mercoledì 21 luglio - Marco Barone

Grandi navi: non le vogliono a Venezia e le mandono a Trieste e Monfalcone, come se qui non inquinassero

A Monfalcone c'è chi con estremo entusiasmo, pensando ad un futuro turistico di questa località il cui destino è indissolubilmente legato ai suoi cantieri navali che oggi si chiamano Fincantieri, ha accolto l'arrivo delle navi da crociera. 


Qui nascono e qui ritornano a casa, è stato detto. Offrendo anche un giro turistico ai cantieri navali. Tutto legittimo, fantastico, spaziale, superlativo, ci mancherebbe. Ma una domanda è assolutamente indispensabile farsela. A pochi passi da Monfalcone esiste l'area protetta dell'Isola della Cona. La notissima Riserva Naturale Regionale della Foce dell’Isonzo, che si sviluppa su un territorio compreso nei comuni di Staranzano, San Canzian d’Isonzo, Fiumicello e Grado e copre una superficie di 2.338 ettari, 1.154 dei quali in ambiti marini. Area bellissima, unica. Lì dove Isonzo e Adriatico si mescolano per confondersi, sorge uno dei punti più delicati a livello ambientale della nostra regione. C'è stata una battaglia feroce per abbattere dei casoni storici in quella zona perchè accusati tra l'altro di contribuire all'inquinamento di quell'area, ma si possono invece accettare dei mostri giganti come le navi da crociera? Non le vogliono a Venezia e inizieranno a scaricarle tra Trieste, dove c'è tra le altre cose a pochi passi da dove approdano l'area protetta di Miramare, e a quanto pare forse anche Monfalcone, qualcuna è già arrivata. Si tratta di impatti enormi a livello ambientale. Come se a Trieste e Monfalcone non inquinassero questi giganti. E decisioni così impattanti dovrebbero coinvolgere la cittadinanza quanto meno, non trovarsele imposte così dall'alto. Opportunità o meno che possano essere, e anche qui bisognerebbe capire in cosa consisterebbero queste fantastiche opportunità, quale il rapporto costi per la collettività, rischi e benefici. A Trieste ad esempio, dove questi mostri arrivano oramai da qualche anno, non si è ancora capito che beneficio effettivo economico abbiano portato alla città, oltre allo stress che i triestini devono subirsi. Pochi posti di lavoro precari, per quanto rispettabili, non valgono sicuramente la candela. C'è da riflettere, soprattutto quando dati notissimi hanno ricordato che ad esempio 47 navi da crociera emettono ogni anno una quantità di ossidi di zolfo (SOx) 10 volte superiore all'intero parco auto circolante in Europa (oltre 260 milioni di veicoli). Certo, non tutte le navi da crociera sono uguali, ci sono quelle meno impattanti e quelle più impattanti. Ma una domanda bisogna farsela, tralasciando da parte entusiasmi tanto banali quanto scontati che trovano il tempo che trovano. Che studio di impatto ambientale è mai stato fatto per sostenere la compatibilità di queste navi in questa zona dell'alto Adriatico? E questo discorso vale anche per Trieste.Tenendo conto della vicinanza dell'Isola della Cona? Questo lo vorremmo sapere. Nessuno si augura altri disastri alla Schettino, non sia mai, ma, rieccolo il fatidico ma, bisogna valutare in modo compiuto quali possano essere i rischi per il nostro fragile ambiente in relazione all'approdo di questi giganti del mare. Quanto siano compatibili con l'ecosistema di questa zona, con la tutela ambientale di questa delicata zona nell'alto Adriatico italiano. Non solo Venezia, ma anche Trieste e l'area del monfalconese meritano tutela e rispetto.

mb

Foto di stokpic da Pixabay 




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