martedì 29 settembre - Laura Tussi

Il TPNW e la civiltà della pace: disarmo, democrazia e dignità umana

La riflessione sul destino delle società contemporanee non può più prescindere dal rischio concreto di una nuova escalation nucleare.

di Laura Tussi su FARO DI ROMA

Le guerre in corso, il riarmo globale e il progressivo indebolimento degli strumenti multilaterali di controllo degli armamenti rendono quanto mai attuale il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), entrato in vigore nel 2021 e oggi divenuto il principale riferimento internazionale per una sicurezza fondata sul diritto umanitario anziché sulla deterrenza.

In un’epoca segnata dal ritorno di tensioni geopolitiche, dalla riemersione di nazionalismi aggressivi e da nuove forme di autoritarismo, il binomio tra guerra e fascismo continua a rappresentare una delle minacce più profonde alla convivenza democratica. La storia insegna che le ideologie della sopraffazione prosperano quando il conflitto viene normalizzato, il pluralismo delegittimato e il nemico trasformato in un soggetto da annientare. Per questo non può esistere una pace duratura senza democrazia sostanziale, né una democrazia autentica può sopravvivere laddove prevalgono militarismo, odio e negazione dei diritti fondamentali.

Il TPNW: un cambio di paradigma

Il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari rappresenta una svolta culturale prima ancora che giuridica. Per la prima volta la comunità internazionale ha dichiarato illegittime le armi nucleari non solo per i loro effetti devastanti, ma perché incompatibili con i principi fondamentali dell’umanità. Il TPNW non si limita a vietare sviluppo, produzione, possesso e minaccia d’uso degli ordigni atomici: propone una diversa idea di sicurezza, fondata sulla cooperazione, sulla prevenzione dei conflitti e sulla tutela delle popolazioni civili.

La sua forza risiede anche nell’aver restituito centralità alle vittime di Hiroshima e Nagasaki, ai sopravvissuti dei test nucleari e alle comunità contaminate dalle sperimentazioni atomiche, riconoscendo che il disarmo è anzitutto una questione di giustizia umana e ambientale.

Dalla deterrenza alla sicurezza condivisa

Di fronte all’attuale corsa agli armamenti, il disarmo e la smilitarizzazione cessano di apparire come aspirazioni utopiche e diventano necessità politiche, economiche ed ecologiche. Le risorse destinate alle spese militari vengono sottratte alla sanità, all’istruzione, alla ricerca, alla lotta contro la povertà e alla transizione climatica, alimentando un circolo vizioso in cui la sicurezza viene paradossalmente affidata alla capacità di distruzione reciproca.

Il paradigma della deterrenza nucleare continua a sostenere l’idea che la pace dipenda dalla minaccia dell’annientamento. Il TPNW rovescia questa logica, affermando che la vera sicurezza nasce dalla diplomazia, dal dialogo tra i popoli, dal rafforzamento delle istituzioni internazionali e dalla risoluzione non violenta delle controversie. Smilitarizzare significa dunque ridurre gli arsenali, ma anche liberare il linguaggio politico dalla retorica della forza e della disumanizzazione dell’avversario.

Accoglienza e diritti contro la barbarie

Le crisi umanitarie contemporanee, generate da guerre, cambiamenti climatici e diseguaglianze strutturali, interrogano profondamente la coscienza dell’Europa e della comunità internazionale. Il soccorso, l’accoglienza e l’assistenza universale non costituiscono soltanto obblighi previsti dal diritto internazionale dei diritti umani e dal diritto dei rifugiati: rappresentano il criterio con cui si misura la qualità morale delle nostre democrazie.

Criminalizzare la solidarietà, chiudere i corridoi umanitari o trasformare il migrante in un nemico significa alimentare quella cultura dell’esclusione che storicamente ha accompagnato le derive autoritarie. Al contrario, riconoscere la dignità inviolabile di ogni persona significa costruire gli anticorpi civili contro l’indifferenza e contro ogni forma di disumanizzazione.

Una responsabilità collettiva

Il movimento internazionale che sostiene il TPNW, insieme alle organizzazioni pacifiste, alle reti della società civile e a numerose istituzioni religiose e umanitarie, richiama oggi la necessità di un impegno comune per liberare il mondo dalla minaccia nucleare. La pace non è l’assenza di guerra, ma la costruzione quotidiana di giustizia sociale, cooperazione e partecipazione democratica.

Pace, disarmo, accoglienza e difesa dei diritti umani non sono obiettivi separati, bensì dimensioni di un unico progetto di emancipazione. Solo sostituendo la logica della deterrenza con quella della responsabilità condivisa sarà possibile immaginare un ordine internazionale fondato non sull’equilibrio della paura, ma sulla forza del diritto, della solidarietà e della cooperazione universale.

 

Laura Tussi




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