Emergenza umanitaria in Palestina, Francesca Albanese: "Aiuti umanitari da navi battenti bandiera, stop vendita di armi e comminare sanzioni contro il Governo Israeliano"
La Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori occupati palestinesi ricostituisce i punti più importanti del suo ultimo rapporto in cui denuncia un’ “economia del genocidio“
di Daniele Pallotta

Francesca Albanese ha presentato il suo ultimo libro “Quando il mondo dorme” nelle sue terre natíe. Il 25 luglio era ad Avellino, dove è stata accolta da una standing ovation nell’ ex cinema Eliseo, gremito di persone. Nell' incontro si è soffermata su varie questioni, dagli interventi più urgenti per l' emergenza umanitaria in Palestina, all’ “economia del genocidio”, alle relazioni internazionali con il governo Israeliano.
I tre interventi urgenti per affrontare l’ emergenza umanitaria in Palestina
Francesca Albanese ha indicato tre interventi da mettere in atto con la massima urgenza per affrontare la carestia che sta falcidiando le vite della popolazione palestinese.
“Innanzitutto è un obbligo legale e morale di ogni Stato che ha un porto nel mare Mediterraneo, che siano Stati europei e che siano Stati arabi, inviare navi battenti bandiera (non affidandosi a flottille di singoli individui) cariche di aiuti umanitari, di cibo, di medicine, di bagni mobili, di personale medico e di personale logistico per la distribuzione del cibo” - è il primo appello di Francesca Albanese.
“Ormai Israele ha distrutto tutto quello che i Palestinesi avevano costruito nel corso degli anni” - prosegue la Relatrice speciale - “ Per risolvere l' emergenza umanitaria, in secondo luogo, occorre un embargo sulle armi: non si devono dare armi ad Israele. È vergognoso che, anche in Paesi come l' Italia, operino società come la Leonardo, che spero che qualcuno porti in giudizio prima o poi. Leonardo, tra l' altro, è a partecipazione statale. Inoltre servono sanzioni contro lo Stato di Israele: è arrivato il tempo della legalità. Partire il prima possibile con queste tre misure è essenziale.”
Da un' economia di occupazione ad un’ economia del genocidio
Nel suo ultimo rapporto Francesca Albanese ha mostrato come Israele abbia per tanti anni mantenuto “un’ economia di occupazione.” “Israele per molti anni si è appoggiata ed ha utilizzato il settore privato (da coloro che hanno prodotto le armi, alle tecnologie di sorveglianza, ai materiali edilizi per segregare e controllare i Palestinesi) per sfollare i Palestinesi dal territorio che Israele ha occupato militarmente dal 1967 ad oggi, acquisendo il controllo di quella terra e rendendola terra di colonizzazione” - afferma Albanese. “Israele ha costruito 300 colonie per 800000 coloni israeliani. Colonie illegali. Attraverso la costruzione di colonie, di infrastrutture, di reti fognarie, si è operata la sostituzione dei Palestinesi. Si sono avvalsi del settore privato e poi di un settore di facilitatori, ossia di banche, fondi pensione ed Università che hanno dato fondi e legittimità all' impresa coloniale israeliana”.
“Negli ultimi 650 giorni quest' economia di occupazione è diventata economia di genocidio” - denuncia la Relatrice speciale delle Nazioni Unite - “nel senso che ci sono tante imprese, 48 delle quali ho citato nel mio ultimo rapporto (ed è questo che realmente ha causato le sanzioni degli Stati Uniti contro di me) che hanno fatto profitti con il genocidio, dalle armi al settore tecnologico”.
Albanese passa in rassegna anche la finanza: “Nel corso degli ultimi 650 giorni, mentre l' economia di molti Israeliani cadeva a picco e molte persone hanno perso il lavoro e la casa, la borsa israeliana è cresciuta di quasi il 200%, ha ammassato 220 miliardi di dollari, 70 nell' ultimo mese. Questo avviene perché coincide con la corsa agli armamenti. Israele testa le armi e testa i sistemi di sorveglianza sui Palestinesi e poi li rivende.”
Le relazioni internazionali con Israele
“L’ acqua che Israele, attraverso una società monopolistica, vendeva alla popolazione palestinese, era in realtà della popolazione palestinese stessa. Questa società ha rinunciato a circa due milioni di utenti e quindi dei profitti relativi, perché è in linea con le scelte del governo israeliano.” - spiega Francesca Albanese, sostenendo che oggi “non si può commerciare con Israele.” “La segregazione e le violenze sistematiche erano già un elemento precursore del genocidio, e la Convenzione sul genocidio impone l' obbligo di reagire già al solo rischio di genocidio. Adesso due alti ufficiali, tra cui il primo ministro israeliano, sono accusati di essere responsabili di crimini di guerra e crimini contro l' umanità. Logica vorrebbe che si sospendessero gli accordi con Israele - dichiara Albanese - invece il governo italiano ha rinnovato il Memorandum di intesa con Israele. Memorandum contestato da molti giuristi perché l' Italia, secondo quanto sancito dalla nostra Costituzione, ripudia la guerra.”

