lunedì 11 luglio - Mario Barbato

Il reddito di cittadinanza tra politica e numeri dell’Istat

Il dibattito sul reddito di cittadinanza è diventato uno show per quei politici da salotto che inveiscono contro la misura pentastellare senza tener conto dei numeri. Secondo l'Istat, infatti, il sussidio introdotto dai Cinque Stelle nel 2019 ha evitato a un milione di persone di trovarsi in condizione di povertà assoluta. Non solo, ma-sempre secondo L'Istat- quattro milioni di lavoratori guadagnano meno di dodicimila euro l'anno, cosa che li colloca sotto la soglia di povertà. 

Eppure, questi numeri non vengono mai snocciolati durante i talk show televisivi che presentano sempre lo stesso format: imprenditore che si lamenta della mancanza di manodopera, politico che sbraita contro il reddito di cittadinanza e percettore del sussidio-quasi sempre scelto nelle Regioni del Sud- che viene lapidato e bollato come nullafacente, senza nemmeno dargli la possibilità di difendersi dalle accuse che gli piovono addosso.

Sorprende come a ingaggiare questa battaglia contro il reddito di cittadinanza siano quasi sempre quei politicanti che vivono in una botte dorata, lontani dai problemi reali, vezzeggiati da stipendi faraonici, privilegi, benefici, vitalizi. Persone che, in molti casi, non hanno mai lavorato in vita loro e che adesso pretendono di dare lezioni di impegno e di sacrificio agli italiani, gli stessi che li hanno mandati in Parlamento a grattarsi la schiena.

Dicono che il reddito di cittadinanza disincentivi dal lavoro. Può darsi. Eppure i numeri dicono altro. Secondo l'Istat, le assunzioni di lavoratori stagionali sono maggiori rispetto al periodo in cui non c'era il sussidio pentastellare. Nel 2018 gli stagionali assunti sono stati seicentomila, nel 2019 settecentocinquantamila, nel 2020 seicentocinquantamila, nel 2021 novecentomila. Senza contare i giovani che continuano a emigrare all'estero in cerca di un'occupazione che sia in linea con il loro titolo di studio. Cosa che non farebbero se fossero degli scansafatiche. 

La verità è in Italia che bisogna riformare il mercato del lavoro, abbassare le tasse alle imprese e aumentare gli stipendi ai lavoratori. Ma, soprattutto, bisogna smetterla di puntare il dito contro chi sta peggio. Qui non si tratta di campagne elettorali, ma di un problema sociale che può anche degenerare in rivolte di piazza, perché i milioni di poveri sono arrivati alla fame e, come se non bastasse, devono pure sentirsi ridicolizzati dai politici da salotto.



1 réactions


  • paolo (---.---.---.49) 13 luglio 19:00

    E’ proprio quello che Conte ha ribadito a Draghi nella cosiddetta "letterina" tanto sputtanata dai soliti noti, che affollano stampa e talkshow ammaestrati. Il punto è che lo scopo fondante di questo governo è proprio quello di "spegnere" il M5S. Non possono correre rischi alle prossime elezioni politiche. Per finalizzarlo Mattarella(PD), Draghi (PD) e Letta(PD) devono solo applicare il programma politico del PD. Come dire che coloro che sono usciti sconfitti dalle elezioni del 2018 stanno di fatto governando, dando l’indirizzo operativo. Soltanto degli artisti, dei virtuosi del trasformismo senza pudore potevano riuscire a tanto. Con il popolo beota che assiste narcotizzato.

    saluti


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