venerdì 11 novembre - Laura Tussi

Give Peace a Chance

Dare una possibilità alla pace tramite la “non violenza creativa” è il messaggio di un recente libro curato da Laura Tussi ed edito da Mimesis

di Maria Macchia

Quando John Lennon scrisse e registrò, nel giugno 1969, uno degli inni pacifisti più famosi di sempre (insieme alla canzone-simbolo degli ideali del songwriter, Imagine, che vide la luce due anni dopo) la guerra del Vietnam, uno dei conflitti più sanguinosi e devastanti della storia, imperversava da tempo. John e sua moglie Yoko Ono si trovavano in di un albergo di Montreal e avevano trasformato la loro luna di miele in un evento mediatico a favore della pace, il “Bed-In” (in realtà si trattava della seconda “tappa” dell’iniziativa, poiché la prima si era svolta subito dopo il loro matrimonio, dal 25 al 31 marzo, nell’hotel Hilton di Amsterdam). Mentre giornalisti, intellettuali ed amici avevano accesso alla camera della coppia, entrando a far parte di un’opera d’arte totale costituita dalla presenza dei due che, sotto gli occhi di tutto il mondo, dal loro letto proclamavano messaggi contro la guerra, John compose questa “instant song” coinvolgendo nella registrazione personaggi come Timothy Leary e Allen Ginsberg. La campagna degli Ono-Lennon a favore della pace, poi, proseguì nel dicembre dello stesso anno, attraverso enormi cartelloni pubblicitari affissi nelle maggiori città del mondo, recanti la scritta “WAR IS OVER! If You Want It – Happy Christmas From John and Yoko”. Nel dicembre 1971, infine, John e Yoko realizzarono il singolo Happy Christmas, andando a completare la “trilogia” dei più noti brani pacifisti lennoniani.

La vita e le opere di John Lennon e Yoko Ono sono esempi concreti di come l’impegno per la pace possa trasformarsi in un messaggio inedito ed efficace attraverso la creatività. Molti altri furono gli atti artistici su questo tema messi da loro in atto, come coppia o singolarmente: concerti, mostre ed interventi di vario genere, che però prevedevano anche la fruizione attiva da parte del pubblico per giungere a compimento. Ricordiamo, tra i più memorabili, la “fondazione dello Stato di Nutopia”, nazione immaginaria governata da leggi cosmiche, e la realizzazione del “White Chess Set” di Ono, in cui un’enorme scacchiera bianca trasformava un tradizionale “gioco di guerra” in un’alleanza pacifica in cui le regole sono tutte da inventare.

A distanza di decenni, purtroppo, il mondo è ancora insanguinato dalla guerra. Da quando, nello scorso febbraio, la Russia ha invaso militarmente l’Ucraina, dando origine ad uno scontro che ha avuto delle pesanti ricadute sugli equilibri mondiali e ha risvegliato l’incubo delle armi nucleari, molte riflessioni sono state formulate sull’argomento. Le grandi potenze, invece di perseguire la politica del disarmo inaugurata negli anni ’70, stanno implementando il proprio arsenale atomico come in una macabra gara il cui unico traguardo potrebbe essere una catastrofe di proporzioni inimmaginabili. Non è possibile restare indifferenti di fronte a queste prospettive, per quanto si tratti di logiche al di sopra della portata del singolo. E tuttavia da più parti artisti, intellettuali e attivisti si sono mossi in vario modo per dare concretamente una possibilità alla pace. Basti pensare alla grande manifestazione che ha avuto luogo a Milano lo scorso 15 ottobre, in cui Piazza Duomo è stata coperta per metà da una gigantesca bandiera arcobaleno e migliaia di persone si sono riunite per esprimere il proprio dissenso all’invio delle armi in Ucraina, in favore di soluzioni alternative alla risoluzione del conflitto.

Volendo restare in ambito italiano, tra le tante recenti iniziative a carattere pacifista e nonviolento è doveroso segnalare la recente pubblicazione (il 7 ottobre scorso) del libro “Resistenza e nonviolenza creativa”, edito da Mimesis e curato da Laura Tussi. Si tratta di una raccolta di interventi di esponenti dell’ambito culturale, sociale e musicale che hanno voluto dare un contributo al complesso dibattito relativo al pacifismo, alla tutela dell’ambiente, ai valori antifascisti. Ciò che è possibile fare nella quotidianità, dunque, è sensibilizzare, a vario titolo, le diverse parti della società, ed i giovani in particolare, utilizzando, tra i mezzi a disposizione, l’educazione, l’arte e la memoria storica. Così Tussi, docente, scrittrice e attivista, ha commentato riguardo agli intenti del progetto editoriale:

Ho voluto dedicare il volume a mia madre Angela, figlia di mio nonno Luigi Belluschi, un resistente durante il ventennio fascista, fino al 25 aprile 1945, data della Liberazione. Il libro, inoltre, contiene tre disegni realizzati da mamma Angela nel limite dell’età e della grave patologia di cui soffre. Mia madre mi ha trasmesso tutti i valori e gli ideali contenuti in questo saggio. E al libro è convintamente collegato questo pensiero del grande partigiano Stéphane Hessel (combattente nella Resistenza francese durante la Seconda Guerra mondiale e deportato nel campo di concentramento di Buchenwald, ndr.), riportato in quarta di copertina:

“La responsabilità dell’uomo non può affidarsi né a un potere né a un Dio, ma deve impegnarsi nel nome della propria responsabilità di essere umano”.

Il volumetto vede la prefazione di Alex Zanotelli, una delle figure-guida del pacifismo italiano ed ispiratore di numerosi movimenti a favore del disarmo e della giustizia sociale. Egli puntualizza nel suo intervento come la Cina, attualmente, possieda 200 ordigni e stia incrementando la propria dotazione, mentre gli Stati Uniti hanno già 3000 bombe pronte al lancio e la Russia di Putin ne possiede altrettante. L’ipotesi che queste armi di distruzione di massa possano essere utilizzate è inconcepibile, poiché condurrebbe la razza umana all’estinzione. E a fianco di questa minaccia ce n’è un’altra, sempre causata dalle dissennate scelte di alcuni centri di potere, vale a dire la crisi ecologica, i cui effetti sono quotidianamente sotto i nostri occhi. È necessario, dunque, intervenire attivamente coinvolgendo tutti i settori della società.

Padre Alex Zanotelli

I capitoli di quella che si configura come un’opera collettiva sono firmati, oltre che da Laura Tussi, da diversi personaggi impegnati nella diffusione della cultura nonviolenta. E si tratta di una “non-violenza creativa”, vale a dire che propone degli strumenti per dire “no” alla guerra: disobbedienza civile, manifestazioni, interventi didattici nelle scuole, la riscoperta e valorizzazione di figure che hanno promosso la cultura della pace, la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda 2030, ma anche l’attività artistica. Sono infatti presenti, tra coloro che hanno contribuito a questo libro, musicisti come Agnese Ginocchio, cantautrice ed attivista per la pace, la legalità e l’ambiente, il cui intervento ha dato il titolo al volume stesso, e Renato Franchi, cantautore che nelle sue composizioni ha spesso avuto un pensiero per i migranti, per le vittime degli infortuni sul lavoro, per la memoria storica del nostro Paese (il suo capitolo è scritto a quattro mani con il partner musicale di una vita Gianfranco D’Adda).

Renato Franchi sul palco alla manifestazione per la pace in Piazza Duomo (15 ottobre 2022)

Una parte fondamentale del saggio è dedicata al ruolo della scuola nella diffusione degli ideali di pace, con l’esempio di personaggi che hanno fatto la storia della pedagogia come Maria Montessori, ma anche di persone che tuttora si spendono nella quotidianità del loro impegno professionale per promuovere i valori della Resistenza, del disarmo e della tutela ambientale, come l’”insegnante in prima linea” Rosetta D’Agati. In particolare, della Montessori si sottolinea il ruolo non solo di pedagogista, ma anche di figura significativa del movimento pacifista ed emancipazionista italiano. Per lei, infatti, la pace è “l’avvio di una nuova concezione dello sviluppo umano e sociale”. E, partendo dai suoi insegnamenti, Laura Tussi auspica la fondazione di una “pedagogia del futuro”, in cui le giovani generazioni divengano soggetti attivi e in cui la scuola sia davvero un’istituzione aperta, improntata all’immaginazione e alla creatività, priva di forme di discriminazione.

Fabrizio Cracolici e Laura Tussi

Pace, memoria e intercultura, insieme all’azzeramento delle differenze di genere e allo sviluppo di politiche ecocompatibili, sono per Tussi “gli snodi critici su cui è possibile ricostituire le relazioni sociali sotto l’egida della giustizia e della libertà” e tutti gli interventi contenuti nel libro sono articolazioni di questo presupposto. Troviamo così un collegamento, a cura di Chiara Castellani, con quanto succede in Congo, Paese che si definisce “Repubblica Democratica” pur essendo il regno dell’ingiustizia distributiva; Giorgio Cremaschi evidenzia invece le lacune dell’Unione Europea; Alessandro Marescotti fornisce una corretta definizione di “pacifismo”; Gianmarco Pisa sottolinea l’importanza delle “arti per la pace”; Paolo Ferrero auspica che il nostro pianeta divenga “multipolare, cooperativo e solidale”; la postfazione di Alfonso Navarra, infine, ribadisce l’importanza del concetto di “terrestrità”, cioè di un atteggiamento di rispetto nei confronti della Madre Terra e di armonia con tutte le forme di vita. Presenza indispensabile, infine, è quella dello storico Fabrizio Cracolici, partner di Laura nella vita e nell’attivismo, che ha realizzato un’intervista a lei stessa proprio su questa tematica.

Il volume verrà presentato dalla curatrice e da Fabrizio Cracolici l’11 novembre, presso la biblioteca di San Vittore Olona, con l’accompagnamento musicale di Sandro Tinti, alle 21, e il 19 novembre, in un evento streaming inserito nella kermesse milanese di BookCity che vedrà la partecipazione di Tiziana Pesce, alle ore 18. Questi i link per partecipare:

https://fb.me/e/3Dsrsqfm6 (11 novembre)

https://www.bookcitymilano.it/temi/48/storia-e-attualita (19 novembre)

Parte del ricavato della vendita del libro sarà devoluto alla Fondazione Vittorio Arrigoni – Vik Utopia, Restiamo Umani.

Intanto a Roma, il 5 novembre, si è svolta una manifestazione nazionale per la pacecoordinata da Europe for Peace, ente che in Italia si traduce nella Rete Pace e Disarmo e in molte altre realtà associative che hanno dato l’adesione. All we are saying – è proprio il caso di dirlo – is give peace a chance. E se vogliamo condividere il pensiero di John Lennon e Yoko Ono, immaginiamo un mondo senza guerre, perché il sogno di una sola persona, unito a quello di molte altre, può diventare realtà.

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will live as one.




Lasciare un commento