lunedì 14 agosto - Riccardo Noury - Amnesty International

Egitto, anche un insegnante tra le vittime delle esecuzioni extragiudiziali

Al termine di quattro mesi di ricerche e verifiche, Amnesty International è giunta alla conclusione che un insegnante scomparso dopo l’arresto il 9 aprile in Egitto sia stato vittima di un’esecuzione extragiudiziale. L’ennesima del 2017, come sempre celebrata come “eliminazione di terroristi” da parte delle forze di polizia, certe di poter contare sull’impunità.

Le testimonianze oculari, quelle di colleghi e familiari e le prove documentali raccolte da Amnesty International indicano che Mohamed Abdelsatar venne arrestato nella scuola dove insegnava, l’istituto “Abdel Samie Saloma”, affiliato al centro d’insegnamento religioso di al-Azhar, nel governatorato di Behira. Questa conclusione smentisce quanto dichiarato il ministero dell’Interno il 6 maggio, ossia che l’uomo era stato ucciso nel corso di uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza.

Amnesty International ha intervistato due parenti e tre colleghi di lavoro di Abdelsatar e ha esaminato 10 documenti, tra cui lettere provenienti dal suo ambiente di lavoro, il registro delle presenze dei docenti e le denunce presentate dalla sua famiglia dopo l’arresto e la sparizione.

Il fratello di Abdelsatar ha riferito di averlo visto per l’ultima volta la mattina in cui era uscito di casa per recarsi a scuola e che i familiari si sono recati più volte alla stazione di polizia e all’ufficio del procuratore senza ricevere mai notizie fino a quando il ministero dell’Interno non ne ha annunciato la morte.

Nonostante Abdelsatar fosse stato arrestato sul posto di lavoro, il ministro dell’Interno ha accreditato la versione secondo la quale lui e un altro uomo, Abdallah Ragab, erano stati uccisi durante uno scontro a fuoco con la polizia a Tanta, nel governatorato di Gharbia, dopo aver opposto resistenza all’arresto.

Sempre secondo la dichiarazione del ministero dell’Interno, i due uomini facevano parte dei gruppi armati “Hasm” e “Liwaa al-Thawra” ed erano ricercati per “sostegno a gruppi terroristici”. Amnesty International non è a conoscenza di alcuna prova fornita dalle autorità egiziane a supporto di tali accuse.

Dal 2015 le autorità egiziane hanno fatto più volte annunci di questo tipo ma non hanno mai fornito le circostanze degli “scontri a fuoco” e della morte dei “ricercati”.

Uno dei colleghi di Abdelsatar che assistette all’arresto, ha raccontato di aver visto, intorno alle 10.30 del 9 aprile, un’automobile di colore rosso di fronte al cancello della scuola con a bordo persone in abiti civili. Un uomo che indossava un completo scese dall’automobile, entrò nell’edificio e ne uscì con Abdelsatar, ordinandogli di salire a bordo.

Come documentato da Amnesty International in un rapporto di un anno fa, il personale dell’Agenzia per la sicurezza nazionale è solito usare veicoli civili e indossare abiti civili nel corso delle operazioni.

Un altro collega, che al momento dell’arresto era a scuola, ha riferito che diversi impiegati e studenti avevano assistito alla scena.

Amnesty International ha anche esaminato una serie di documenti, tra cui lettere inviate dal direttore dell’istituto scolastico alla stazione di polizia di Abu Elmatamer e all’ufficio locale del centro religioso di al-Azhar, segnalando l’arresto di Abdelsatar e chiedendo informazioni.

L’organizzazione per i diritti umani ha potuto visionare il registro delle presenze dei docenti. Il 9 aprile compare la firma d’entrata di Abdelsatar ma non quella di uscita, sostituita dalla nota “arrestato a scuola durante l’orario di lavoro”.

Lo stesso registro elettronico di classe che Abdelsatar aggiornava quotidianamente è fermo al 9 aprile.

Il fratello di Abdelsatar ha raccontato che quando, l’8 maggio, si è recato all’obitorio per ritirare la salma, questa presentava estesi graffi alla mano destra e segni di due colpi d’arma da fuoco sulla schiena.

Solo quest’anno Amnesty International ha documentato numerosi casi sospetti di esecuzioni extragiudiziali da parte della polizia egiziana. Recentemente ha sollecitato indagini sull’uccisione di quattro uomini, avvenuta tra il 20 e il 23 giugno, che secondo i loro familiari erano stati sottoposti a sparizione forzata e torturati per almeno quattro settimane.

In un altro caso, risalente ad aprile, un video pervenuto ad Amnesty International mostra un gruppo di militari nel Sinai del Nord uccidere sette persone prive di armi, tra cui un diciassettenne. Il 13 gennaio, sempre nel Sinai, la polizia era stata responsabile dell’esecuzione extragiudiziale di sei uomini dopo averli tenuti in isolamento per tre mesi.

 
 



Lasciare un commento