martedì 12 gennaio - Riccardo Noury - Amnesty International

Guantánamo nel 20° anno: ancora violazioni dei diritti umani

In occasione dell’ingresso nel ventesimo anno di operatività e mentre un nuovo presidente sta per insediarsi alla Casa Bianca, Amnesty International ha diffuso un nuovo rapporto sulle violazioni dei diritti umani ancora in corso nel centro di detenzione di Guantánamo Bay.

Il rapporto non riguarda solo le 40 persone ancora detenute – tutte da oltre 10 anni, alcune sin dall’apertura – ma anche i crimini di diritto internazionale commessi a Guantánamo negli ultimi 19 anni – detenzione arbitraria e senza processo, torture e alimentazione forzata – e la continua mancanza di accertamento delle responsabilità.

Allo stesso tempo, il rapporto riguarda il futuro, dato che nel 2021 saranno trascorsi 20 anni dagli attacchi dell’11 settembre e dall’inizio della ricerca di una giustizia autentica, quella che Guantánamo, con la sua manciata di condanne emesse dalle commissioni militari, non ha minimamente assicurato.

Il rapporto descrive tutta una serie di violazioni dei diritti umani commesse ai danni dei detenuti di Guantánamo, dove ancora oggi vittime di tortura sono trattenute a tempo indeterminato, senza cure mediche adeguate e in assenza di un processo equo. I trasferimenti si sono fermati e anche i detenuti per i quali è stato deciso il rilascio anni fa restano lì.

Il centro di detenzione di Guantánamo venne aperto l’11 gennaio 2002 nel contesto della “guerra globale al terrore”, la risposta statunitense agli attacchi dell’11 settembre, con l’obiettivo di ottenere informazioni d’intelligence a spese delle tutele sui diritti umani.

Vi sono transitate in tutto 780 persone, per essere via via rilasciate senza processo: ben più di 500 durante la presidenza Bush, 197 sotto quella di Obama, solo una nei quattro anni di Trump.

Il rapporto di Amnesty International chiede un genuino e urgente impegno in favore della verità, dell’accertamento delle responsabilità e dei rimedi giudiziari insieme al riconoscimento che la detenzione a tempo indeterminate a Guantánamo non può proseguire oltre.

 

“Le persone ancora detenute a Guantánamo sono inesorabilmente intrappolate a causa di multiple condotte illegali dei governi Usa: trasferimenti segreti, interrogatori in regime d’isolamento, alimentazione forzata durante gli scioperi della fame, torture, sparizioni forzate e il totale diniego del diritto a un giusto processo”, ha commentato Eviatar.

 

Nel 2009, in occasione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, l’allora vicepresidente e ora presidente eletto Joe Biden dichiarò: “Rispetteremo i diritti delle persone che vogliamo portare a processo e chiuderemo il centro di detenzione di Guantánamo Bay (…) I trattati e gli organismi internazionali che edifichiamo devono essere credibili ed efficaci”.

 

Dodici anni dopo, mentre si appresta a diventare presidente degli Usa, Biden ha l’occasione per dare seguito alle sue parole. Non deve perderla.




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