giovedì 6 agosto - Riccardo Noury - Amnesty International

Esplosione Beirut: le risposte che pretendono i sopravvissuti e i parenti delle vittime

Beirut all’alba sembra una città devastata e rasa al suolo da un potentissimo terremoto. La conta dei morti e dei feriti non è ancora terminata, l’aria è piena di agenti tossici e chi può lascia la capitale. Un’esplosione del genere (avvertita persino a Cipro e, all’interno del Libano, a decine di chilometri di distanza) non c’era mai stata neanche nel lunghissimo periodo di guerra civile.

I sopravvissuti e i parenti di coloro che hanno perso la vita iniziano a fare domande, cui sarà urgente dare risposte attraverso un’indagine che si pretende sia imparziale, trasparente, approfondita e indipendente e chissà se sarà mai così.

Da dove arrivava quel carico di nitrato d’ammonio posto sotto sequestro nel 2014? (La risposta si trova in questo approfondimento di Al-Jazeera)

Chi decise di stoccarlo e conservarlo in un magazzino situato nel porto, su cui affaccia il centro di Beirut?

Chi, nonostante una recente ispezione avesse concluso che quel “materiale altamente esplosivo” era conservato in condizioni insicure, stabilì che doveva rimanere lì dov’era e così com’era?

Gli eventi che hanno innescato l’esplosione sono stati accidentali o provocati volutamente? E da chi? E perché?

Per assurdo che possa sembrare, potrebbe essere accaduto tutto per caso.

Per negligenza, imperizia da parte di autorità che si sono dimostrate incapaci, negli anni, persino di raccogliere i rifiuti urbani e di fornire servizi minimi essenziali alla popolazione. Autorità contro le quali i libanesi sono scesi in piazza ripetutamente, per chiedere la fine della corruzione e condizioni di vita degne.

 

 

 




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