lunedì 11 febbraio - Marco Barone

Giorno del Ricordo.Per Mattarella, comunisti jugoslavi e nazisti sullo stesso piano. Nulla sarà più come prima

Il discorso del Presidente della Repubblica, Mattarella, in occasione del Giorno del Ricordo, anno 2019, rimarrà nella storia. Rimarrà nella storia perché si è segnato un solco profondo che avrà delle ripercussioni importanti, dei terremoti "storici" saranno inevitabili che interesseranno realtà come quelle dell'ANPI, e non solo, che dovranno decidere da che parte stare. 

 
Nulla sarà come prima, dopo il discorso del Presidente della Repubblica italiana di questo 9 febbraio 2019, in occasione della Giorno del Ricordo. Nulla sarà come prima perché sono stati messi sullo stesso piano, con la sola differenza dell'ideologia, in sostanza nazisti e comunisti jugoslavi. Mentre, infatti, sul territorio italiano, in larga parte, la conclusione del conflitto contro i nazifascisti sanciva la fine dell’oppressione e il graduale ritorno alla libertà e alla democrazia, un destino di ulteriore sofferenza attendeva gli Italiani nelle zone occupate dalle truppe jugoslave. Un destino comune a molti popoli dell’Est Europeo: quello di passare, direttamente, dalla oppressione nazista a quella comunista. E di sperimentare, sulla propria vita, tutto il repertorio disumanizzante dei grandi totalitarismi del Novecento, diversi nell’ideologia, ma così simili nei metodi di persecuzione, controllo, repressione, eliminazione dei dissidenti.
 
Si era consapevoli che la direzione intrapresa in Italia, e solo in Italia, nel segno della memoria condivisa, comportasse la riabilitazione morale di chi ha scelto di stare dalla parte dei fascisti. Essere dalla parte della Resistenza o del regime fascista, merita, per le vittime, la stessa considerazione, lo stesso senso di rispetto. Oramai sono passati cent'anni quasi. I morti sono tutti uguali. Questi i concetti di fondo che sorreggono detta logica. Ma qui si va oltre. Oltre perché si attacca in modo significativamente pesante la resistenza "jugoslava".
 
Dove foibe e Risiera, nella logica di mettere sullo stesso piano, nazisti e comunisti jugoslavi, hanno la stessa valenza. Dove si azzittisce come "negazionista o riduzionista" chi osa contestualizzare eventi certamente drammatici, che hanno comportato anche, come accade quando finiscono le guerre, situazioni difficilmente governabili, vittime innocenti. Nessuno ha mai messo in discussione l'esistenza delle foibe. Nessuno le ha mai giustificate. Nessuno ha mai messo in discussione la problematicità dell'esodo che ha avuto più cause. E se qualcuno ha negato foibe o esodo, è dalla parte del torto. Ma si è deciso nella logica dell'istituzionalizzazione della verità storica di Stato, di seguire una sola strada. Una sola causa. Il disegno intrapreso dai comunisti jugoslavi era uno. Annientate tutto ciò che era italiano e che potesse essere visto o percepito come ostacolo al disegno di conquista territoriale e di egemonia rivoluzionaria del comunismo titoista.
 
Qui si è in presenza di un concetto chiaro, che spalanca le porte all'affermazione dei crimini di guerra e contro l'umanità ed al relativo reato di "negazionismo" che sicuramente verrà interessato dalle vicende del Confine Orientale. Eppure la storia ha insegnato che la stessa non si dovrebbe scrivere e fare nei Tribunali. Non interessa più quali fossero le cause delle foibe, la loro portata, chi fossero o non fossero le vittime. Non importa quanti fossero gli esuli, e perché furono tali. Se osi mettere in discussione tutto ciò, anche solo a contestualizzare, a riportare le giuste dimensioni, è come se si osasse mettere in discussione l'Olocausto.
 
Questo è il concetto di fondo che da anni si porta avanti e che può dirsi oramai compiuto. Che poi il 27 gennaio si commemorano le vittime del nazifascismo ed il 10 febbraio si commemorano anche i carnefici, vittime di quanto accaduto nel confine orientale, non deve importare. Un cortocircuito storico istituzionalizzato dove la svastica nazista e la stella rossa della Jugoslavia di Tito rischiano, di essere, anzi vengono considerate nello stesso modo.
 
Un destino crudele per gli italiani dell’Istria, della Dalmazia, della Venezia Giulia, attestato dalla presenza, contemporanea, nello stesso territorio, di due simboli dell’orrore: la Risiera di San Sabba e le Foibe. La zona al confine orientale dell’Italia, già martoriata dai durissimi combattimenti della Prima Guerra mondiale, assoggettata alla brutalità del fascismo contro le minoranze slave e alla feroce occupazione tedesca, divenne, su iniziativa dei comunisti jugoslavi, un nuovo teatro di violenze, uccisioni, rappresaglie, vendette contro gli italiani, lì da sempre residenti.
 
Non si trattò – come qualche storico negazionista o riduzionista ha voluto insinuare – di una ritorsione contro i torti del fascismo. Perché tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni.Tanti innocenti, colpevoli solo di essere italiani e di essere visti come un ostacolo al disegno di conquista territoriale e di egemonia rivoluzionaria del comunismo titoista. Impiegati, militari, sacerdoti, donne, insegnanti, partigiani, antifascisti, persino militanti comunisti conclusero tragicamente la loro esistenza nei durissimi campi di detenzione, uccisi in esecuzioni sommarie o addirittura gettati, vivi o morti, nelle profondità delle foibe. Cosa significa tutto ciò Che se si accetta questa impostazione storica istituzionalizzata, conseguentemente, tutto ciò che ha avuto a che fare con i "comunisti jugoslavi" con i partigiani di quella resistenza, può essere tacciato di essere complice di chi si è reso artefice di atti criminali. Di crimini di guerra o crimini contro l'umanità. 
 
Gran parte delle brigate partigiane della "Venezia Giulia" hanno collaborato soprattutto con la resistenza slovena, anzi, se non ci fosse stata la Resistenza slovena, probabilmente qui la Resistenza manco si sarebbe formata come l'abbiamo conosciuta, quella che si omaggia, quella che giustamente si celebra per aver liberato il territorio dall'occupazione nazifascista, dopo un regime criminale, come potrà più essere omaggiata? Celebrata? Onorata? Rispettata? Siccome la resistenza slovena era composta da "comunisti jugoslavi" è chiaro che ciò avrà delle ripercussioni tremende.
 
Stante l'incredibile generalizzazione e semplificazione attuata nella verità istituzionalizzata. Come si potranno più celebrare, come prima, seguendo questa logica, formazioni partigiane comuniste italiane che hanno sacrificato la propria vita insieme agli sloveni per sconfiggere i nazifascisti, dopo queste parole? Ed in tutto ciò, in Slovenia e Croazia, tacciono? Dalle parti della Croazia,vista la situazione sussistente, tale impostazione potrebbe anche andare bene. Ma in Slovenia? Il braccio violento del regime comunista si abbatteva furiosamente cancellando storia, diversità, pluralismo, convivenza, sotto una cupa cappa di omologazione e di terrore. Erano complesse le vicende del Confine Orientale.Sono state semplificate nello spirito della memoria condivisa.
mb



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