lunedì 23 gennaio 2012 - Emilia Urso Anfuso

Forconi: Sicilia libera tutti!

“I siciliani – dice il Castro – generalmente sono più astuti che prudenti, più acuti che sinceri, amano le novità, sono litigiosi, adulatori e per natura invidiosi; sottili critici delle azioni dei governanti, ritengono sia facile realizzare tutto quello che loro dicono farebbero se fossero al posto dei governanti. (…) La loro natura è fatta di due estremi: sono sommamente timidi e sommamente temerari. Timidi quando trattano i loro affari, poiché sono molto attaccati ai propri interessi e per portarli a buon fine si trasformano come tanti Protei, si sottomettono a chiunque può agevolarli e diventano a tal punto servili che sembrano appunto nati per servire. Ma sono d’incredibile temerarietà quando maneggiano la cosa pubblica, e allora agiscono in tutt’altro modo… (…) Una terra difficile da governare perché difficile da capire”.

Questo passo è tratto dalla raccolta di saggi di Leonardo Sciascia intitolata “La corda pazza. Scrittori e cose della Sicilia”. Ho scelto questo spaccato di “sicilitudine” come amava dire Sciascia, proprio perché la Sicilia è montata agli onori della cronaca nazionale per aver – temerariamente – preso, o meglio, ripreso in mano le sorti della propria esistenza. Gloriosa, storica e spesso ferma. Latitante – apparentemente – di reazione anche nelle condizioni più difficili. Ma pronta, alla fine, a dare fuoco alle armi di una passione che solo un popolo afflitto di ogni oscuro sentiero può trovare quando viene messa in crisi ed in dubbio l’esistenza stessa.

Oggi, la Sicilia prende in mano – compatta – le redini della propria esistenza, spalancando la porta delle “sicilitudine” e facendo sgorgare una passione che si confonde a tratti con le note di un patriottismo ormai insperato un pò ovunque da Nord a Sud.

Una Sicilia, che dopo esser stata per anni maltrattata e bistrattata, ha conservato intatta la rabbia e la delusione, ed ora è in grado di mettere al servizio dell’intera comunità queste emozioni che sembrano negative ma che se ben utilizzate ed al momento giusto, possono creare il cambiamento.

Quel cambiamento di cui ognuno di noi parla e riflette, senza mai esser pronto ad iniziarlo. Percorso troppo irto ed intricato che parla di sacrifici cui nessuno ormai è avvezzo. La Sicilia potrebbe salvarci. Liberarci dall’invasione bizzarra di uno Stato che parla di Democrazia e libertà in una realtà che presenta contorni el tutto diversi.

La Sicilia, avvezza ad essere liberatrice di territori altrui e condannata ad un perpetuo esser vittima di tutti, alza la testa e lo fa fa con un rigore, una metodica ed una compattezza che stanno realisticamente lasciando basita una nazione intera.

I “Forconi” immaginari, si realizzano nel concreto con un’azione ferma e risoluta di blocco di ogni attività nell’intera Regione. E non lo fa per un giorno, che non se ne accorgerebbe nessuno. Lo fa ad oltranza. Fino a toccare il limite estremo del male, senza averne paura. Perché paura non può avere un popolo da sempre soggiogato. Da sempre maltrattato. Coerentemente, solo una popolazione di gente che va avanti a denti stretti, può trovare la forza e la volontà di progredire alzando finalmente la testa. Gli altri, connazionali avvezzi più alla lamentela fondata sul nulla che alla vera ragione della condizione di sottomissione, a stento si muovono ed a stento agiscono.

La Sicilia – forse – ci libererà tutti. E non è un gioco. Perché da lì, che ci piaccia o meno, è partita la lotta – concreta – contro un sistema perfido e contro la stessa crisi di un sistema che ormai viaggia senza controllo e senza alcuna speranza per chi ne è all’interno ma solo perchè parte integrante e non decisionale.

Alla Sicilia dobbiamo la creazione di una Italia che forse – ce ne rendiamo conto solo ora - non è mai nata davvero. Ma alla Sicilia dobbiamo il merito di aver dato la vita per un ideale comune. Per poi essere dimenticata ed anzi, oltraggiata. Elemento estremo di un sistema aberrante che toglie persino la vita a chi ha contribuito a sostenere il tutto.

La Sicilia, ferma e questa volta non immobile, ci sta dando una grande lezione: la volontà, se c’è, cambia ogni cosa. Ci sta mostrando la nostra assoluta incapacità di emergere al di fuori di una società falsamente civile che ha arrotato ogni concetto di umano essere e di civile convivere fra pari.

Dal Sud è partita la prima, grande manifestazione di reali intenti. Non più vocerecci inutili ed inascoltati. Pietose pantomime che a nulla sono servite fino ad oggi. No: il blocco totale di ogni attività. Per giorni. Ad oltranza. Paura? Nessuna. Non può averne chi ha la paura incisa nel proprio DNA e da subito impara a conviverci ed in qualche modo a combatterla ogni giorno.

Loro, questa volta mobili ed inarrestabili, forse ci salveranno dalla sconfitta estrema che sta avviluppando tutto e tutti. Compresi coloro che la sconfitta – per noi cittadini – l’hanno preparata per anni a tavolino.

Un giorno forse, sui libri di Storia, verrà tracciato ancora un percorso siciliano che ha il sapore della rinascita e della libertà. E che avrà deviato il corso delle cose, delle vite, del sistema.

Ci scommetto. Parola di siciliana.



8 réactions


  • Geri Steve (---.---.---.182) 23 gennaio 2012 20:19

    Una siciliana che scrive della "Sicilia", dimenticandosi che in Sicilia c’e’ la mafia, i mafiosi e -soprattutto - i non mafiosi non e’ credibile, e certo non fa un buon servizio ai tanti siciliani che non sono mafiosi e che vorrebbero manifestare i loro disagi senza essere strumentalizzati dalla mafia.


  • (---.---.---.200) 24 gennaio 2012 07:02

    Ha ragione
    Si, proprio come dice Lei
    Un caro saluto

    Emilia Urso Anfuso


  • (---.---.---.11) 6 febbraio 2012 15:54

    Letto oggi, questo articolo è carta straccia.... complimenti! Ci ha visto lungo!


  • Emilia Urso Anfuso Emilia Urso Anfuso (---.---.---.192) 6 febbraio 2012 15:57

    Si erudisca:

    http://palermo.repubblica.it/cronac...

    Peraltro la informo: io sono una giornalista, non il mago Othelma. Forse pensava che per professione facessi la veggente...

    Con simpatia

    Emilia Urso Anfuso


  • (---.---.---.11) 7 febbraio 2012 01:21

    Se non è il mago Othelma, non scriva come il mago Othelma.

    "La Sicilia – forse – ci libererà tutti. E non è un gioco. Perché da lì, che ci piaccia o meno, è partita la lotta – concreta – contro un sistema perfido e contro la stessa crisi di un sistema che ormai viaggia senza controllo e senza alcuna speranza per chi ne è all’interno ma solo perchè parte integrante e non decisionale."
    "Un giorno forse, sui libri di Storia, verrà tracciato ancora un percorso siciliano che ha il sapore della rinascita e della libertà. E che avrà deviato il corso delle cose, delle vite, del sistema. "


    Un giornalista non scommette. Un giornalista racconta i fatti. Si erudisca.

  • Emilia Urso Anfuso Emilia Urso Anfuso (---.---.---.197) 7 febbraio 2012 07:16

    Vuole per caso insegnarmi cosa debbo fare della mia professione, caro anonimo?

    Stia tranquillo e si erudisca ancora: io non vengo ad insegnarle cosa debba fare Lei, ammesso che Lei faccia qualcosa professionalmente parlando

    Peraltro, Le faccio notare che sta alimentando la lettura di questo mio articolo.

    Cosa di cui La ringrazio sentitamente

    Un caro saluto, anonimo signore/a

    Emilia Urso Anfuso


  • (---.---.---.11) 7 febbraio 2012 14:29

    No non era un insegnamento. Era solo un consiglio....del resto è un dato di fatto che i giornalisti, non scommettono (come scrive lei) ma raccontano. Comunque, se posso permettermi, un insegnamento glielo do. In italiano non si "insegna cosa si debba fare della professione" (che non vuol dire nulla, grammatica alla mano). Questo le è dovuto, come anche un incremento delle visite al suo articolo. Che, su questo siamo certamente d’accordo, merita. 


  • Emilia Urso Anfuso Emilia Urso Anfuso (---.---.---.53) 7 febbraio 2012 14:32

    Lei è particolarmente simpatico/a smiley

    Le auguro buona lettura

    EAU


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