mercoledì 17 luglio - UAAR - A ragion veduta

Fine Vita | Il Parlamento decida subito sul suicidio assistito nel rispetto del diritto di autodeterminazione e del dovere di alleviare le sofferenze

In questi giorni il dibattito sul fine-vita sta ricevendo rinnovata attenzione, perché il Parlamento ha ancora l’opportunità di intervenire per approvare in un suo ramo una buona legge che permetta il suicidio assistito a condizioni ben precise, e tutelare così la dignità cui tutti noi abbiamo diritto nel congedo dalla vita.

 Noi auspichiamo che lo faccia al più presto e con decisione, perché la tutela della dignità e la diminuzione delle sofferenze è valore costituzionalmente garantito e fortemente richiesto dai cittadini. Sarebbe ritardo colpevole non dare una risposta concreta alle pressanti richieste che si moltiplicano ogni giorno.

Conosciamo altresì che ci sono forti opposizioni al riguardo, che hanno preso corpo nel Convegno tenutosi a Roma giovedì 11 luglio dal titolo “Diritto” o “condanna” a morire per vite “inutili”?, organizzato dal Libero Coordinamento Intermedio Polis Pro Persona: Convegno che è passato pressoché inosservato mostrando che le oltre 30 Associazioni partecipanti sono incapaci di avere un’efficace incidenza sull’opinione pubblica. Come a fine marzo è pressoché fallito il Congresso di Verona, che aveva l’obiettivo di rilanciare l’opposizione all’aborto e alle unioni civili, così ora è passato sotto silenzio il Convegno di Roma contro il suicidio assistito. La ragione ultima è che il messaggio lanciato è sempre lo stesso, che non va oltre le solite battute ripetute ormai da decenni.

Nel caso del fine vita si continua a ripetere che le richieste di aiuto a morire dipenderebbero dall’abbandono in cui sarebbero lasciati i morenti per via di un diffuso atteggiamento utilitaristico: banalità che portano all’insignificanza culturale e anche politica, come peraltro confermato dai ripetuti sondaggi d’opinione che rilevano un favore per l’assistenza al suicidio. Si deve prendere atto che le situazioni tragiche che si possono presentare al termine della vita e le inenarrabili sofferenze che vi si accompagnano richiedono una risposta concreta e capace di garantire la dignità delle persone fino alla fine, e che questa a volte si concreta nell’aiuto a morire col suicidio medicalmente assistito.

Sappiamo che la Conferenza Episcopale Italiana è stata sollecitata a intervenire con un Documento ufficiale, e che voci autorevoli della stessa hanno promesso un contributo apposito: l’auspicio è che, per una volta, si abbandonino schemi precostituiti che sono poco rispettosi della dignità delle persone e si prenda sul serio la realtà umanamente drammatica di certe situazioni di fine vita. Invitiamo tutti i cattolici di buona volontà a rinunciare a uno scontro frontale e ad aprirsi all’alterità e al dialogo su temi tanto delicati e complessi.

Ribadiamo l’impegno di tutela della dignità a cui tutti abbiamo diritto nel congedo dalla vita, che a volte può giustificare anche la richiesta di essere aiutati a morire, e auspichiamo che il Parlamento legiferi presto in questa direzione.

Consulta di Bioetica Onlus,


Uaar – Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti APS,
Centro Studi Politeia,
Associazione Walter Piludu
LItaliaintesta
Per Eluana
Itinerari Laici
Libera Uscita
N.a.D. No al dolore Onlus



1 réactions


  • Johannes Agterberg (---.---.---.180) 18 luglio 09:36

    Quando i canadesi hanno legalizzato l’assistenza al suicidio una commissione parlamentare ha visitato l’Olanda, Belgio e la Svizzera per studiare come questi paesi gestiscono l’eutanasia e l’assistenza al suicidio.

    Gli australiani dello Stato di Victoria hanno effettuato uno studio approfondito della situazione nei paesi suddetti e negli stati USA sopratutto Oregon. Dopo hanno redatto la proposta di legge.

    Conosco bene la realtà olandese, non mi risulta che un, dico uno, parlamentare o qualche portaborse ha visitato quel paese per rendersi conto della serietà dei medici nel applicare l’eutanasia e il sistema di controllo, Di fatto finora, dopo 17 anni che la legge è in vigore, nessun medico è stato condannato per non rispettare i requisiti di accuratezza. Quindi nessun motivo economico, nessuna eutanasia contro la volontà del paziente. Qualsiasi accenno al pendio scivoloso da parte di certi giornalisti e religiosi cattolici è fuorviante.

    Johannes Agterberg

    Autore del libro "Libertà di decidere  fine.vita in Olanda"


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