lunedì 13 novembre - Riccardo Noury - Amnesty International

Eritrea: la protesta degli studenti e il silenzio del mondo

In Eritrea va tutto bene, garantisce il governo. Al massimo qualche sporadica protesta messa a tacere “senza fare vittime”.

Le vittime invece ci sono. Come raccontato qui, decine.

Bersaglio di questa nuova fase di repressione da parte del governo eritreo (sulle precedenti si può leggere questo post) c’è la scuola privata islamica “Al Diaa” di Asmara.

Fondata mezzo secolo fa da una delle personalità indipendenti più importanti del paese, l’haji Musa Mohamed Nur (nella foto) – una vita dedicata all’impegno sociale, alla beneficenza, alla cooperazione e all’istruzione – la scuola è tutto meno che una fabbrica d’integralismo (tant’è che ha ricevuto la solidarietà anche di studenti cristiani), anche se al governo fa comodo descriverla in questo modo per ottenere il silenzio se non addirittura l’approvazione della comunità internazionale.

I circa 3000 studenti rivendicano un diritto elementare: seguire le lezioni di religione che il governo pretende siano aboliteGli ordini dati ai soldati sono stati spietati: sparare ad altezza d’uomo. Musa Mohamed Nur e altri dirigenti scolastici sono stati arrestati così come decine di insegnanti, studenti e loro genitori.

Questo accadeva a fine ottobre. Da allora, il numero delle persone scese in strada in difesa della scuole e dei suoi studenti si è fatto sempre più grande e pare (dobbiamo scrivere “pare” perché il governo ha chiuso Internet e, come noto, i giornalisti indipendenti sono in carcere e quelli esteri non sono esattamente benvenuti) stia interessando altre parti del paese.

Domani, sabato 11, a Roma è prevista una manifestazione per protestare contro il nuovo giro di vite del regime eritreo. L’appuntamento è alle 10 in piazza della Repubblica.




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