lunedì 21 novembre - Riccardo Noury - Amnesty International

G20, la stretta contro la società civile indonesiana

Il vertice dei G20 si svolge in Indonesia in un clima di repressione del dissenso pacifico, con alcuni gravi episodi verificatisi proprio alla vigilia del vertice.

 

All’inizio di novembre alcuni attivisti di Greenpeace, che si stavano recando in bicicletta a Bali per presentare la loro campagna contro il cambiamento climatico, sono stati intimiditi e costretti a firmare una dichiarazione contenente l’impegno a interrompere le loro attività durante il G20.

Il 12 novembre le forze di sicurezza di Bali hanno sciolto una riunione del tutto interna dell’Indonesian Legal Aid Institute, citando una norma che limita gli eventi pubblici in occasione del G20. Alcuni partecipanti sono rimasti bloccati a lungo all’interno della sede della riunione, altri che erano riusciti ad andare via sono stati seguiti da agenti in motocicletta.

Negli ultimi tre anni, secondo Amnesty International, le autorità indonesiane hanno progressivamente ridotto gli spazi di libertà. Tra gennaio 2019 e maggio 2022, l’organizzazione per i diritti umani ha registrato 328 attacchi fisici e digitali contro 834 attiviste e attivisti della società civile. Sulla maggior parte di questi attacchi non sono state svolte indagini.

La legge sulle informazioni e sulle transazioni elettroniche viene sempre più utilizzata per criminalizzare coloro che esprimono opinioni critiche: sempre tra gennaio 2019 e maggio 2022 vi sono stati 316 casi del genere che hanno riguardato 332 persone.

A limitare gli spazi per la libertà civile contribuisce anche l’operato delle forze di polizia, che usano violenza fisica e gas lacrimogeni per disperdere le proteste pacifiche.

Amnesty International ha sollecitato i leader dei G20 a ribadire l’importanza dei diritti alla libertà di espressione e di protesta pacifica e a chiedere alle autorità indonesiane di porre fine alla repressione contro la società civile.

 




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