giovedì 6 febbraio - Riccardo Noury - Amnesty International

Il Perù volta le spalle ai venezuelani in cerca di protezione

Quello dei venezuelani è il secondo esodo più numeroso al mondo, 4,8 milioni di persone rispetto ai 6,7 milioni di siriani.

Fuggiti soprattutto a partire dal 2015, con l’aggravamento della crisi umanitaria, i venezuelani hanno trovato quasi tutti ospitalità negli stati dell’America latina e dei Caraibi.

La Colombia ne ha accolti più di tutti: 1,6 milioni. Al secondo posto c’è il Perù, con 863.000.

Proprio il Perù, negli ultimi anni, ha rappresentato un esempio di solidarietà e rifugio sicuro. Ma, secondo un rapporto diffuso oggi da Amnesty International, dal giugno 2019, le autorità di Lima hanno introdotto una serie di misure per limitare gli ingressi nel paese.

Il problema è al confine con l’Ecuador. Le autorità di frontiera peruviane negano l’ingresso ai richiedenti asilo venezuelani che non abbiano un timbro d’ingresso e di uscita dall’Ecuador, anche quando sembrano presentare i requisiti per la protezione internazionale.

Il paese nega l’ingresso persino ai venezuelani in evidente stato di difficoltà come anziani e minori non accompagnati.

Come accade sempre, l’onere dell’accoglienza ricade prevalentemente sui paesi prossimi a quello da cui si fugge. E, spesso, questi paesi vanno progressivamente in difficoltà in assenza di una adeguata risposta internazionale.

Lo scorso anno il finanziamento dei programmi umanitari delle Nazioni Unite per l’assistenza ai rifugiati venezuelani è stato coperto solo per il 52 per cento. È la seconda risposta globale più bassa: il programma per i rifugiati siriani è stato coperto neanche per il 40 per cento.

In altre parole, le due principali crisi globali dei rifugiati sono quelle su cui scatta di meno la solidarietà globale.

(La foto è stata scattata da Daniel Martínez-Quintanilla per Amnesty International)




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