lunedì 5 ottobre - Riccardo Noury - Amnesty International

Egitto, fucili da caccia e arresti di massa contro le proteste

A un anno dalle proteste del 20 settembre 2019l’Egitto è di nuovo tornato in piazza: proteste qua e là, non da numeri enormi, ma sapendo a cosa sarebbero andati incontro, i manifestanti hanno mostrato grande coraggio ed enorme esasperazione.

A scatenare il malcontento, questa volta, sono state le demolizioni degli alloggi illegali e una legge riguardante una sanatoria sull’abusivismo edilizio.

Se la partecipazione non è stata di massa, di massa sono stati gli arresti. Le persone attualmente in stato di detenzione sono quasi 500, per accuse quali “militanza in un gruppo terrorista”, “uso improprio dei social media”, “diffusione di notizie false”, “finanziamento di un gruppo terrorista”, “partecipazione a raduni illegali” e “incitamento a prendere parte a raduni illegali”. Per tutti sono scattati i primi 15 giorni di detenzione preventiva.

Secondo la Commissione egiziana per i diritti e le libertà, almeno 115 arrestati restano trattenuti in località ignote.

Oltre agli arresti, le forze di sicurezza egiziane hanno fatto largo uso di gas lacrimogeni, pallini da caccia e in un caso proiettili veri. Molte delle persone arrestate durante e dopo le manifestazioni avevano ferite da pallini da caccia, anche sulla schiena. I morti accertati sono stati due.

Samy Beshir, è stato ucciso il 25 settembre ad al-Ayat, a sud del Cairo, colpito dalle forze di sicurezza. Queste hanno negato di aver usato pallini da caccia ma la conferma è arrivata da fonti mediche. Owas al-Rawi, è stato ucciso il 30 settembre a Luxor durante l’irruzione delle forze di sicurezza nella sua abitazione.

I video delle proteste, verificati e validati da Amnesty International, descrivono bene l’uso eccessivo e non necessario della forza per reprimere le proteste.

In un video girato il 23 settembre nel villaggio di Kafr Qandil, a sud del Cairo, si odono colpi d’arma da fuoco e di vedono due agenti di polizia armati rispettivamente di un kalashnikov e di un fucile da caccia. La prima arma utilizza solo proiettili veri e data anche la rapida successione degli spari è del tutto inappropriata per gestire l’ordine pubblico.

In un altro video datato 25 settembre e girato a Dumiyat, a nord del Cairo, gli agenti di polizia caricano manifestanti disarmati e in fuga con manganelli e fucili da caccia.

In altri quattro video girati a Luxor, tutti validati come i precedenti da Amnesty International, gli agenti di polizia sparano pallini da caccia dall’alto dei loro veicoli blindati durante i funerali di Owais al-Rawi.

“Le immagini di agenti di polizia che sparano pallini da caccia contro i manifestanti sono il segno del totale disprezzo per gli standard internazionale in ordine pubblico. Le autorità hanno ancora una volta fatto ricorso alle consuete tattiche di violenza e arresti di massa per mandare il chiaro messaggio che non sarà tollerata alcuna forma di protesta”, ha dichiarato Amnesty International.

 




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