martedì 4 agosto - Gianleonardo Latini

Giulia Lanza: la leggiadria come forma del pensiero

Fino al 18 settembre 2026 la Sala 1 – Centro Internazionale d'Arte Contemporanea di Roma (rimarrà chiusa per la pausa estiva dall'8 al 24 agosto 2026) ospita Ephemera. Of the very same fabric, mostra dedicata a Giulia Lanza, a cura di Mattia Cleri Polidori e accompagnata da un testo critico di Fabrizio Crisafulli. L'esposizione restituisce con ampiezza e sensibilità una ricerca artistica tanto breve quanto intensa, offrendo l'occasione di rileggere un percorso che, sebbene tragicamente interrotto, continua a rivelare una sorprendente maturità linguistica.

Dopo la presentazione dello scorso luglio è doveroso tornare su Giulia Lanza, giovane artista scomparsa prematuramente, la cui ricerca, interrotta quando era ancora agli inizi, lascia aperta una strada di straordinaria intensità che merita di essere percorsa e approfondita. Le opere riunite nella mostra Ephemera. Of the very same fabric testimoniano infatti un linguaggio già maturo, capace di trasformare materiali e tecniche in una riflessione poetica sul corpo, sul tempo e sulla memoria.

Osservando il suo lavoro si comprende come la parola più adatta a descriverlo non sia tanto leggerezza, quanto leggiadria. Sebbene abbiano una comune radice etimologica e vengano spesso confuse, le due qualità esprimono concetti profondamente diversi: la leggerezza riguarda l'assenza di peso, fisico o emotivo; la leggiadria è invece grazia, armonia, eleganza del gesto e della forma. È proprio questa grazia a permeare tutta la produzione di Giulia Lanza.

Emblematico è il modo in cui riesce a nobilitare un materiale umile e quasi invisibile come la spugna di luffa. Nelle sue mani essa perde ogni connotazione funzionale per trasformarsi in un merletto impalpabile, una trama delicatissima che dialoga con lo spazio e con l'aria. Le fibre sembrano dissolversi, sospese tra presenza e assenza, proprio come accade nei suoi disegni, dove sottilissimi filamenti di grafite costruiscono volti di giovani figure pensose che sembrano emergere dal foglio per poi svanire. Non è semplicemente una ricerca della leggerezza materiale, ma il raggiungimento di una qualità quasi spirituale della forma.

Lo stesso equilibrio percorre le opere in ceramica e le minute fusioni a cera persa. Frammenti, elementi preziosi e delicati vengono tenuti insieme da fili sottilissimi, quasi impercettibili, che non impongono una struttura ma suggeriscono relazioni. È un procedimento che trova una sorprendente corrispondenza nei disegni: anche qui un lieve tratto unisce la figura eterea alla parte inferiore del foglio, come un legame necessario con la terra, con l'origine, mentre tutto il resto tende verso una dimensione sospesa.

Nelle serie esposte – dai lavori di Ecdysis fino alle opere di Against my Broken Ribs Your Breast Like a Flower e Tegmen – il corpo si manifesta attraverso tracce, esuvie, involucri e membrane. Cera, organza, lattice, ceramica, argento, seta e ricamo convivono in un lessico che supera la distinzione tra arti maggiori e arti applicate, trasformando tecniche tradizionali come l'oreficeria, il merletto e il ricamo in strumenti di una ricerca profondamente contemporanea. La materia non viene mai ostentata per il suo valore, ma continuamente alleggerita fino a diventare segno, pelle, respiro.

La leggiadria di Giulia Lanza non coincide dunque con la fragilità. Al contrario, è una forma di resistenza. Le sue opere sembrano possedere appena il peso necessario per esistere, ma proprio questa apparente precarietà custodisce una sorprendente forza poetica. Ogni elemento è misurato, ogni vuoto è parte integrante della composizione, ogni filo che lega o ricuce diventa metafora di una continuità che sopravvive alla perdita.

La mostra Ephemera. Of the very same fabric, curata da Mattia Cleri Polidori con testo critico di Fabrizio Crisafulli, restituisce l'ampiezza di una ricerca che intreccia disegno, scultura, arte orafa e pratica tessile, offrendo una lettura organica di un percorso artistico che, pur interrotto dalla tragica scomparsa dell'autrice nel 2024, continua a parlare con sorprendente attualità.

Più che un omaggio, questa esposizione rappresenta un invito a proseguire idealmente il dialogo con un'artista che aveva individuato nella grazia della forma uno strumento di conoscenza. Perché la sua opera ci ricorda che la vera leggiadria non è un semplice attributo estetico: è il modo in cui la materia, senza perdere la propria consistenza, riesce a farsi pensiero.

Se l'articolo è destinato a una rivista d'arte, posso anche renderlo più critico e saggistico, eliminando le ripetizioni e rendendo il testo ancora più fluido.




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