Honduras, dieci anni fa l’assassinio dell’ambientalista Berta Cáceres
La notte tra il 2 e il 3 marzo 2016 la vita di Bertita Zuñiga Cáceres cambiò per sempre. Divenne orfana di madre e capì subito che avrebbe dovuto ereditarne coraggio, determinazione e amore per la terra.

Berta Cáceres era una nativa lenca dell’Honduras, contraria alla costruzione di una maxi-diga per la produzione di energia elettrica: un progetto che avrebbe avuto un impatto devastante sul territorio della sua comunità. Aveva lanciato una campagna per contrastarne la realizzazione. Venne uccisa a colpi d’arma da fuoco da uomini armati entrati nella sua casa a Intibucá.
Dieci anni dopo, Bertita, la sua famiglia e il Consiglio civico delle organizzazioni popolari e native dell’Honduras, hanno ottenuto una giustizia solo parziale.
Il 3 dicembre 2019 un tribunale dell’Honduras ha condannato a 34 anni di carcere Elvin Rápalo, Óscar Torres, Edilson Duarte e Henry Javier Hernández, riconoscendoli autori materiali dell’omicidio di Berta Cáceres. Chi lo ha ordinato resta sconosciuto e impunito così come rimangono intatte le condizioni che favorirono quell’assassinio.
La violenza contro coloro che difendono la terra e l’ambiente in Honduras prosegue. Lo confermano l’organizzazione non governativa Global Witness un recente rapporto del Gruppo interdisciplinare di esperti indipendenti (Giei) istituito nel febbraio del 2025 dalla Commissione interamericana dei diritti umani.
Il rapporto del Giei ha concluso che l’omicidio di Berta Cáceres era prevedibile e prevenibile e che l’indagine su coloro che l’ordinarono e lo finanziarono, attori statali e non, è stata segnata da omissioni e ostacoli.
