lunedì 7 settembre - clemente sparaco

Ebrei e cristiani sono eretici?

In merito a recenti affermazioni del Segretario dell'UCOOI, Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia.

Il 29 agosto il segretario generale dell'Ucoii-Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia, Yassine Baradei, ha in una conversazione su Facebook definito ebraismo e cristianesimo "eresia" e "storpiamento del messaggio originario". «Nessuno dei profeti era ebreo o cristiano ma musulmano o tuttalpiù hanif (ortodosso) inteso come seguace del messaggio iniziale da Adamo in poi che sintetizzato è la professione di fede (non c’è alcun dio all’infuori di Iddio)» - ha anche scritto.

Ma le cose stanno storicamente così?

No, perché l’ebraismo e il cristianesimo sono venuti prima. Pertanto, come potrebbero essere eresia di un’ortodossia islamica che si è sviluppata secoli se non, nel caso dell’ebraismo, millenni dopo?

Semmai, storicamente, potrebbe essere il contrario.

In effetti, lo sfondo della storia dei contatti tra mercanti arabi e il cristianesimo, ad esempio, è costituito da alcuni giudeo-cristiani in Transgiordania già nella seconda metà del IIo secolo, che praticavano il battesimo nel nome di Gesù, ma osservavano anche la legge di Mosè. Questi ritenevano Gesù un profeta come Mosè e pari al Messia che tanti Ebrei avevano atteso (vedi R. E. van Voorst, The ascent of James: History and Theology of a Jewish-Christian Community). Né mancavano nella valle del Giordano e nel corso superiore dell'Eufrate sette gnostico-sincretistiche.

Il destino di queste comunità fu di essere disprezzate e considerate eretiche. Il vescovo Ignazio di Antio­chia, già nel 110, aveva escluso categoricamente qualsiasi collegamento tra fede in Cristo e prassi ebraica e così, nel 180-185, Ireneo di Lione, che li annoverava nel suo Contro le eresie tra gli eretici. Ugualmente furono annoverati fra gli eretici i Nazarei, un altro gruppo giudeo-cristiano. Ed è estremamente significativo che nasara, termine di origine siriana, è il nome dei cristiani nel Corano. Infine, abbiamo i mandei, che si contraddistinguevano per l’attesa di un nuovo ultimo grande profeta. Di questi rapporti è traccia anche nello stesso Corano.

Ma che cosa accomuna tutti questi gruppi?

Innanzitutto, la negazione della divinità di Cristo e il rifiuto di intendere Dio come trinità.

Ma, se è documentabile questo, allora in che senso ebraismo e cristianesimo sarebbero successive (storpiature)?

In un senso che è decisamente astorico, perché per l’islamico il Corano è il verbo di Dio, il libro di Dio, non solo «ispirato» da Dio, bensì «rivelato».

Per ebrei e i cristiani, la Bibbia non è nata solo dall’iniziativa di autori umani, ma anche da un’implicita intenzione e volontà di Dio. La Scrittura non è solo resoconto delle parole di Dio, né contiene solo la rivelazione fatta da Dio attraverso le sue parole e i suoi gesti salvifici, ma è realmente "Parola di Dio" espressa in parole umane. Pertanto, Dio è autore della Scrittura, come ne è autore l'uomo. Il che vuol dire che l’eternità della parola s’incarna nella storia personale degli autori ispirati. La Parola di Dio si fa carne in Gesù Cristo, per i cristiani, che è persona, non libro, e la sua storia personale attraverso la morte in croce e la resurrezione diventa via di salvezza.

Per un musulmano, invece, il libro originario («la madre del libro») che vale come originale di tutti gli scritti sacri, non è custodito sulla terra, bensì in cielo:

  • «Che questo è un Corano nobilissimo (in originale lassù nel cielo?) — vergato su libro ascoso — che toccare non possono che i Puri — (ora come) rivelazione d Signore del Creato!» (sura 56,77-80);
  • «E questa è un lettura santissima (che viene qui annunciata), (nell'originale lassù in cielo) preservata su tavole pure» (sura 85-21 s.).

Esso è stato rivelato a Maometto nella «notte del destino».

Pertanto, il Corano è il messaggio originario di cui la Torah ebraica e il Vangelo sarebbero storpiature, deviazioni etc..

Questo pone il Corano al di là di ogni indagine storico-critica, come invece è stato fatto per la Bibbia e per il Vangelo. Quest’ultimo, in particolare, negli ultimi 200 anni è stato smontato pezzo pezzo per scovarvi contraddizioni, anacronismi, falsità storiche. Ma la ricerca storico-critica sui vangeli ha evidenziato un’inestirpabile fondo di storicità. Questo è vero, in particolare, per la seconda e la terza ricerca sui Vangeli (che si sono sviluppate dalla seconda metà del '900, attraverso i moderni strumenti dell’archeologia, della filologia, della sociologia, dello studio delle fonti comparate, della numismatica etc..

Del resto già Luca, all’inizio del suo vangelo scriveva:

  • Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch'io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto» (Lc. 1-4).

Pertanto, chi viene in contatto con la Bibbia o con i Vangeli è costretto a confrontarsi con la storia e sulla storicità si gioca tutto il discorso relativo alla loro veridicità; come dire con Paolo che, se la resurrezione non è avvenuta storicamente, «vana è la nostra fede» (1 Cor. 15,14).

Riconoscere nel Risorto il volto di Dio è stata l’esperienza che hanno fatto i primi cristiani e che hanno gridato al mondo. Per questo essi hanno affrontato "la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada", come scrive Paolo in Rm. 8,35.




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