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I magnifici doni dell’umanità: empatia e altruismo - AgoraVox Italia
martedì 7 luglio - Angelo Lo Verme

I magnifici doni dell’umanità: empatia e altruismo

In una società ideale, ad oggi utopica, non sarebbe nemmeno contemplata la necessità delle leggi, quelle stesse che sottintendono la fallibilità umana ma anche la sfiducia nel prossimo nel momento in cui esse vengono create. La necessità di prevenire ed eventualmente punire giuridicamente quegli atti ispirati da disvalori più o meno gravi, più o meno disumani, più o meno criminali, è connaturata nella società non illuminata dalla spiritualità dei soggetti che la compongono.

I valori universali umani non esisterebbero senza il magnifico dono dell’empatia, senza la capacità di percepire i sentimenti altrui, di immedesimarsi negli altri, di percepire la loro gioia ma anche la loro sofferenza. Senza empatia non ci sarebbe nemmeno l’altruismo, il nobile sentimento rivolto al benessere altrui, del più fragile, del più bisognoso; altruismo a volte esercitato da persone di rara bellezza interiore in sommo modo, anche al di sopra del proprio benessere personale. E poi c’è l’amore che insieme all’empatia contribuisce a generare i valori più alti dell’umanità. La vita stessa nasce da un atto d’amore. L’amore è come la luce; e come un raggio di sole è capace di dissolvere in un istante il buio intorno a noi, così un gesto d’amore può dissolvere in un attimo l’odio più radicato, spiazzando l’altro totalmente. L’amore fa davvero miracoli! L’amore e la compassione sono alla base di tutto; sono questi i sentimenti che una società illuminata dovrebbe coltivare. Invece si coltivano l’indifferenza e l’odio, l’egoismo e la violenza verbale e, purtroppo, non solo verbale. Tali sentimenti negativi, simili disvalori, comportano disaffezione, asti e conflitti personali, e, di conseguenza, anche interpersonali; e la loro esasperazione, spesse volte è la causa dei disordini sociali più sanguinosi e finanche delle guerre civili e di quelle ancor più disastrose fra nazioni. In una siffatta perniciosa ed egoistica società quindi, è quasi scontato che l’altro, lo straniero, l’immigrato, è considerato diverso ed un peso sociale e, in quanto tale, un nemico da emarginare e possibilmente da cacciare, da “remigrare”, per dirla con questo neologismo quasi elegante e apparentemente innocuo. Infatti, non lo è affatto innocuo, anzi, è molto pericoloso giacché viene alimentato giornalmente da un sentimento distorto e provocato spesso ad arte da certa politica. Sentimento che, purtroppo, va sempre più normalizzandosi nelle coscienze dei meno attenti, dei meno sensibili e dei meno consapevoli circa l’andamento del mondo e dei valori umani fondanti, che vanno subendo una sempre maggiore e preoccupante involuzione. La sola idea, infatti, di abbandonare un bisognoso qualsiasi al suo destino, che sia esso un naufrago, un immigrato o un profugo, di pelle bianca o nera che sia, denota una società povera dei valori umani fondamentali che sono alla base di essa stessa quali l’accoglienza e il rispetto reciproco. Diventa quindi evidente che siffatta società non ha maturato l’empatia e l’altruismo necessari per creare un clima di fiducia reciproca fra tutti gli esseri umani. In una società ideale, ad oggi utopica, non sarebbe nemmeno contemplata, ad esempio, la necessità delle leggi, quelle stesse che sottintendono la fallibilità umana ma anche la sfiducia nel prossimo nel momento in cui esse vengono create. La necessità di prevenire ed eventualmente punire giuridicamente quegli atti ispirati da disvalori più o meno gravi, più o meno disumani, più o meno criminali, è connaturata nella società non illuminata dalla spiritualità dei soggetti che la compongono. Cosicché è ovvio che solo in una società composta da esseri umani empatici e altruisti, e quindi composta da esseri spirituali, non sono necessarie le leggi. Dunque, avremo mai una società talmente elevata da non dovere nemmeno contemplare un ordinamento giuridico dove ognuno maturi dentro di sé il concetto di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato? Purtroppo non è difficile rispondere, mai o comunque non prima di parecchi secoli. Al momento sarebbe davvero importante per il quieto vivere che le leggi scritte, ma anche quelle non scritte ma sottaciute sempre al fine della civile convivenza, venissero accettate e soprattutto rispettate dalla maggioranza della popolazione. I pochi che non le rispettassero, in questo mondo ideale ma non utopico, verrebbero gestiti molto più facilmente da esperti per recuperarli e reinserirli nella società che gradualmente, in qualche millennio, chi lo sa?, potrebbe trasformarsi in quella utopica in cui non necessitano più le leggi scritte.

Angelo Lo Verme




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