martedì 14 gennaio - Riccardo Noury - Amnesty International

Guantánamo, 18 anni di scempio dei diritti umani

L’11 gennaio 2002 venne trasferito il primo detenuto nel centro di detenzione di Guantánamo Bay. Ne seguirono, fino al 14 marzo 2008, altri 779.

Ora, nel buco nero dei diritti umani, nel diciottesimo anno dalla sua apertura, rimangono ancora 40 detenuti. Sono a Guantánamo da almeno 10 anni, trattenuti a tempo indeterminato, ritenuti troppo pericolosi per essere rilasciati ma tuttora senza processo (in realtà per cinque di loro è stato da tempo risposto il rilascio ma non si sa dove mandarli).

Alcuni di loro, soprattutto all’inizio del periodo di detenzione, sono stati sottoposti a feroci torture, molti altri hanno sviluppato gravi problemi di salute mentale.

Su 780 prigionieri entrati a Guantánamo ne sono stati rilasciati più di 700, sparpagliati in 59 paesi: oltre 500 sotto Bush, 197 sotto Obama (che, ricordiamo, si era impegnato a chiudere il centro di detenzione entro un anno dalla sua prima elezione) e uno sotto Trump.

Le commissioni militari incaricate di processare i sospetti terroristi detenuti a Guantánamo hanno prodotto la miseria di otto condanne, due delle quali vengono attualmente scontate all’interno del centro di detenzione. Altri sette processi sono in corso.

Nel frattempo i tribunali federali ordinari hanno condannato per terrorismo oltre 660 persone.

Oltre a essere l’esempio supremo del fallimento dello slogan “meno diritti = più sicurezza, Guantánamo costituisce anche un enorme sperpero di denaro pubblico per violare i diritti umani: ogni anno il suo funzionamento è costato circa 445 milioni di dollari, attualmente oltre 10 milioni per detenuto.

Di chiuderlo, non se ne parla più.

(Nella foto, un momento della manifestazione organizzata da Amnesty International nel gennaio 2009, in occasione del settimo anniversario dell’apertura del centro di detenzione)




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