Forum Sociale Mondiale in Benin. Vittorio Agnoletto: “La pace passa dalla decolonizzazione. Un altro mondo è ancora possibile”
A Cotonou, in Benin, si apre una nuova pagina del Forum Sociale Mondiale, a venticinque anni dalla prima storica edizione di Porto Alegre, quella del 2001 diventata simbolo del movimento globale contro le disuguaglianze e le logiche neoliberiste con lo slogan “Un altro mondo è possibile”.
A raccontare il clima e le tensioni che accompagnano l’appuntamento è Vittorio Agnoletto, intervenuto ai microfoni di Radio Popolare, tra i protagonisti del movimento altermondialista e presidente del Genoa Social Forum durante le mobilitazioni contro il G8 di Genova del 2001.
Alla diciassettesima edizione del Forum partecipano migliaia di attivisti provenienti da 108 Paesi, in rappresentanza di movimenti sociali e popolari, associazioni, sindacati e organizzazioni non governative. Un appuntamento che, secondo Agnoletto, testimonia la capacità del Forum di mantenere viva una rete internazionale di lotte e di esperienze, nonostante i profondi cambiamenti geopolitici degli ultimi decenni.
“Il Forum Sociale Mondiale nasceva con l’idea che fosse necessario costruire uno spazio comune per chi nel mondo si opponeva alle disuguaglianze e alla concentrazione del potere economico”, ha ricordato Agnoletto. “In questi venticinque anni la leadership del movimento è passata dai brasiliani ai movimenti europei, poi a quelli asiatici e oggi sempre più alle realtà africane, che stanno ponendo al centro la questione della decolonizzazione”.
Proprio il continente africano rappresenta il cuore politico di questa edizione. A Cotonou, la lotta per la pace viene strettamente collegata alla denuncia delle nuove forme di dipendenza economica e culturale e all’opposizione alle guerre che attraversano il continente, spesso alimentate da interessi esterni.
“Non si può parlare di pace senza parlare di giustizia e di sovranità dei popoli”, ha sottolineato Agnoletto. “Molte delle guerre che oggi devastano l’Africa sono anche il risultato di dinamiche internazionali nelle quali le popolazioni locali pagano il prezzo più alto”.
Il percorso del Forum, però, è iniziato tra difficoltà e tensioni. La manifestazione inaugurale prevista per l’apertura dei lavori è stata vietata all’ultimo momento dalle autorità del Benin. Secondo quanto riferito da Agnoletto, alcuni attivisti arrivati con le carovane organizzate dai movimenti africani sarebbero stati espulsi dal Paese.
Fino alle ultime ore è rimasta inoltre incerta la possibilità di svolgere regolarmente gli incontri previsti all’interno dell’università oppure se il governo avrebbe deciso un ulteriore blocco. Il Consiglio internazionale del Forum Sociale Mondiale ha comunque annunciato la volontà di garantire lo svolgimento delle iniziative anche in altre sedi, qualora fosse impedito il programma ufficiale.
Le motivazioni dei divieti non sono state rese pubbliche dalle autorità beninesi, ma la situazione politica interna suscita preoccupazione tra gli organizzatori e i partecipanti. Nel Paese, infatti, negli ultimi anni si è registrata una progressiva restrizione degli spazi di partecipazione politica, con limitazioni alla presenza dei partiti alle elezioni e difficoltà per alcuni esponenti dell’opposizione.
“Il fatto che un Forum dedicato alla partecipazione democratica e alla costruzione della pace incontri ostacoli proprio nel momento in cui si apre è un segnale che deve far riflettere”, ha osservato Agnoletto. “La democrazia non si misura solo con il voto, ma anche con la possibilità dei cittadini di organizzarsi, discutere e proporre alternative”.
A venticinque anni dalla nascita del Forum di Porto Alegre, l’appuntamento di Cotonou prova dunque a rilanciare una domanda rimasta centrale: quale modello di sviluppo e quale ordine internazionale sono necessari per garantire pace, diritti e dignità ai popoli?
Per Agnoletto, il messaggio originario del movimento resta attuale: “Un altro mondo è possibile perché l’attuale modello produce guerre, disuguaglianze e crisi ambientali. La sfida è costruire dal basso una nuova idea di futuro fondata sulla cooperazione e sulla giustizia sociale”.
Il Forum Sociale Mondiale torna così alle sue radici: dare voce ai movimenti che spesso restano ai margini delle grandi decisioni internazionali e riaffermare che la pace non può essere separata dalla libertà dei popoli e dalla fine di ogni forma di dominio.
Laura Tussi
Nella foto: Il Forum con i movimenti interessati a costruire alleanze per la pace, la sovranità alimentare e la giustizia climatica, contribuendo all’appello “Siamo la soluzione” (“We are the solution”) per la pace sulla Terra e la pace con la Terra.
Movimenti rurali e urbani che operano sia a livello locale sia globale per la giustizia climatica e contro la guerra. Realtà sociali che uniscono la resistenza alla costruzione di alternative fondate sui saperi ancestrali e sulle nuove conoscenze, sull’agroecologia, sulla democrazia energetica e sui diritti sociali. Sono invitati numerosi movimenti per promuovere azioni comuni.
Introduzione
Contenuto generale della bozza dell’appello “Siamo la soluzione” per la pace sulla Terra e la pace con la Terra.
Pace:
Guy Feugap, coordinatore africano di World BEYOND War, Camerun.
Nathaniel Msen Awuapila, ACG, IPB Africa/Nigeria.
Pace e giustizia climatica:
Matilde Alvim, Climaximo/All-in, Portogallo.
Solidarietà – Palestina, Oriente e Sudan:
Youssef, Movimento Internazionale per la Palestina.
Fabio Alberti, Un Ponte Per, Italia.
Yusra Elmobashir, Sudan (da confermare).
Discussioni in piccoli gruppi e interventi pubblici
Sindacati:
Carovana CGLTE-OA – Via Campesina (da confermare).
CSI/CSI Africa (da confermare).
Giustizia economica:
CADTM Africa.
Diritto alla salute:
Vittorio Agnoletto, Medicina Democratica, Genoa Social Forum.
Sostenibilità e diritti umani:
Nelya Rachimova, Coalizione per lo Sviluppo Sostenibile, Russia.
Democrazia globale:
Vasudhaiva Kutumbakam, India/Nepal.
Educazione popolare:
Rosy Zúñiga, CEAAL.
Discussioni in piccoli gruppi e interventi pubblici
Discussione nei gruppi secondo la lingua.
Presentazione dei risultati.
Conclusione con particolare attenzione al piano d’azione.
Promotore: Assemblea Mondiale dei Movimenti e delle Resistenze Sociali.
