Il disarmo non è solo una questione tecnica o diplomatica, ma un cambiamento culturale profondo
Occorre opporsi alla produzione e al commercio delle armi, smascherando l’ipocrisia di chi predica il dialogo ma alimenta i conflitti con forniture militari e alleanze aggressive.
di Laura Tussi su FARO DI ROMA
Il disarmo non è solo una questione tecnica o diplomatica, ma un cambiamento culturale profondo, che implica la trasformazione delle relazioni internazionali, della politica economica e dell’immaginario collettivo. Bisogna passare da un’economia di guerra a un’economia di pace, investendo risorse nella sanità, nell’istruzione, nella tutela dell’ambiente, nei diritti sociali. La pace non si ottiene accumulando arsenali sotto la pretesa di deterrenza, ma costruendo fiducia reciproca, cooperazione e giustizia sociale. È inaccettabile che, mentre miliardi di persone soffrono fame e povertà, enormi capitali vengano spesi per strumenti di morte.
Chi lotta per la pace sa bene che la pace non è mai un punto di partenza già dato, ma un traguardo che richiede impegno costante, mobilitazione e scelte politiche concrete. In un’epoca segnata da guerre brutali e da un riarmo crescente, diventa urgente rivendicare il disarmo, non solo come slogan, ma come strategia di sopravvivenza dell’umanità. Per questo è importante ricordare come la cultura della pace debba affondare le radici in una coscienza collettiva capace di rifiutare la logica della guerra e di mettere al centro la vita e la dignità di ogni essere umano.
L’appello al disarmo si lega inevitabilmente alla difesa del pianeta. Le guerre devastano territori, avvelenano suoli e acque, distruggono ecosistemi già fragili, aggravando la crisi climatica. Non si può salvare l’ambiente senza porre fine alle logiche militari che lo sacrificano sull’altare degli interessi strategici. In questo senso, la lotta per la pace e quella per la giustizia ambientale si intrecciano e si rafforzano a vicenda. È lo stesso orizzonte etico che impone di tutelare la vita in tutte le sue forme
Ed è importante sottolineare che non si tratta di un’utopia ingenua, ma di una necessità storica. I partigiani della pace, i movimenti internazionali, le voci libere del mondo della cultura e della scienza sanno che la sopravvivenza dell’umanità dipende dalla capacità di invertire la rotta prima che sia troppo tardi. Ogni cittadino, ogni comunità, ogni istituzione ha il dovere di agire, perché la pace è un bene comune che, una volta perduto, non si ricostruisce facilmente. L’unica vera sicurezza, oggi, è disarmare il mondo per armare le coscienze.
Laura Tussi
