lunedì 3 agosto - Massimo Icolaro

I Maranza VS gli elefanti di Pilanesberg

I maranza — o la loro versione da fotocopia che ne scimmiotta atteggiamenti, divise d'ordinanza e colonna sonora — non sono una mutazione genetica della Gen Z. Sono, molto più banalmente, il vecchio bullismo di strada che si è evoluto in una forma virale, protetto da un sistema che ha completamente abdicato al proprio ruolo punitivo e correttivo.

Chi ha qualche decennio sulle spalle lo sa bene: la violenza di strada non è nata ieri. Già quarant’anni fa esistevano bande di ragazzotti tra i 16 e i 25 anni che cercavano lo scontro viscerale, ragazzi che giravano per i quartieri con l'unico obiettivo di provocare e menare le mani con chiunque si trovasse nel posto sbagliato al momento sbagliato. Allora il dinamismo di quartiere funzionava per attrito diretto: la baby-gang faceva il bello e il cattivo tempo finché non incrociava qualcuno più grande — un genitore, un fratello maggiore, una figura rispettata. Un richiamo secco o una punizione esemplare, e la bolla spesso si sgonfiava. Funzionava sempre? No. Anche allora accadevano atrocità mostruose — storie sommerse di animali tormentati o nefandezze ai danni dei più deboli — che venivano gestite o insabbiate nel silenzio della comunità. Ma un confine, per quanto labile, esisteva.

Oggi quel meccanismo di contenimento sociale si è del tutto inceppato, e l'analogia più calzante arriva da un celebre fatto d'etologia accaduto negli anni '90 nel Parco Nazionale Kruger, in Sudafrica.

Per contenere il sovrappopolamento, le autorità del parco abbatterono i vecchi maschi d'elefante, trasferendo un gruppo di soli giovani maschi nella riserva di Pilanesberg. Risultato? Senza la guida e la presenza intimidatoria degli adulti maturi a regolare le gerarchie, i giovani elefanti entrarono in uno stato di "musth" (un picco di testosterone ed iper-aggressività) permanente. Diventarono sregolati e vandalici, organizzandosi in bande fino a massacrare senza motivo oltre cinquanta rinoceronti. Il caos cessò soltanto quando vennero reinseriti nel parco dei vecchi maschi alpha: la loro sola presenza e autorevolezza bastò a ripristinare l'ordine naturale.

I maranza odierni sono esattamente questo: gli elefanti adolescenti di Pilanesberg. Ma con un aggravante strutturale.

Se ieri le rissa da strada nascevano spesso a mani nude, oggi queste bande muovono come moderni lanzichenecchi. Non si affrontano più per futile territorialità, ma muovono in massa, armati di tutto punto: coltelli, tirapugni, bastoni e spranghe, a volte anche pistole. Devastano arredi urbani, sfasciano vetture, violentano i beni pubblici e privati senza alcun freno inibitorio. Quando un gruppo organizzato si sposta con armi atte ad offendere per compiere atti vandalici e aggressioni sistematiche, chiamarla "ragazzata" è un insulto all'intelligenza: ha tutte le caratteristiche di una vera e propria associazione a delinquere.

A peggiorare il quadro è il cortocircuito istituzionale. Quando, per miracolo, si riesce a portarne qualcuno davanti a un giudice, scatta puntuale il ritornello garantista del "sono ragazzi". Un'archiviazione farsa, un buffetto sulla guancia e via. Risultato? Il senso di impunità non solo si consolida, ma diventa benzina sul fuoco. Il messaggio che passa è chiaro: le leggi dello Stato sono una barzelletta e la strada appartiene a chi picchia più duro.

Per spezzare questa catena non servono appelli morali, ma il ripristino della responsabilità oggettiva. Se il vuoto educativo produce danni per migliaia di euro e terrore sui marciapiedi, la risposta deve colpire dove fa più male: il portafoglio della famiglia.

Chiamare i genitori alla diretta responsabilità civile ed economica — prevedendo il sequestro e la confisca dei beni di famiglia per risarcire lo Stato, i Comuni e i privati cittadini danneggiati — è l'unica cura d'urto rimasta. Quando il conto delle devastazioni comincerà ad arrivare direttamente nel salotto di casa, vedrete che anche gli elefanti più sregolati troveranno d'incanto qualcuno pronto a insegnargli le regole del vivere civile.



1 réactions


  • Marina Serafini Marina Serafini (---.---.---.228) 4 agosto 13:36

    Interessante l’analogia con gli elefanti di Pilanesberg: resi aggressivi dalla mancanza di orientamento da parte degli adulti, la saggezza degli avi...Questa società sta presentando fenomeni simili in molti campi: espressione di aggressività apparentemente immotivata, facilmente smontabile, poi, a dire il vero. Quando ci soffermiamo a ragionare con i ragazzi che esplodono in reazioni violente davanti a problemi di discutibile gravità, tutto si smonta, l’aria si placa. Dove sono finiti i maestri? Credo sia questa la domanda da porsi. E il vaso di pandora si apre, e ci ricordiamo che i maestri vengono umiliati, brutalizzati moralmente ed economicamente, non tutelati e demotivati. Altra domanda: perché? Da un eccesso di indiscutibile autoritarismo ad un eccesso di denigrazione, quasi che andare sul versante opposto possa giustificare un ridimensionamento di comportamenti storici deprecabili. E ce ne sono stati, lo sappiamo… tutto documentato! Che sia una scusa per poter abbrutire la popolazione, renderla ignorante e manovrabile? Questa domanda in me ha la veste di una certezza, purtroppo. Quindi osserviamo, commentiamo, riflettiamo, e abbiamo il dovere di agire nel quotidiano, per quanto possibile. 

    Robert Antelme ci ha insegnato con un suo fantastico libro – l’unico purtroppo – che la realtà infernale dei campi di concentramento ci ha insegnato che è possibile far accadere anche l’impossibile, ma non è possibile eliminare la nostra appartenenza alla specie umana. Anche nei momenti storici peggiori alcuni tra gli uomini sono stati in grado di mostrare e rivendicare la propria umanità. E se lo ha fatto qualcuno, vuol dire che potrebbero farlo tutti. Chi è in grado, ha l’onere, secondo mio fermo giudizio - di operare con arte maieutica un ritorno nel proprio.

    Per dirla con Levinas: il volto dell’altro mi richiama alla responsabilità.


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