mercoledì 21 luglio - Riccardo Noury - Amnesty International

Genova 20 anni dopo: le lezioni da apprendere perché non accada più

Nel luglio 2001 Genova fu teatro di aggressioni indiscriminate da parte di agenti di polizia verso manifestanti pacifici e giornalisti durante i cortei, di brutali pestaggi nel corso del raid notturno alla scuole Diaz (usata come alloggio per i manifestanti) e di arresti arbitrari e ulteriori torture nella caserma militare di Bolzaneto, adibita a carcere provvisorio.

Alla fine del Vertice del G8, si contarono un manifestante morto, Carlo Giuliani, ucciso da un colpo di pistola sparato da un carabiniere, diverse centinaia di persone ferite nel corso delle manifestazioni e alla Diaz e altrettante trattenute a lungo e torturate a Bolzaneto senza contatti col mondo esterno.

Vennero subito alla luce prove di gravissime violazioni dei diritti umani da parte delle forze di polizia, con il coinvolgimento di personale medico per quanto riguarda Bolzaneto, nei confronti di cittadini italiani e stranieri. 

Tuttavia, come noto, le denunce relative all’uso eccessivo e arbitrario della forza, ai maltrattamenti e alle torture non hanno portato all’accertamento e alla punizione di tutti i colpevoli. Solo poche vittime hanno ottenuto un risarcimento in sede civile.

La mancata previsione, all’epoca dei processi, del reato specifico di tortura non è stata l’unica causa dell’assenza di sanzioni adeguate alla gravità dei fatti commessi.

Infatti, non è stato possibile riconoscere le decine di altri pubblici ufficiali coinvolti nelle torture alla scuola Diaz  poiché il loro volto era coperto da caschi, fazzoletti o elmetti e sulle loro divise non erano presenti nomi , lettere o numeri che potessero identificarli.

Per di più, nessuno dei pochi condannati è stato sospeso dal servizio.

Al di là dell’esito insoddisfacente delle vicende giudiziarie, le ammissioni di responsabilità e le scuse dello stato sono state tardive e incomplete e non c’è mai stata un’inchiesta indipendente, approfondita ed efficace sulla condotta delle forze di polizia nel luglio 2001, sulle strategie di controllo dell’ordine pubblico e sugli ordini impartiti.

Genova ha mostrato nel modo più tragico possibile e, si spera, irripetibile cosa può accadere quando le leggi sui diritti umani non sono a posto.

Ce n’è, dunque, per considerare quella inferta a Genova una ferita non ancora del tutto rimarginata. E ce n’è per pretendere che la legge sulla tortura del 2017 sia ora applicata puntualmente e per chiedere che l’Italia si adegui alla maggior parte degli stati dell’Unione europea in cui sono in vigore leggi sull’identificazione delle forze di polizia in servizio di ordine pubblico.

Se così non andrà, saremo costretti a parlare di lezioni non apprese a 20 anni di distanza. 

 




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