lunedì 26 aprile - Osservatorio Globalizzazione

Grecia – Dialoghi sul Bicentenario: la crisi dell’istruzione nel Paese

Nel 2021 la Grecia festeggia i duecento anni dalla Guerra d’Indipendenza e per l’occasione inauguriamo con il professor Nikos Marantzidis i “dialoghi sul bicentenario” di cui oggi vi proponiamo la prima puntata. Buona lettura

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Adamántios Koraïs, intellettuale umanista ispirato dall’Illuminismo francese, è riconosciuto nella letteratura greca come Dante in Italia. Durante la Guerra d’Indipendenza scrisse diverse lettere rivolte ai greci che combattevano l’Impero Ottomano. Egli sosteneva che solo un accesso universale all’istruzione poteva condurre alla costruzione di un Paese prosperoso, democratico e finalmente libero. Koraïs, il Pater Patriae Greco, morì poco prima che la rivoluzione finisse con il successo greco, ma il suo messaggio è ancora fondamentale. Qual è l’eredità che gli eroi come Koraïs hanno lasciato alla società greca contemporanea?

È evidente che la questione dell’istruzione per tutti abbia costituito un tema rilevante in Grecia negli ultimi 200 anni, sia in una prospettiva sociologica che amministrativa. La domanda d’istruzione è sempre stata alta nel Paese, essendo legata a prospettive di carriera (spesso nel settore pubblico) in Grecia e all’estero. Inizialmente lo stato greco non ha dato riscontro a questa domanda, principalmente per via dei costi e di priorità divergenti. Poi dalla metà del XX secolo, la domanda di istruzione universitaria è incrementata notevolmente. Così sono aumentate le comunità di studenti greci all’estero. Durante gli anni 70’ e 80’, decine di migliaia di studenti greci sono emigrati nei Balcani, in Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania per motivi di studio. Proprio per questo le associazioni di studenti greci in Italia hanno avuto una presenza molto attiva. Molti di loro sono poi rientrati in Grecia, molti altri no.

Negli anni successivi, lo stato greco ha potenziato in maniera significativa l’offerta formativa universitaria, da un lato per rispondere alla crescente domanda, ma anche all’alto tasso di rinuncia agli studi che si è gradualmente trasformato in una massiva fuga di cervelli. Negli anni 90’ e 2000 c’è stato un vero e proprio boom. Sono stati inaugurati numerosi dipartimenti e facoltà, e nuove università hanno cominciato ad essere operative.

La Grecia è uno dei Paesi con la più alta percentuale di studenti a livello globale, ed oggi la domanda si è spostata sugli studi di secondo ciclo universitario. Questo è dovuto in gran parte all’aumento della disoccupazione giovanile che in Grecia è più alta rispetto ad altri Paesi. I giovani greci cercano sempre di più di continuare gli studi una volta conseguita la laurea. Insomma, a 200 anni di distanza la visione di Korais sembra essersi realizzata, almeno in parte.

Oggi tuttavia sembra che il messaggio dell’Illuminismo greco non sia così forte. I dati OCSE mostrano infatti una riduzione sistematica negli investimenti pubblici sull’istruzione dal 2012 al 2017, sotto la media europea. Come spiega il Professore Joseph Stiglitz, il problema dell’accesso all’istruzione può aggravare le disuguaglianze compromettendo inevitabilmente la crescita economica. Può spiegarci come l’attuale governo presieduto da Kyriakos Mitsotakis si approccia al tema degli investimenti pubblici nell’istruzione?

Sebbene lo stato Greco abbia compiuto grandi passi negli ultimi 200 anni in relazione all’istruzione pubblica, sia secondaria che terziaria, specialmente dagli anni 80’ in poi, per quanto riguarda la qualità dell’offerta formativa le cose non vanno tanto bene.

La scuola pubblica è caratterizzata da una drammatica carenza di infrastrutture, di pensiero critico e immaginazione, e allo stesso tempo prevalgono il conformismo, l’apprendimento meccanico e una eccessiva quantità di materiale di studio, generando disinteresse da parte degli studenti. La scuola è vissuta dagli studenti come “un inferno”, se non addirittura “una prigione” o “anni buttati”.

D’altro canto però le università greche non sono in una condizione migliore. La mancanza di infrastrutture sta diventando preoccupante, specialmente nelle università di Atene e Salonicco. C’è una carenza di aule ed è raro che tutte le matricole siano in grado di seguire lo stesso corso contemporaneamente. C’è una mancanza di personale didattico, che durante gli anni della crisi finanziaria del 2008-2015 è drasticamente peggiorato. Come risultato non c’è una singola università greca tra le migliori 100 al mondo, mentre in generale la media non rientra neanche tra le migliori 500.

Nel complesso sembra che i governi greci non credano nel potere promozionale dell’università. Infatti, le élite dirigenti attuali non sembrano mostrare alcun apprezzamento dell’Università Greca e in larga misura sembrano disprezzarla. Le risorse per la ricerca, l’insegnamento e le infrastrutture sono limitati o stagnanti e l’impalcatura legale non facilità la flessibilità operativa delle università. Non so cosa Korais direbbe su tutto questo, ma non credo che ne sarebbe felice.

Mentre gli investimenti nell’istruzione sono scarsi, l’uso della forza da parte dello Stato nelle Università greche è aumentato drammaticamente dall’11 Febbraio 2021, data in cui l’attuale maggioranza – formata da Nuova Democrazia e il partito di estrema destra Soluzione Greca – ha approvato una legge che prevede la creazione di speciali corpi di polizia per la ‘protezione delle Università’. Il Presidente Mitsotakis ha dichiarato che in questo modo ‘la democrazia sarà portata nelle università’, ma ciò che abbiamo visto fino ad ora è la violazione dei principi costituzionali (articolo 16 della Costituzione Greca che salvaguarda le università dalla forza pesante dello Stato o altre istituzioni), e numerose proteste da parte degli studenti greci spesso terminate nella violenza brutale della polizia. In un suo recente articolo spiega che le Università hanno bisogno di libertà e risorse. Dobbiamo aspettare un prossimo governo perché i principi democratici costituzionali siano ristabiliti?

Su questa domanda non si sa se piangere o ridere. In un momento in cui le università mostrano ferite aperte per via della mancanza di docenti in pensionamento che non vengono sostituiti, o che semplicemente si trasferiscono all’estero nella prospettiva di condizioni lavorative migliori, il governo greco considera l’illegalità e la violenza nelle università come un problema preponderante, assumendo 1000 agenti speciali da distribuire nei campus delle varie università. In altre parole, in un momento di grande carenza di personale universitario, di strutture adeguate per la didattica, di fondi e risorse per la ricerca, il governo greco ha trovato i fondi per pagare del personale che è completamente inutile nel mondo dell’istruzione. Metto da parte altre questioni come il rischio di un’agitazione generale per via della presenza di agenti di polizia nelle università etc., per concentrarmi su temi puramente educativi. È possibile che mentre sussultiamo nell’osservare i grandi cambiamenti in corso a livello globale nelle università, stiamo tornando indietro agli anni 60’ e 70’?

Non c’è dubbio che questa sia una decisione concepita per mostrare al pubblico che l’agenda di ‘legge e ordine’ sarà implementata a tutti i costi. Il governo però ha commesso un grande errore mostrando di non saper leggere l’opinione pubblica. Inizialmente la società era con il governo su questo tema. Quando però i greci hanno compreso i pericoli di una repressione dilagante che si è manifestata in varie aree del Paese (si pensi ai casi di Nea Smyrni e all’Università Aristotele di Salonicco) e delle conseguenti violenze, hanno preso le distanze.

Purtroppo, il governo è intrappolato nelle sue ideologie. Questo approccio recherà danni alle università, al Paese e infine al governo stesso.

Ha avuto momenti di confronto con i suoi studenti o colleghi sul tema?

È raro che si riscontri un così alto livello di convergenza nelle università tra professori e studenti. Aldilà delle posizioni politiche, la maggioranza della comunità accademica vede questa legge come una minaccia alla serenità negli atenei, inutile dal punto di vista educativo e uno spreco di risorse. Chiunque viva il mondo universitario e abbia un approccio sobrio a questi temi, comprende facilmente che questa riforma è inutile.

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Foto di Natalya Saga da Pixabay 




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