martedì 21 luglio 2009 - Michele Mezza

Google vira "a destra"?

Google vira "a destra". Not be Evil, il noto slogan buonista di Montain View, sembra meno perentorio.

Nei giorni scorsi a Roma, ultima provincia dell’impero dell’Enterprise Research più potente dellla rete, si è tenuta una serata di demo dei nuovi prodotti di Google. Per la prima volta mi sono trovato davanti i giovani ed intraprendenti boys del due Page-Brin, che non mi parlavano di nuove potenze di rete e di soluzioni software aperte, ma di oggetti di ferro e di sistemi chiusi. 

Lo shock non è stato marginale, per chi da anni canta il mito dell’impresa che raccoglie i migliori hacker del mondo e li fa lavorare per migliorare la rete, e dunque se stesso.
 
Il primo oggetto, presentato come nuovo prodotto per le pubbliche amministrazioni si chiama Google Search Appliance
 
E’ un parallelepipedo giallo, con macchie nere, e per questo soprannominato la Gruviera. 
 
Si tratta di un motore di ricerca e indicizzazione delle informazioni che lavora in ambienti protetti, in intranet aziendali sorvegliate da arcigni firewall. In sostanza viene miniaturizzata la potenza di Google e venduta in un kit chiuso, ermeticamente. 

Due le singolarità: la prima, che la potenza di Google viene infilata in una bottiglia e ceduta a singoli soggetti, un po’ come nei film di Totò che si vendevano ai turisti bottigliette con l’aria di Napoli.
 
La seconda, che il prodotto viene ceduto, con tanto di istruzioni per l’uso, senza possibilità di ulteriori interventi e adattamenti. 

Ad un primo sguardo, ed è quello che vorrei proporre come tema di ricerca e discussione, appare una regressione, la prima nella sua storia, che vede Google andare verso Microsoft, mentre il mondo va verso Google: tanto più che il prodotto viene presentato come diretto alla P.A., in un momento in cui, dopo mille salti mortali, gli apparati della pubblica amministrazione italiana si stanno convincendo a transitare verso l’open source. 
 
Che significa?
Che cosa dobbiamo attenderci in futuro? Tanto più che in vista dell’annunciato Google Wave, il più grande e completo integratore interoperabile della rete, apparirebbe davveso strano una sbandata proprietaria.
 
Il secondo prodotto presentato è la suite Apps premier.
Si tratta di un dispositivo per le aziende, in particolare per aziende a rete, per network ramificati che devono comunicare rapidamente.
 
Il dispositivo propone un sistema ad alta operabilità di comunicazione interna: diciamo una sorta di Gmail più Google group riservato. 
 
Anche in questo caso sembra che il genio voglia rientrare nella lampada, e riservarsi a pochi.
 
Infatti in presenza di queste offerte c’è da chiedersi se da ora in avanti i ricercatori di Google lavoreranno per le soluzioni chiuse o per la rete, come è stato fino ad ora. 
 
E ancora: in vista di un’avvento sempre più generalizzato di modelli basati sul cloud computing, cosa significano queste proposte? 
 
Il cloud computing vaticinato da Nicolas Carr, prevede isole chiuse o un sistema di risorse decentrato, personalizzabile, ma non recintabile?
Fatemi sapere cosa pensate o se avete altri dati diversi. 
 


5 réactions


  • Rocco Pellegrini (---.---.---.3) 21 luglio 2009 18:24

     Michele, il tuo ragionamento mi sembra un pò forzoso e provo a spiegare perchè, sperando di essere breve.
    Google è una multinazionale il cui unico vero limite nel core business è per così dire "il monoreddito". Circa il 96% dei tanti soldi che G ricava dalla sua attività dipendono direttamente o indirettamente dal motore di ricerca, nel senso che sono riconducibili ai due prodotti Google adwords e Google adsense. Ora, in qualsiasi corso di business, il primo consiglio che viene dato a qualsiasi società è diversificare le fonti di reddito: ed è proprio questo che Google sta cercando di fare.
     Se si guarda alle molteplici attivita che G avvia si può notare che gli ami buttati sono innumerevoli e si cerca, con determinazione, di trovare qualche altra fonte di ricavo.
     Ora i due prodotti di cui tu parli sono il tentativo, al momento poco incisivo ma pieno di promesse per il futuro, di entrare nel settore Enterprise, lottando contro Microsoft, Ibm, ed Oracle che la momento di dividono questo grosso business.
     E’ evidente che se ci si rivolge a questo tipo di clientela che senso ha proporre un sistema aperto? Una qualsiasi impresa moderna vuole, esige una Intranet chiusa per gestire i propri "documenti" che esprimono i propri affari. Sarebbe ben strano proporre ad un’impresa qualcosa di diverso perchè bisogna garantire la sicurezza e l’inviolabilità dei dati che nesuno vuol condividere con i propri concorrenti.
     Anche il richiamo che tu fai al Cloud Computing non mi sembra ben posto.
     Il ragionamento che fa Nick Carr sul Cloud Computing non prevede un sistema aperto ma prevede la convenienza per le imprese ad affittare il proprio CED da un fornitore universale piuttosto che farselo in proprio. Non a caso Carr fa il paragone con l’elettricità di fine 800, quando le imprese smisero di farsi la corrente da sole e decisero di comprale da un fornitore specializzato. In questo senso Google è perfetta come azienda rappresentante di quel che dice Carr.
     Infine mi sembra di poter dire che Google continua ad essere la prima azienda al mondo nel supporto dell’open source: 1) perchè supporta quasi tutti i produttore open source che fanno qualcosa di serio; 2) perchè la sua tecnologia, compresa quella che sta dentro a quella scatola gialla, è basata su software open source come ad esempio è Chrome il browser di G il cui codice sorgente in C è accessibile a tutti.


    • (---.---.---.81) 26 novembre 2011 04:14

      Kudos! What a neat way of tnkhiing about it.


  • bernardo.parrella (---.---.---.90) 22 luglio 2009 01:17

    be’, in realta’ direi che le cose non sono (ne’ possono essere) cosi’ nette, ne’ nel dipingere G virante a destra ne’ come alfiere dell’opensource; le questioni sono piu’ ampie e riguardano l’architettura stessa della rete, certe dinamiche del business e, soprattutto, quali saranno le risposte degli utenti e del mercato...

    ma di sicuro occorre stare in guardia, come ben spiega jonathan zittrain in questo pezzo uscito l’altro giorno sul new york times, in cui segnala certi pericoli del cloud computing come concetto e pratica diffusa, a partire ovviamente dall’annuncio di chrome come OS: http://www.nytimes.com/2009/07/20/o...

    questa la conclusione del pezzo:

    "We’ve only just begun to measure this problem, even as we fly directly into the cloud. That’s not a reason to turn around. But we must make sure the cloud does not hinder the creation of revolutionary software that, like the Web itself, can seem esoteric at first but utterly necessary later."


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