venerdì 14 gennaio - Riccardo Noury - Amnesty International

Guantánamo, 20 anni dopo: l’anniversario della vergogna

L’11 gennaio 2002 il primo di circa 780 uomini di religione musulmana entrò nella prigione militare statunitense di Guantánamo Bay. Ben presto e negli anni a seguire, quel centro di detenzione situato in territorio cubano diventò il simbolo dello sfregio ai diritti umani.

Guantánamo andava chiusa da tempo. Già all’epoca dell’amministrazione Bush, esperti di sicurezza nazionale ed esponenti politici avevano concordato che quel famigerato centro di tortura e di ingiustificata detenzione a tempo indeterminato doveva essere smantellato.

Invece, a 20 anni da quell’11 gennaio 2002, a Guantánamo 39 uomini di religione musulmana continuano a essere detenuti a tempo indeterminato, in violazione del diritto a un giusto processo (cui non sono mai stati sottoposti) e di altri diritti riconosciuti a livello internazionale.

Dodici di loro sono sotto la giurisdizione delle commissioni militari, tribunali che mai hanno garantito agli imputati il diritto a un giusto processo e che non sono destinati a fornire giustizia alle vittime e ai sopravvissuti degli attacchi dell’11 settembre 2001.

Altri dieci detenuti, arrivati a Guantánamo tra il 2002 e il 2004, dovevano essere rilasciati da tempo ma si è in attesa di uno stato che li accolga.

Gli ultimi 17 sono considerati pericolosi, non verranno né processati né rilasciati.

Amnesty International ha sollecitato il presidente Biden a tenere fede al suo impegno di chiudere Guantánamo una volta per tutte.

Più a lungo quella prigione resterà aperta, più a lungo la credibilità globale degli Usa nel campo dei diritti umani risulterà compromessa.

 




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