giovedì 11 gennaio - Riccardo Noury - Amnesty International

Guantánamo, il buco nero dei diritti simbolo dell’illusoria equazione “meno diritti umani, più sicurezza”

L’11 gennaio 2002 venne trasferito il primo detenuto nel centro di detenzione di Guantánamo Bay. Ne seguirono, fino al 14 marzo 2008, altri 779.

Sotto la presidenza di Bush, convinto assertore dell’abbattimento del sistema internazionale dei diritti umani e orgoglioso reo confesso di aver approvato metodi di tortura, furono scarcerati oltre 500 detenuti.

Durante quella di Obama, che si era impegnato a chiudere il centro di detenzione entro un anno dalla sua prima elezione, ossia entro il 2010, ne sono usciti altri 197. L’ultimo rilascio risale al 19 gennaio 2017.

Dopo, con Trump alla presidenza, si è bloccato tutto. Dei 41 detenuti che ancora si trovano lì (tutti da oltre 10 anni), 23 sono considerati talmente pericolosi da meritare la detenzione a tempo indeterminato anche senza processoPer altri cinque è stato disposto il rilascio da anni ma non si sa dove mandarli, posto che è stato escluso che siano rilasciati in territorio statunitense.

Le commissioni militari incaricate di processare i sospetti terroristi detenuti a Guantánamo hanno prodotto la miseria di otto condanne, tre delle quali vengono attualmente scontate all’interno del centro di detenzione. Altri 10 sono sotto processo.

Oltre a non aver dato alcuna risposta alla legittima richiesta di giustizia da parte dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime degli attentati dell’11 settembre 2001 (si pensi che, a fronte delle otto condanne emesse dalle commissioni militari, i tribunali federali ordinari hanno nel frattempo ne hanno emesse per terrorismo oltre 620), Guantánamo è stato un disastro economico: ogni anno il suo funzionamento è costato circa 445 milioni di dollari.

Ma soprattutto, ed è questo il lascito amaro delle presidenze Bush, Obama e Trump, Guantánamo è stato ed è tuttora il simbolo dell’illusoria equazione “meno diritti umani, più sicurezza”.

A Guantánamo, soprattutto nei primi anni, è stata portata a compimento una strategia di de-umanizzazione dei detenuti. Grazie alla complicità di medici, psicologi e avvocati, è stato il laboratorio dove sono state sperimentate e perfezionate tecniche di tortura psicologica basate sui “punti deboli del nemico”.

Guantánamo rappresenta dunque un fallimento totale e uno scempio dei diritti umani. Ma di chiuderlo, non se ne parla più.

 




Lasciare un commento