti anche nel nostro Paese.

Il successo del brano nel tempo è dovuto tanto al suo confezionamento (dal punto di vista musicale, è la canzone pop perfetta: accordi caldi, melodia semplice, voce sognante e atmosfera ovattata) quanto alla notorietà del suo autore, unita alla sua tragica fine.

Il testo, dirompente nella sua semplicità (“Imagine there’s no countries… no religion… no possessions”, come premesse per un’umanità finalmente unita e in pace), può però prestarsi a differenti interpretazioni.

Per comprenderne a fondo le implicazioni, Nieri sceglie di seguire un percorso per così dire “filologico”. Vengono ricostruiti infatti, per tutta la prima parte del libro, la tormentata vita di Lennon (nato sotto le bombe della seconda guerra mondiale, con una giovinezza segnata da abbandoni e lutti e un successo tanto cercato quanto difficile da gestire) e, insieme, l’infuocato contesto sociale e culturale in cui si muoveva il musicista di Liverpool: gli anni del boom economico e demografico, della guerra fredda e del Vietnam, della contestazione giovanile e della lotta per i diritti, della Beatlemania e della triade sesso, droga e rock and roll. Anni scanditi dallo slogan “l’immaginazione al potere”. E quale canzone può esprimere meglio lo spirito dei tempi di una intitolata, per l’appunto, Imagine?

In questa visione il pezzo,dall’indubbio valore artistico (anche se non il migliore di Lennon), sarebbe il canto del cigno dell’era hippy, rappresentandone alla perfezione tutte le confusioni e le contraddizioni, pienamente interiorizzare dall’autore.

A tale proposito è utile il confronto con altri brani, in particolare con God, uscito solo pochi mesi prima e in cui Lennon afferma di non credere più in niente all’infuori di se stesso (e di Yoko Ono, la sua controparte affettiva e artistica), aggiungendo significativamente: “The dream is over”.

In definitiva, questo saggio aiuta a capire alcuni aspetti della complessa personalità di uno dei musicisti più importanti della storia contemporanea, ma anche le sfaccettature di un’epoca che, partita con un enorme slancio di cambiamento, “ha fatto del peace & love lo slogan caratterizzante un progressivo deterioramento della responsabilità e dell’impegno civile all’insegna di una totale mistificazione del loro significato”. Un’impostazione di fondo i cui strascichi arrivano fino ad oggi. Nel complesso l’analisi è senza dubbio pessimistica, ma non per questo priva di stimolanti spunti di riflessione.

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Foto di Ogutier da Pixabay 




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