mercoledì 3 maggio - Elena Ferro

Filastrocche per bambini o messaggi impliciti per adulti? Questa è cultura pop

​Tempo fa ho fatto una terribile quanto involontaria gaffe ai danni di una gentile signora istriana per colpa di una filastrocca. Avete capito bene, una filastrocca, ovvero una di quelle canzoncine per bambini che ormai cantiamo senza nemmeno rendercene conto.

L'appresi molti anni fa dalla mia cara nonna Italia, che da brava veneta mi ha cresciuta a tocio e canzonette.

Continuo a canticchiarla di tanto in tanto, così la sento più vicina, ma non mi ero mai soffermata a riflettere sul suo significato.

Ci sono parole che pronunciamo ormai da così tanto tempo che non le ascoltiamo più e non ne rileggiamo il significato, con gli occhi e le orecchie di una persona adulta . 

La mula di Parenzo

Parenzo, ovvero Porec in lingua croata, è una bellissima cittadina dell'Istria risalente all'epoca romana e che dopo la prima guerra mondiale è stata annessa, insieme a tutta l'Istria, all'Italia. La storia di quella gente è intimamente legata alla nostra. Mia nonna, veneta di un piccolo paese del Trevisano, Cison di Valmarino, doveva avere frequentazioni assidue perché canticchiava spesso e volentieri La mula di Parenzo, una canzone dalla gradevole melodia, così gradevole che la ricordo ancora perfettamente.

Il giorno in questione, ospite di un pranzo luculliano tra amici, c'era anche la bella signora istriana, che faticava a fare conversazione. Così, un po' aiutata da un buon bicchiere di vino, ha cominciato a raccontare della sua infanzia in quel di Rovigno. Istria.

Figuratevi se io, appassionata della terra che oggi chiamiamo Croazia, non tiravo fuori tutto l'armamentario di conoscenze sull'Istria in mia dotazione.

Mare, città, storia, cultura. E naturalmente, una bella filastrocca, La mula di Parenzo. Non paga, ho cominciato persino a canticchiarla.

Quando il volto della cara signora si è oscurato (sembrava proprio gliela dedicassi), mi sono un po' imbarazzata. Solo dopo ho capito perché quella reazione. Se non conoscete la storiella, sono andata a recuperarla per intero, così potete giudicare da voi.

 

La mula di Parenzo

La mula de Parenzo leri-lerà, l'hà messo su bottega leri-lerà
e tutto la vendeva, e tutto la vendeva.
La mula de Parenzo leri-lerà, l'hà messo su bottega leri-lerà
e tutto la vendeva, fora ch'el bacalà
perché non m'ami più.

Me piase i bigoî co le luganeghe, Marieta damela per carità.
Marieta damela per carità., Marieta damela per carità.
Me piase i bigoî co le luganeghe, Marieta damela per carità.
Marieta damela per carità sul canapè.

La mia morosa vecia leri-lerà, la tengo per riserva leri-lerà
e quando spunta l'erba, e quando spunta l'erba.
Le me morosa vecia leri-lerà, la tengo per riserva leri-lerà
e quando spunta l'erba, la mando a pascolar
perché non m'ami più.

Me piase i bigoî co le luganeghe, Marieta damela per carità.
Marieta damela per carità. Marieta damela per carità.
Me piase i bigoî co le luganeghe, Marieta damela per carità.
Marieta damela per carità sul canapè.

La mando a pascolare leri-lerà, nel mese di settembre leri-lerà
e quando vien novembre, e quando vien novembre.
La mando a pascolare leri-lerà, nel mese di settembre leri-lerà
e quando vien novembre, la vado a ritirar
perché non m'ami più.

Me piase i bigoî co le luganeghe, Marieta damela per carità.
Marieta damela per carità. Marieta damela per carità.
Me piase i bigoî co le luganeghe, Marieta damela per carità.
Marieta damela per carità sul canapè.

La mando a pascolare leri-lerà, insieme alle caprette leri-lerà
l'amor con le servette, l'amor con le servette
La mando a pascolare leri-lerà, insieme alle caprette leri-lerà


l'amor con le servette, non la farò mai più
perché non m'ami più.

Me piase i bigoî co le luganeghe, Marieta damela per carità.
Marieta damela per carità. Marieta damela per carità.
Me piase i bigoî co le luganeghe Marieta damela per carità.
Marieta damela per carità sul canapè

Se il mare fosse tocio leri-lerà e i monti de polenta leri-lerà
o mamma che tociade, o mamma che tociade.
Se il mare fosse tocio leri-lerà, e i monti de polenta leri-lerà
o mamma che tociade, polenta e bacalà
perché non m'ami più.

Me piase i bigoî co le luganeghe, Marieta damela per carità.
Marieta damela per carità. Marieta damela per carità.
Me piase i bigoî co le luganeghe, Marieta damela per carità.
Marieta damela per carità sul canapè.

Lunghissima, ma io ne conoscevo appena l'incipit, che è stato più che sufficiente. Qualcuno mi suggerisce di fermarmi, perché la canzone non parla di una giovane e industriosa fanciulla, almeno non nel senso che si potrebbe cantare a una bimba, cara nonnina.

Guardo la signora con aria interrogativa e lei, dopo essersi ricomposta, mi dice, piuttosto contrariata:

Ma hai capito cosa vendeva la mula di Parenzo?

Storie per adulti nascoste nelle canzonette per bambini

La tradizione popolare racconta i costumi dell'epoca. Le tradizioni del lavoro, del tempo libero, della vita sociale. A volte svela anche le nostre debolezze attraverso le canzonette, ridendo un po' dei nostri difetti. Si chiama ironia.

Queste filastrocche (non sto parlando delle ninna nanne) per la caratteristica che hanno, ovvero la leggerezza e la semplicità, spesso passano nella consuetudine, nei giochi dei bambini, sono cose da grandi accessibili anche ai piccoli.

Una sorta di linguaggio ermetico che dipinge, attraverso detti e non detti, il vero volto delle cose.

La domanda è: che succede se le cantano i bambini?

Vi porto un altro, famosissimo, esempio:

Tre civette sul comò che facevano l'amore con la figlia del dottore,

il dottore si ammalò, ambarabacciccicoccò.

Tre civette??? Che fanno l'amore con la figlia del dottore (??) che poi si ammala. E per giunta sul comò. Siamo al limite del gioco erotico più spregiudicato 8-O

Altro discorso vale per la poesia

Ce lo insegna la sublime poesia di Gozzano. Provate a rileggere (o a leggere per la prima volta) l'ode Le golose di Guido Gozzano. Il poeta racconta di come ami tutte le signore che mangiano le paste nelle confetterie. Anche qui il messaggio è implicitamente sessuale:

Un'altra, con bell'arte,
sugge la punta estrema:
invano! ché la crema
esce dall'altra parte!

L'una, senz'abbadare
a giovine che adocchi,
divora in pace. Gli occhi
altra solleva, e pare

sugga, in supremo annunzio,
non crema e cioccolatte,
ma superliquefatte
parole del D'Annunzio.

Se poi volete proprio immergervi nella poetica del Gozzano, ascoltate quest'ode così come recitata da un attore che ho amato molto e che purtroppo non è più tra noi: Paolo Poli, cui avevo dedicato un post un po' di tempo fa. Lui fa parte dei grandi artisti che amo. Potete ascoltarla su youtube cliccando su questo link.

Cultura pop

Poesia e filastrocche sono la riprova che la cultura popolare può produrre un significato capace di scavalcare i tempi, gli anni che passano, i costumi che cambiano e resistere fino a noi oggi. Perché possiamo comprenderne il senso e assaporarne i suoni e i colori di un mondo che non è più.

Anche questa è cultura, quella che oggi chiameremmo cultura popolare o "pop"di cui queste filastrocche, queste tracce di storia, fanno assolutamente parte.

E voi, bambini di oggi e di allora, avevate mai fatto caso a questi doppi sensi? Conoscete altre filastrocche degne di nota?




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