lunedì 11 febbraio - Pressenza - International Press Agency

Golpe Venezuela, Díaz Marín: Temo un intervento militare straniero

“Il più grande pericolo è che si imponga l’uso della forza nelle relazioni internazionali”, dice María Alejandra Díaz Marín. Avvocata costituzionalista venezuelana, Díaz Marín rappresenta il suo paese presso la Commissione e la Corte Interamericana dei Diritti umani. 

di Geraldina Colotti

Opinionista e consulente giuridica della televisione nazionale, VTV, è attualmente presidente della Commissione per i diritti umani e le garanzie costituzionali nell’Assemblea Nazionale Costituente, in vigore dal 2017: un ruolo – spiega – che implica la raccolta di tutte le proposte inerenti la materia, e delle denunce di eventuali violazioni. La Commissione “deve inoltre elaborare proposte per blindare la costituzione bolivariana del 1999 da eventuali carenze evidenziate in questi vent’anni di esercizio”.

Il golpista Guaidó usa la costituzione bolivariana per giustificare la sua presunta assunzione di incarico come “presidente a interim”. Su cosa si basa e perché riceve l’appoggio di paesi che, in Europa, hanno una cultura giuridica sperimentata?

Bisogna capire che la nostra costituzione prevede 5 poteri: legislativo, esecutivo, giudiziario, più il potere elettorale e il potere morale, detto anche potere dei cittadini. Ognuno di questi ha una funzione ben definita dal quadro costituzionale. Non può eccedere. Il potere legislativo, invece, lo ha fatto, pretendendo attribuirsi funzioni che spettano al potere esecutivo e a quello elettorale, oppure a quello morale e giudiziario. Quando l’opposizione ha vinto le elezioni legislative, nel 2015, ha avuto come obiettivo di far credere al mondo di essere l’unico potere, alleandosi subito con forze straniere ostili per preparare un colpo di stato e disconoscere le istituzioni: a cominciare dal Consejo Nacional Electoral, il CNE, che ne aveva ratificato la validità del voto. Quello stesso potere elettorale che ha certificato la vittoria di Maduro alle presidenziali…

Ora, i golpisti usano un artifizio legale, argomenti pseudo giuridici per agire al di fuori della costituzione e giustificare il golpe. Citano in particolare gli articoli 233 e 333 per far credere che l’elezione di Maduro non sia stata valida. In questo caso saremmo in presenza di un vuoto di potere che consentirebbe loro di assumere le funzioni dell’esecutivo, anche se la costituzione non lo consente. Da ultimo hanno emanato un presunto statuto di transizione in base a una figura giuridica che non esiste nella costituzione. In questa presunta legge, che non ha valore in quanto incostituzionale, hanno assunto funzioni che spettano ad altri campi del potere pubblico, per esempio nominando ambasciatori: un’attribuzione che è di esclusiva competenza del presidente della repubblica. Si stanno facendo beffe della legalità, autonominandosi, senza compiere le formalità dovute, senza passare per il voto popolare, come dev’essere per il presidente della repubblica. Stanno usando il modello costituzionale per distruggere la costituzione. E’ sempre stato quello il loro obiettivo.

La destra accusa il CNE di parzialità e lo ritiene illegittimo. Su che basi, come funziona il potere elettorale?

Il potere elettorale è indipendente, i suoi componenti vengono designati dall’Assemblea nazionale, così come i magistrati, tutti devono passare per un concorso pubblico e per la revisione del potere morale. Solo il presidente e i deputati vengono eletti dal popolo. Per questo i golpisti dicono si essere gli unici ad avere legittimità in quanto eletti dal voto popolare come deputati (e dimenticano che anche il presidente lo è). Contestano il CNE perché a ratificare le quattro rettrici in carica è stata la maggioranza parlamentare uscente, l’unico componente che è cambiato è stato un rappresentante di opposizione. Ma il CNE di oggi è lo stesso che ha ratificato la loro vittoria elettorale. Il nostro è un sistema presidenziale, non è né parlamentare, né monarchico, è questo che non vogliono capire.

Se fallisce la via del dialogo e si impone quella della forza, quali conseguenze possono derivare da una simile rottura della legalità internazionale per i paesi del sud?

Si creerà il caos nelle relazioni internazionali. Se si assume che l’unico potere è quello della forza, dei fatti compiuti, il pericolo più grande è che si spezzi l’ordine esistente, già precario, a livello internazionale. Si imporrà la forza dei missili o quella delle bombe: un pericolo incombente non solo per il Venezuela, ma per l’umanità.

Nonostante la propaganda di guerra che presenta il processo bolivariano come una “dittatura”, il dibattito all’interno del chavismo e fuori è acceso. I tuoi interventi pubblici anche nel seguitissimo programma di Mario Silva, La Hojilla, ne sono un esempio. Come giurista e costituente cosa dovrebbe fare il governo?

L’osservazione più stringente mi sembra debba riguardare l’esercizio di autorità. In questo avremmo dovuto essere più rigorosi, procedere a una revisione profonda del potere pubblico per snellirne il funzionamento e consentire un maggior livello di sicurezza

In Italia (e anche in Europa) gran parte delle sinistre – quella diventata liberal ma anche quella che non vuole stare né con Trump né con Maduro – non si mobilitano contro il golpe o addirittura lo appoggiano. Abbiamo visto ex ministri di Chavez che si pretendono più chavisti di tutti incontrarsi con Guaidó, un personaggio di estrema destra. Con loro c’era anche quel professor Lander che viene molto ascoltato da una certa sinistra “critica” in Europa. Come te lo spieghi?

Sembra che queste categorie non servano più, dato che molte persone di sinistra difendono posizioni di destra. Credo che in questo momento la discussione principale sia quella sulla globalizzazione, sull’atteggiamento diverso che esiste tra globalisti e sovranisti: ove i primi sembrano candidati a distruggere il pianeta per continuare ad accumulare denaro, mentre i secondi – intendo coloro che credono in uno spazio di potere condiviso in armonia e rispetto delle differenze, dell’indipendenza, dell’autodeterminazione dei popoli – si battono per uno sviluppo dell’essere umano che rispetti la natura, le cui risorse devono essere usate per star meglio tutti e non per il profitto. Quei settori di sinistra che rimangono in silenzio in un momento simile, sono comunque complici. Quanto agli ex ministri, che dirti? Sono senza vergogna, un esempio in più che abbiamo dormito e stiamo dormendo con il nemico in casa.

Il governo ha presentato un pacchetto di misure economiche. Qual è il tuo giudizio? Serviranno per combattere efficacemente la guerra economica?

Per come la vedo io, non si sta facendo abbastanza. Siamo in guerra e ci vorrebbero misure adeguate alla guerra. Occorre rivedere a fondo la situazione con le banche, con la Colombia. Bisognerebbe denunciare la Colombia all’Organizzazione mondiale del commercio per la guerra che sta facendo alla nostra moneta. Invece non abbiamo fatto abbastanza per difenderci. Si deve rivedere il rapporto tra la moneta virtuale, il Petro, e le commodities. Bisogna ancorare direttamente il bolivar alle commodities e non attraverso il Petro, come spiega l’economista Pasqualina Curcio, altrimenti si rischia di farne scomparire il valore. Dobbiamo recuperare le riserve internazionali. Dobbiamo sviluppare un sistema di controllo e supervisione a tutti i livelli. Il governo rivoluzionario ha disegnato una strategia di coperture e di sussidi la cui efficienza dev’essere valutata a fondo e non lo si è ancora fatto adeguatamente. Più in generale, credo però che il problema sia strutturale, sistemico, e non solo politico, economico. E così dobbiamo intenderlo. Il mondo per come lo conosciamo è in via di rapida e radicale trasformazione per via dello sviluppo tecnologico e finanziario. In questo momento, la Riserva Federale sta cercando di appropriarsi della ricchezza del mondo perché la sua forma di produrre denaro non è sostenibile. Hanno bisogno di ancorarsi alla realtà, e per questo necessitano delle nostre risorse, dei paesi che hanno la possibilità di ancorare il proprio sistema monetario alle risorse materiali. Di fronte a queste mire e a questi cambiamenti, dobbiamo capire come possiamo integrarci a questa globalizzazione senza disintegrarci.

Geraldina Colotti (ripubblicato da “Faro di Roma“)



1 réactions


  • Ingmar (---.---.---.78) 14 febbraio 04:01

    Oggi Dario Fabbri di Limes a Rai News ha fatto un discorso che mi sembrava sensato sull’inconsistenza di 5 stelle su molte cose, anche se sarebbe più urgente denunciare le contraddizioni del "vincente" Salvini, finchè, quando il discorso è finito sul Venezuela, ha praticamente detto, se ho capito bene, che 5 stelle difende almeno in parte un principio nobile nel non prendere posizione esplicitamente pro Guaidò, cioè un anti imperialismo, ma che bisogna fare i conti con il fatto che la comunità italiana in Venezuela sarebbe anti Maduro e pro Guaidò e quindi il governo dovrebbe riflettere la sua opinione, ho capito bene?

    Mi sembra che faccia a pugni un pochino con l’anti imperialismo se nel nome degli italiani, debbano contare particolarmente quelli che vivono lì nel decidere la linea politica di un paese straniero, mi sembra quindi una posizione balossa e arrogante :). Oltre che estremamente relativista, ovvero che ciò che è giusto debba rimettersi ad una opinione, comunque minoritaria esterna.

    Non so se condividesse questa logica o lo ritenesse un portato naturale del discorso "prima gli italiani", ma sembrava di capire che la sua fosse una cinica osservazione geopolitica per dire che sarebbe un po’ da principiante non tenere conto di questo.

    Ottimo, in base a questo discorso si dovrebbe sostenere Bolsonaro perchè piaceva a molti italiani in Brasile?


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