lunedì 20 luglio - Damiano Mazzotti

Il futuro spiegato con dodici alberi

Daniel Lewis è uno scrittore e uno storico ambientale, che ha pubblicato un'opera originale: "Dodici alberi. Le radici profonde del nostro futuro" (Aboca, Sansepolcro, 2025, 345 pagine, euro 22). 

I dodici alberi raccontati nel libro sono il pino dai coni setolosi, la sequoia sempreverde, lo sophora di Rapa Nui, il pino palustre, l'albero del sandalo (dell'India), l'ebano centro-africano, l'eucalipto, l'olivo, il baobab africano, il cipresso calvo, l'albero estinto Hymenaea protera e il grandissimo kapok.

Sarebbe meglio ricordarsi bene, che "Gli alberi sono simbionti, lavorano insieme a un esercito di altri organismi per costruire la biodiversità e sostengono la vita sul pianeta. Sono ecosistemi che suportano la vita all'interno e tra le radici, i tronchi, i rami e le chiome" (p. 13). Gli alberi sono il cuore della Natura in cui stiamo vivendo.

Per capire meglio alcune cose, farò l'esempio dell'enorme kapok, che vive nel Perù amazzonico ed è un albero con "enormi cime a forma di ombrello" che ha spine verdi (p. 315). Si tratta dell'albero preferito dalla grandissima aquila Arpia, per fare il nido (i suoi pulcini misurano circa un metro di altezza). Anche se il kapok "ha una classificazione di rischio minimo, a differenza del baobab, "il suo legname è di grande interesse e utilizzo" (p. 327). Purtroppo l'estrazione dell'oro, in alcuni punti, sta distruggendo l'ambiente in modo rapido. Sarebbe un vero peccato privarsi della presenza del kapok, che, "come una cattedrale testimonia la sua magnificenza e la sua desiderabilità" (p. 334).

In estrema sintesi bisogna aggiungere che "Senza la testimonianza scritta, non ci sarebbero notizie sui cambiamenti nella scienza, né nuove scoperte, né rivendicazioni. Lode agli scrittori che revisionano i documenti, redigono articoli di riviste, pubblicano monografie e e popolano le pagine della stampa popolare" (p. 339). Il lavoro sul campo è importante come il lavoro in biblioteca e nei musei. Alcune persone possono diventare dei volontari naturalisti. Ma bisogna essere in grado di saper osservare bene.

Infine ricordo che nel mondo scientifico è necessario collaborare intensamente, per ottenere dei buoni risultati, e segnalo che "Gli alberi forniscono identità urbana, splendore, refrigerio e coerenza" (prefazione).

 

Daniel Lewis è uno scrittore e un professore universitario che si occupa di Storia della scienza e della tecnologia in California (presso la Huntington Library, Art Museum and Botanical Gardens). Di solito scrive di biologia e delle intersezioni tra la politica, la cultura, la storia, il diritto e la letteratura. Lewis collabora con importanti istituti e nel 2024 questo saggio è stato selezionato tra i libri migliori scientifici da importanti testate giornalistiche (Guardian, Economist, Smithsonian magazine).

 

Nota poetica - "L'albero è una forza lenta e duratura che si sforza di conquistare il cielo" (Antoine de Saint-Exupéry); "L'ulivo è sicuramente il dono più ricco del cielo" (Thomas Jefferson, citato a p. 235). Ricordo che "l'olivo è il più antico albero da frutto coltivato", coltivazione risalente "sicuramente all'età del rame" (p. 237).

Nota buffa - "Chi vede l'arpia in fotografia con accanto qualcosa in scala, tipo un essere umano, spesso si rifiuta di credere che si tratti di un vero uccello, perchè sembra proprio una persona che indossa un costume da uccello" (p. 328). Ricordo che l'arpia si nutre di "almeno sessantanove specie diverse di animali".




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